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Dritto e Rovescio, Mario Giordano conduttore al posto di Paolo Del Debbio: "Una lieve indisposizione"

10 set 2026

Il Fenerbahce pareggia con la Roma e Kartal si dimette: "Lo faccio per aiutare..."

(Adnkronos) - L'allenatore del Fenerbahce Ismail Kartal si è dimesso dopo il pareggio contro la Roma. Oggi, giovedì 10 settembre, i giallorossi hanno fermato sull'1-1 i turchi a Istanbul, nella prima giornata di Champions League. Un risultato che, nonostante il punto conquistato in classifica, non ha soddisfatto il tecnico di casa, che è andato in conferenza stampa e si è dimesso, senza concedere domande ai giornalisti. 

"Complimenti ai miei giocatori. È stato calcio degno della Champions League, una lotta degna, e stasera la partita è finita con un pari. Avremmo potuto vincerla, ma sono orgoglioso dei miei giocatori e gli faccio i complimenti", ha detto Kartal appena arrivato in sala stampa. 

"Ora, senza prendere domande, vorrei dire qualcosa su di me. Sono qui da 3 mesi. Dall'inizio della stagione fino a oggi, gli allenamenti, i ritiri con i miei giocatori... Il nostro presidente e i dirigenti hanno cercato di aiutarci in ogni cosa. Sono stati giorni bellissimi. Da stasera, dopo aver fatto i complimenti ai miei giocatori, mi dimetto dal mio incarico", ha annunciato tra lo shock generale, "grazie di cuore a tutti i tifosi che mi hanno sostenuto fino a oggi, a voi giornalisti, al mio staff e ai miei fratelli giocatori. Non prenderò domande. Stasera ho lasciato il mio incarico. Ho preso questa decisione per aiutare questo club. L'abbiamo presa insieme al mio team" 

"Per aiutare il mio Fenerbahce, i miei calciatori e i futuri allenatori, mi sono dimesso dal mio incarico così che il club possa trovare la strada giusta. Con la convinzione di non tornare mai più, auguro a tutti una buona serata", ha concluso Kartal prima di alzarsi e lasciare così, per l'ultima volta, il Saracoglu. 

10 set 2026

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10 set 2026

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10 set 2026

Fenerbahce-Roma, Gasperini chiede tre rigori: cos'è successo in Champions

(Adnkronos) - Proteste e polemiche in Fenerbahce-Roma. Oggi, giovedì 10 settembre, i giallorossi hanno sfidato i turchi a Istanbul nella prima giornata di Champions League, in una partita segnata anche da alcuni discussi episodi arbitrali. Durante la ripresa Paulo Dybala ha chiesto due rigori e poi è stato Wesley a protestare per un contatto non giudicato falloso su cui domandava il penalty.  

Succede tutto nella ripresa. Dopo aver incassato il gol del pareggio del Fenerbahce, la Roma si riversa nella metà campo turca trascinato da Dybala. L'argentino riceve palla in area, la difende ma subisce la trattenuta di Skriniar, che gli mette una mano sulla schiena e provoca la caduta dell'attaccante giallorosso. 

Immediate le proteste della Roma, con Dybala e Malen a protestare con l'arbitro spagnolo Manzano, che però fa segno di proseguire. Infuriato anche in panchina Gasperini. Le immagini mostrano il contatto tra i due, ma il direttore di gara ha giudicato troppo lieve la trattenuta ai danni di Dybala per assegnare calcio di rigore alla Roma. Una chiamata di campo su cui il Var non è intervenuto. 

Pochi minuti dopo è ancora Dybala a dribblare un difensore e finire a terra sulla linea dell'area di rigore. L'arbitro stavolta vede il contatto e assegna il penalty, ma si corregge concedendo 'soltanto' punizione dal limite dell'area. Sull'azione seguente Wesley cade a terra dopo un contrasto e chiede ancora rigore, ma l'arbitro lascia correre. Anche in questo caso il fallo c'era, ma era fuori dall'area di rigore. 

 

10 set 2026

Champions League, Como-Lipsia 3-1 - Diretta

10 set 2026

Morta Denise, la figlia di Lea Garofalo: si è tolta la vita a 35 anni

(Adnