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Diabete, ok Ema per la prima combinazione di insulina settimanale e semaglutide

(Adnkronos) - Via libera da parte del Committee for Medicinal Products for Human Use (Chmp) dell'agenzia regolatoria europea Ema all’immissione in commercio della prima combinazione di insulina basale icodec settimanale e semaglutide settimanale, IcoSema.  

La nuova opzione riunisce in un’unica formulazione due medicinali con meccanismi d’azione complementari ed è stata sviluppata per favorire il controllo glicemico e ridurre la complessità terapeutica. Le evidenze cliniche disponibili ne hanno inoltre valutato gli effetti sul rischio di ipoglicemia e sul peso corporeo, si legge in una nota. "La gestione del diabete di tipo 2 – spiega Francesco Giorgino, docente di Endocrinologia dell’Università di Bari Aldo Moro – non può oggi essere valutata esclusivamente attraverso il raggiungimento dei target glicemici. L’età crescente delle persone interessate e la frequente presenza di comorbidità cardiovascolari, renali, epatiche e di problemi legati al peso richiedono un approccio complessivo, orientato agli esiti clinici e all’esperienza quotidiana della persona. In questo quadro, la nuova combinazione assume rilievo perché associa in un’unica formulazione settimanale meccanismi d’azione complementari, con l’obiettivo di favorire il controllo glicemico e semplificare il trattamento".  

  

In Italia oltre 4 milioni di adulti - continua la nota - convivono con il diabete, oltre il 90% dei quali con diabete di tipo 2. L’insulina rimane un pilastro del trattamento di questa patologia. Tuttavia, circa il 26% delle persone con diabete di tipo 2 che necessitano di terapia insulinica ritarda l’inizio del trattamento di oltre due anni, con possibili conseguenze in termini di complicanze. Studi dimostrano che anche dopo l’avvio della terapia insulinica, molte persone con diabete di tipo 2 non raggiungono un adeguato controllo glicemico. L'inerzia terapeutica continua quindi a rappresentare uno dei principali ostacoli nella gestione di questa malattia cronica. L'avvio dell'insulina viene spesso ritardato e, quando introdotta, l'intensificazione del trattamento incontra ulteriori difficoltà. Alla base di questo fenomeno vi sono il timore delle ipoglicemie, l’elevato numero di somministrazioni a cui oggi un paziente deve sottoporsi, la complessità degli schemi terapeutici, un carico organizzativo e psicologico legato alla terapia e anche il rischio di aumento di peso. La conseguenza è un ritardo nel raggiungimento degli obiettivi terapeutici e un impatto negativo sugli esiti clinici.  

Nel programma di sviluppo clinico Combine, IcoSema è stato valutato come strategia di intensificazione insulinica con una singola iniezione alla settimana (52 in un anno), rispetto a oltre 1000 in un anno, in persone con diabete di tipo 2 non adeguatamente controllato con insulina basale, agonisti del recettore GLP-1 o antidiabetici orali. Nell’ambito dei quattro studi clinici, il trattamento ha raggiunto l’obiettivo primario relativo al controllo glicemico; sono stati inoltre osservati risultati sul peso corporeo e sulla frequenza delle ipoglicemie rispetto al regime multi-iniettivo di confronto.  

"Questa nuova opzione terapeutica si inserisce nell’evoluzione della gestione del diabete di tipo 2. Il raggiungimento dei target glicemici resta essenziale, ma la valutazione del trattamento deve considerare anche la complessità clinica della persona, la frequente presenza di comorbidità cardiovascolari, renali ed epatiche, il peso corporeo e l’impatto quotidiano della terapia", aggiunge il diabetologo Giorgino. "In questo contesto, l’integrazione in un’unica formulazione settimanale di insulina basale e di un agonista del recettore GLP-1 rappresenta un’opzione di interesse, perché associa meccanismi d’azione complementari e può contribuire a ridurre alcune barriere all’avvio e all’intensificazione della terapia, tra cui il numero delle somministrazioni e la complessità degli schemi terapeutici. La riduzione del carico iniettivo potrebbe sostenere l’aderenza e migliorare la qualità di vita. L’innovazione nella cura del diabete va quindi valutata considerando, insieme all’efficacia e alla sicurezza, la semplicità del trattamento, l’appropriatezza clinica e la centralità della persona". 

  

Dopo essere stata il primo Paese al mondo a rendere disponibile l’insulina settimanale, l’Italia potrà ora essere il primo Paese in Europa a mettere a disposizione delle persone con diabete di tipo 2 questa nuova formulazione, confermando il proprio ruolo nell’accesso alle innovazioni per la gestione delle malattie croniche.“In questo quadro – conclude Giorgino – l’Italia può svolgere nuovamente un ruolo rilevante nel favorire un accesso tempestivo e appropriato a un’innovazione destinata alle persone con diabete di tipo 2, nel rispetto delle valutazioni delle autorità competenti e della sostenibilità del Servizio sanitario. In tal senso l’auspicio è che le autorità sanitarie del nostro Paese considerino attentamente questa nuova formulazione terapeutica per offrire una risposta concreta alle necessità ancora insoddisfatte delle persone con diabete di tipo 2”" 

26 ott 2026

Unicamillus, 400 futuri medici indossano il camice bianco a Roma

(Adnkronos) - All’Auditorium della Conciliazione di Roma si è svolta la White coat ceremony di UniCamillus, durante la quale 400 studenti del quarto anno di Medicina e Chirurgia hanno ricevuto il camice bianco, simbolo dell’ingresso nella fase del tirocinio clinico. Ospite d’onore il vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani, che ha preso parte all’evento. Il rettore di UniCamillus, Gianni Profita, ha ringraziato il vicepremier per la sua presenza e gli studenti per il percorso intrapreso e per la responsabilità che si apprestano ad assumere. La cerimonia, condotta da Rosanna Lambertucci, ha visto la partecipazione della Preside della Facoltà di Medicina, Barbara Tavazzi, e di Veronica Ojetti, docente UniCamillus e tutor clinico presso l’Ospedale San Carlo di Nancy. Nel corso dell’evento Salvatore Maria Corsello, prrettore di UniCamillus, ha letto la Dichiarazione di Ginevra insieme agli studenti, riaffermando i principi etici e i valori alla base della professione medica. La cerimonia è stata accompagnata dalla splendida esibizione della Banda dell’Arma dei Carabinieri. 

Sul ruolo del medico è intervenuto il vicepremier Antonio Tajani, che ha richiamato il valore umano della professione: "La medicina non è soltanto scienza, ma anche capacità di comprendere e accompagnare le persone. La tecnologia contribuisce a salvare vite, ma deve essere guidata dalla sensibilità del medico, che rappresenta un punto di riferimento per chi soffre e cerca risposte. C’è bisogno di medici preparati e pronti a mettersi al servizio della collettività, soprattutto nelle aree interne del Paese, dove l’assistenza sanitaria deve garantire vicinanza alle persone più fragili. Per questo è importante investire nella formazione e sostenere i giovani nel loro ingresso nel mondo del lavoro. L’Italia non può permettersi di perdere i propri talenti: sarebbe un reato morale". 

Dal canto suo, il rettore Gianni Profita ha sottolineato il significato della cerimonia per l’Ateneo e le sfide ancora aperte per il sistema sanitario: "Oggi i nostri studenti indossano il camice bianco e diventano parte di una missione che va ben oltre la medicina: prendersi cura delle persone, con competenza, coraggio e umanità. È un momento di grande orgoglio per il nostro Ateneo, che accoglie una comunità internazionale proveniente da 87 Paesi ed è il principale punto di riferimento in Italia per la formazione medica in lingua inglese. Il nostro Servizio sanitario nazionale è uno dei migliori al mondo e l’impegno dei giovani medici sarà certamente utile per portare le cure dove vi sono più carenze come ad esempio i reparti di Pronto Soccorso. Abbiamo bisogno di medici che sappiano ascoltare, comprendere e non lasciare indietro nessuno. Il camice bianco è la promessa di una medicina che unisce eccellenza scientifica e compassione, perché dietro ogni paziente c’è una persona e dietro ogni cura c’è la possibilità di restituire fiducia e speranza". 

 

La formazione dei futuri medici in UniCamillus coniuga qualità accademica, apertura internazionale e attenzione ai bisogni delle persone. I dati AlmaLaurea 2026 confermano la soddisfazione dei laureati che si dichiarano molto soddisfatti del percorso. E nei corsi a ciclo unico in Medicina e Chirurgia e Odontoiatria il 96,2% conclude gli studi nei tempi previsti dei sei anni grazie a un modello che accompagna lo studente dall’ingresso fino alla laurea. Forte anche la dimensione internazionale: gli studenti stranieri sono 4 volte la media nazionale. 

Alla preparazione accademica si affiancano iniziative rivolte alle persone più vulnerabili. Grazie alla convenzione con il Dicastero per il Servizio della Carità della Santa Sede, gli studenti di Medicina, Odontoiatria, Fisioterapia e Infermieristica possono svolgere attività presso gli ambulatori dell’Elemosineria Apostolica, a contatto con senza fissa dimora, migranti e famiglie in difficoltà: un’occasione per confrontarsi con bisogni sanitari concreti e capire come le condizioni sociali incidano sull’accesso alle cure. 

E' in questo percorso che si inserisce la White coat ceremony: per i 400 studenti che hanno ricevuto il camice bianco, l’inizio del tirocinio clinico significa assumersi la responsabilità di riconoscere le fragilità dei pazienti e di prendersi cura di ogni persona con umanità. 

26 ott 2026

Tassorelli (Sin): "Prevenzione fondamentale per dilazionare esordio Alzheimer"

(Adnkronos) - "È vero che per malattie come l'Alzheimer, per cui a oggi non abbiamo dei trattamenti curativi che la bloccano o che la fanno regredire, abbiamo delle terapie che cominciano a dimostrare risultati incoraggianti anche se presentano ancora alcuni aspetti legati alla sicurezza che devono essere attentamente valutati. Pertanto, siamo sulla via giusta, ma c’è ancora molta strada da fare. In questi casi, ciò che si può fare è la prevenzione, perché i neuroni sono una dotazione che ci viene data quando nasciamo: poi non ne creiamo più. Sono delle cellule che invecchiano, come invecchiamo tutti, però sono molto reattive, possono essere allenate e stimolate e aiutate in vari modi". Lo ha detto Cristina Tassorelli, segretario Sin - Società italiana di Neurologia, al 56° Congresso della Società italiana di neurologia (Sin), in programma dal 24 al 27 ottobre 2026 a Firenze. "Queste cellule - chiarisce l'esperta - possono essere aiutate, ad esempio, con delle sostanze antiossidanti, perché i neuroni, a volte, per produrre neurotrasmettitori, producono anche dei radicali liberi che possono essere tossici; possono essere aiutate dall'attività fisica, poiché libera delle sostanze che sono trofiche per i neuroni e possono essere aiutate da una dieta equilibrata, ricca di vitamine - aggiunge - Può essere d'aiuto anche avere una buona qualità del sonno e un buon mantenimento del peso corporeo, il non andare in sovrappeso e anche controllare la pressione arteriosa. Ci sono quindi tante accortezze che si possono prendere e che molto probabilmente riescono a dilazionare l'esordio di una malattia di Alzheimer o, a essere ottimisti, a non farla venire proprio, anche se questo resta un desiderata, poiché non vi sono ancora dati".  

"Al di là di questo, però, mantenere una vita attiva ci fa stare meglio e protegge anche la salute di altri organi che sono importanti, come il cuore, i polmoni e l'apparato scheletrico - sottolinea Tassorelli - Da qui è nata questa idea della Società italiana di neurologia, che fino a qualche anno fa si concentrava più sulla malattia, cercando di capire perché è venuta e come trattarla, mentre ora, invece, cerchiamo di capire se riusciamo a prevenirla. Per riuscire a capire questo ci vuole la ricerca, ma ci sono anche tutta una serie di altre attività che abbiamo pensato di mettere in atto, perché in attesa di avere dati certi dalla ricerca, abbiamo pensato di iniziare a fare formazione dei cittadini". 

"Per questo è nata l’idea della collaborazione con Fondazione Aletheia e con Croce Rossa Italiana - puntualizza la neurologa - proprio per diffondere l'importanza degli stili di vita sani, per mantenere sano il corpo, ma soprattutto il cervello e la mente. Credo che siano due partner molto importanti perché Aletheia è la Fondazione di Coldiretti, quindi, hanno delle competenze che in questo ambito sono molto importanti e la Croce Rossa ha una valenza duplice: una di significato, in quanto il cittadino chiama la Croce Rossa quando è un problema di salute, ma il fatto che dia anche il messaggio ‘invece di pensare a me quando hai un problema di salute, pensa a conservare la tua salute’, ci sembrava un qualcosa che potesse essere mind changing per la persona. L'altra valenza importante di Croce Rossa, è la diffusione capillare che ha nel territorio. Quindi, pensare di fare iniziative di formazione ed educazione che possano raggiungere capillarmente il maggior numero di persone - conclude - ci sembrava la carta vincente proprio per fare questi passi importanti nell'ambito della prevenzione". 

26 ott 2026

De Stefano (Sin): "Nuove terapie su meccanismi alla base patologie"

(Adnkronos) - La terapia genica, le terapie basate sull’Rna, l'editing genetico e le Car-T stanno aprendo nuove prospettive anche in Neurologia. "Possiamo parlare di una rivoluzione, se vogliamo, anche se forse è ancora un po’ presto per utilizzare questo termine, perché la maggior parte di questi approcci terapeutici, molto diversi tra loro, è ancora in fase di sperimentazione. Esistono, tuttavia, grandi speranze e possibilità concrete di sviluppare, nel prossimo futuro, approcci terapeutici significativamente diversi da quelli attualmente disponibili in neurologia. Sono tutti differenti, ma accomunati dall’obiettivo di intervenire sui meccanismi alla base della malattia, agendo sul bersaglio responsabile del danno, che può essere, per esempio, una determinata proteina. L’obiettivo è impedire o limitare la progressione della patologia e, in prospettiva, fare in modo che la malattia non si manifesti o abbia un impatto molto più contenuto". Così Nicola De Stefano, presidente eletto Sin - Società italiana di neurologia, intervenendo in occasione del 56° Congresso della Società italiana di neurologia (Sin), in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze. 

“L'editing genetico e gli interventi sull’Rna messaggero - continua il neurologo - consentono di agire sui meccanismi che regolano la produzione di determinate proteine, responsabili di disfunzioni che possono portare a malattie croniche, come la sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e alcune forme di demenza. In alcuni casi è possibile intervenire attraverso molecole che chiamiamo oligonucleotidi antisenso, con l’obiettivo di modificare questi meccanismi. Le Car -T rappresentano invece un approccio completamente diverso - precisa - Si utilizzano cellule T" ingegnerizzate "in grado di bloccare gli antigeni alla base di patologie gravi, come la sclerosi multipla e altre malattie immunomediate, tra cui alcune forme di encefalite. In questo caso, si interviene direttamente sulle cellule che portano alla problematica autoimmunitaria, limitando i processi infiammatori e, di conseguenza, la neurodegenerazione. Sono 2 approcci diversi ma che creano entrambe le condizioni affinché venga a mancare l'elemento, spesso una proteina, che provoca il danno. Quanto prima si agisce, meglio è, ma è un aspetto che dovremo valutare meglio quando avremo a disposizione i risultati degli studi in corso, soprattutto per quanto riguarda le Car-T, che si trovano ancora in fasi molto iniziali di sperimentazione". 

"Per gli oligonucleotidi antisenso, invece - osserva de Stefano - esistono già esperienze significative in alcune patologie: in alcune forme familiari di Sla si sono osservati risultati promettenti, così come nell’atrofia muscolare spinale nei bambini, con miglioramenti rilevanti e, in alcuni casi, addirittura la risoluzione della malattia. Per molte altre patologie dobbiamo invece attendere: sono in corso sperimentazioni che considero promettenti, ma saranno i risultati dei prossimi anni a dirci quali benefici si avranno". 

26 ott 2026

Padovani (Sin): "Biomarcatori per neurologia di precisione"

(Adnkronos) - "Nella neurologia di precisione, per diagnosticare e trattare ogni paziente in modo sempre più personalizzato la ricerca sui biomarcatori sta facendo i passi importanti, specie nella sclerosi multipla. È infatti ormai evidente l'utilità dell'utilizzo dei biomarcatori, per valutare sia lo stato infiammatorio che i processi neurodegenerativi". Questo ha permesso di "dimostrare come anche questa malattia sia molto più complessa rispetto a quello che si riteneva alcuni anni fa". Lo ha detto Alessandro Padovani, neurologo presso la Clinica neurologica degli Spedali Civili di Brescia e past president Sin - Società italiana di neurologia, intervenendo nel corso del 56° Congresso della Sin in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze. Si può dire la stessa cosa "anche in merito alla malattia di Alzheimer e a quella di Parkinson - continua il neurologo - I processi legati all'amiloide nel primo caso e alla sinucleina nel secondo da soli non spiegano tutta la complessità di queste due malattie. I biomarcatori che abbiamo a disposizione ci permettono di precisare meglio questi aspetti. Un altro elemento importante è la valutazione degli stati infiammatori, protagonisti di tutte le patologie neurologiche. Credo che i biomarcatori attualmente a disposizione rappresentino solo una piccola parte di quelli che saranno disponibili nei prossimi anni. Oggi vi è la validazione di molti di questi per l'Alzheimer, per il Parkinson, per la sclerosi multipla e per la Sla, ma ci sono tanti altri biomarcatori che devono essere maggiormente interpretati, anche per identificare nuovi target terapeutici".  

I biomarcatori stanno cambiando sia la diagnosi, che la presa in carico delle malattie neurologiche. "Per esempio - illustra Padovani - nella sclerosi multipla utilizziamo i neurofilamenti a catena leggera, o Nfl, che ci forniscono elementi utili per prevedere la possibile progressione della malattia e monitorare l'evoluzione clinica. Nella malattia di Alzheimer siamo ancora in una fase iniziale, ma nel confronto con le agenzie sanitarie si parla della possibilità di utilizzare i biomarcatori per effettuare uno screening nei soggetti con disturbi cognitivi, con l'obiettivo di identificare la malattia in una fase più precoce. L'elemento più rilevante credo sia rappresentato dal fatto che alcuni biomarcatori - come Nfl, Gfap, la p-tau217 e altri - stanno acquisendo un'importanza crescente perché possono essere utilizzati come bersagli per valutare l'attività e l'efficacia dei farmaci. Oggi possiamo monitorare e prevedere se un farmaco sta funzionando ancora prima di osservarne gli effetti clinici, verificando se i biomarcatori si modificano. Credo che questa sia la nuova direzione della ricerca: trovare indicatori biologici che ci permettano di capire se una terapia funzionerà oppure no". 

La neurologia, come tutta la medicina, "sta attraversando una fase di rapida evoluzione - conclude Padovani - Credo che le contaminazioni tra discipline siano fondamentali: penso, per esempio, al contributo delle scienze immunologiche e della genomica. Stiamo lavorando per creare le fondamenta di una neurologia non più soltanto reattiva, ma proattiva e di precisione. Non dobbiamo limitarci ad anticipare la malattia e a prevenirla, ma dobbiamo anche sviluppare farmaci sempre più mirati, capaci di modificare il decorso clinico del singolo paziente in funzione delle caratteristiche individuali e della fase della malattia in cui si trova". 

26 ott 2026

Zappia (Sin): "Numeri 56esima edizione certificano importanza congresso Sin"

(Adnkronos) - "Gli iscritti al congresso sono oltre 2.700. Inoltre, contiamo 1.280 comunicazioni, 88 tra simposi e sessioni e 50 espositori. Numeri che rendono l'importanza dell’evento. Il congresso della Società italiana di neurologia è un'occasione di scambio scientifico, di competenze e di esperienze tra medici, operatori, ricercatori e scienziati, nonché un'opportunità di contatto tra il mondo della clinica e quello dell'industria del farmaco e dei presidi diagnostici. Crediamo che il congresso nel corso degli anni diventerà sempre più importante". Lo spiega Mario Zappia, presidente Sin - Società italiana di neurologia, al 56° Congresso della Sin in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze. 

"Il cambiamento del congresso nel corso di questi anni - continua il presidente Sin - ben rappresenta l'evoluzione della neurologia, da disciplina che prima si occupava esclusivamente di trattare, e in alcuni casi guarire, le patologie neurologiche a materia che deve cercare di anticipare la malattia, di prevenirla e intercettarla prima che si manifesti. Un cambiamento che riguarda anche la linea d'azione del mondo della neurologia, che oggi si pone come interlocutore credibile con le istituzioni, le associazioni, le agenzie - come Agenas e Aifa - e il ministero della Salute e quello dell'università". 

In questa occasione è stato infatti presentato il Manifesto unitario delle associazioni delle persone con malattie neurologiche, pensato per rafforzare la strategia italiana per la salute del cervello. "I principali messaggi del Manifesto - spiega Zappia - fanno riferimento alle esigenze evidenziate dalle persone con malattie neurologiche: una maggiore conoscenza e informazione, la possibilità di fare prevenzione e un accesso alle cure facilitato. Spesso i pazienti con queste patologie sono lasciati soli, e ancora più soli sono i caregiver. D'altronde, nessuno è preparato a convivere con una malattia neurologica o ad assistere un proprio caro; dunque spesso si deve imparare sul campo come agire. Non si tratta di un processo veloce né facile, quindi avere un portale nazionale per la salute del cervello che dia delle risposte e aiuti le persone in difficoltà è fondamentale. Uno degli obiettivi del Manifesto - conclude il presidente Sin - è proprio quello di portare all’attenzione dei decisori politici queste necessità e, possibilmente, mettere in campo degli interventi concreti per rispondere a queste esigenze". 

26 ott 2026

Papa, tumore diagnosticato dopo indigestione. Oncologi: "Scoperto per caso"

(Adnkronos) - "Come si è detto spesso in questi giorni, i noduli polmonari non danno sintomi, quindi vengono scoperti per caso, magari in occasione di controlli per altri problemi di salute". Così all'Adnkronos Salute Massimo Di Maio, presidente di Aiom, Associazione italiana oncologia medica, a margine del Congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo 2026) di Madrid - che si chiude domani - commenta la notizia secondo la quale durante il viaggio in Francia Papa Leone XiV ha dovuto fare i conti con forti problemi di stomaco, durati per un paio di giorni. Proprio il perdurare del disturbo ha suggerito controlli più accurati. Da qui la scoperta dell'adenocarcinoma al polmone destro. 

"Tranne che nei forti fumatori in cui lo scopo dello screening è proprio quello di scoprire precocemente un tumore polmonare, nelle altre persone, in assenza di sintomi, non esistono controlli standard di routine", conclude Di Maio. 

 

Due settimane fa l'operazione al Gemelli per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare. La Sala Stampa della Santa Sede ha confermato oggi, lunedì 26 ottobre, che "il recupero del Santo Padre procede, in linea con le valutazioni favorevoli comunicate dal team medico che lo segue. Come già riferito, l'intervento chirurgico si è svolto con successo e senza complicazioni".  

Sempre oggi è stato confermato, inoltre, il viaggio in Uruguay, Argentina e Perù. "La Sala Stampa della Santa Sede conferma che il Viaggio Apostolico di Papa Leone XIV in Uruguay, Argentina e Perù, previsto dal 6 al 17 novembre 2026, si svolgerà secondo il programma precedentemente pubblicato". 

26 ott 2026

Zappia (Sin): "Idrocefalo normoteso patologia dai contorni ancora poco definiti"

(Adnkronos) - "L'idrocefalo normoteso è una patologia dai contorni ancora non chiaramente definiti, nonostante sia stata riconosciuta più di sessant'anni fa. Non è infatti ancora chiaro quali siano realmente i pazienti che si possono avvantaggiare di un intervento di derivazione, ossia l'intervento neurochirurgico che serve per portare il liquido prodotto in eccesso all'interno del cervello in altre zone dove non faccia danni, come ad esempio il peritoneo. Inoltre, ancora non sappiamo quale sia il momento migliore per poter intervenire e dare così maggiori chance alle persone di avere un successo terapeutico che dovrebbe mantenersi nel corso degli anni". Lo afferma Mario Zappia, presidente Sin - Società italiana di neurologia, in occasione del 56° Congresso della Sin, in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze. 

"Potremmo dare una risposta a queste domande soltanto avendo una stretta interazione con i neurochirurghi - spiega Zappia - I neurologi sono le persone che riescono a intercettare queste patologie, diagnosticarle e quantificarle, ma il neurochirurgo è fondamentale per quanto riguarda il trattamento chirurgico".  

Le indagini cliniche e strumentali possono aiutare a distinguere l'idrocefalo normoteso da patologie neurodegenerative, come il Parkinson. "La diagnosi è infatti sia clinica che strumentale - chiarisce l'esperto - Nell'idrocefalo normoteso, attraverso una Tac o una risonanza magnetica nucleare, possiamo osservare una dilatazione ventricolare, ossia delle cavità presenti nel cervello". Queste evidenze possono poi essere messe in correlazione con la clinica, "con cui possiamo valutare non solo la 'triade classica' composta da disturbi della cognitività, della deambulazione e urinari, ma anche altri aspetti. Oggi, ad esempio, sappiamo che più del 70% dei pazienti presenta un parkinsonismo. È quindi possibile confondere una condizione come l'idrocefalo normoteso con un parkinsonismo atipico o altre forme di parkinsonismo. È importante riuscire a distinguerle perché individuare questi pazienti può realmente portare non solo a una reversione della sintomatologia, ma addirittura a una vera e propria guarigione". 

26 ott 2026

Gasperini (Sin): "In neurologia innovazione richiede cambio in clinica e organizzazione"

(Adnkronos) - "Il futuro della professione del neurologo è legato a quello della neurologia. Negli ultimi anni si è sviluppata molta innovazione tecnologica, sia da un punto di vista diagnostico che terapeutico. Questa trasformazione richiede risposte sia legate alla clinica che all’organizzazione. Fermo restando che la competenza clinica rimane centrale, il neurologo dovrà essere in grado di utilizzare la neurologia digitale". A riferirlo è Claudio Gasperini, vicepresidente Sin - Società italiana di neurologia e direttore Unità operativa complessa di Neurologia e Neurofisiopatologia dell'ospedale San Camillo-Forlanini di Roma, intervenendo nel corso del 56° Congresso della Sin, in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze.  

"A questo scopo - continua Gasperini - stiamo collaborando con le istituzioni, in particolare con Agenas, al fine di poter utilizzare la piattaforma nazionale e attuare la telemedicina, sia in termini di tele-visita che di tele-consulto e di tele-monitoraggio. Questo consentirà ai pazienti, anche distanti, di poter essere accolti a livello centrale e, soprattutto, permetterà la comunicazione fra differenti specialisti, secondo l'approccio multidisciplinare. La Sin sta cercando di formare i neurologi in quest'ottica. Nel corso di un evento nazionale abbiamo formato circa 80 neurologi sotto i 40 anni. Quest'anno abbiamo voluto diffondere questa iniziativa a livello nazionale, all'interno delle singole riunioni regionali che facciamo annualmente, dedicando una parte della formazione - che si concluderà a dicembre - proprio al nuovo digitale. Così alla fine dell'anno 232 neurologi avranno la certificazione digitale, il primo step di un'ampia diffusione che vorremmo portare avanti nei prossimi anni".  

"Nel corso della sessione plenaria del congresso Sin è stato evidenziato inoltre che la figura del neurologo debba dare delle risposte a tematiche che presentano delle difficoltà, in particolare nell'approccio neurovascolare - sottolinea l'esperto - Vorremmo per questo far sì che i neurologi possano formarsi da un punto di vista della neurologia interventistica e possano assimilare competenze riguardo la neuroriabilitazione. L'intelligenza artificiale dovrà certamente essere utilizzata nell'organizzazione della comunicazione tra centro specialistico e territorio, ma potrà essere utile anche nella creazione di algoritmi multimodali in cui inserire delle variabili in relazione ai biomarcatori, per ottenere informazioni sia in termini diagnostici che di risposta al trattamento e, dunque, di personalizzazione della terapia. Infine, in merito alla figura del neurologo interventista, sappiamo che l'Italia è ancora al di sotto degli standard richiesti a livello europeo. L'impiego di un neurologo preparato - conclude Gasperini - può aiutare a raggiungere il target del 15%, e lo stesso vale per la riabilitazione. Quest'ultima prevede infatti la conoscenza dei meccanismi fisiologici del sistema nervoso centrale. Per questo credo che il neurologo abbia le competenze per affiancare il fisiatra e dare risposte da un punto di vista neuroriabilitativo". 

26 ott 2026

Lopiano (Sin): "Ambiente e stili di vita incidono sul cervello"

(Adnkronos) - "Ambiente, stili di vita e condizioni sociali sono fattori che incidono molto sulla salute del nostro cervello. La genetica spiega alcune malattie neurologiche e una maggior parte di queste sono dovute a un'interazione tra genoma e ambiente. Oggi si sta affermando il concetto di esposoma, cioè l'insieme di tutti i fattori ai quali un individuo è esposto per tutta la sua vita. Un concetto generale, che include fattori di tipo sociale, biologico, culturale e che vanno a interagire in modo dinamico per tutta la vita. Pertanto, in questa definizione, vi è anche un concetto di tempo, che può portare questa esposizione ad una certa predisposizione a sviluppare malattie neurologiche". Così Leonardo Lopiano, consigliere Sin - Società italiana di neurologia, intervenendo al 56° Congresso della Sin in programma dal 24 al 27 ottobre a Firenze.  

"È un concetto che va a integrare il profilo genetico e il modo di reagire di ciascun individuo nei confronti di determinati stimoli ambientali - chiarisce Lopiano - Si parla anche di esposoma interno, cioè quello che riguarda la modalità, differente da individuo a individuo, che viene messa in atto per rispondere a determinate situazioni ambientali, potenzialmente pericolose per la salute. In questo caso, si parla anche di esposoma neuronale, che si riferisce direttamente alle cellule nervose".  

"Oggi - precisa l'esperto - abbiamo prove riguardo il fatto che particelle di piccole dimensioni di alcuni inquinanti atmosferici possono superare la barriera emato-encefalica, raggiungere il cervello e le cellule nervose e dare inizio a dei processi neuro-patologici come la neuro-infiammazione cronica, alterazioni della trasmissione sinaptica, lo stress ossidativo, la disfunzione dei mitocondri, che possono aumentare la vulnerabilità di un determinato individuo e portarlo allo sviluppo di patologie neurologiche". 

26 ott 2026

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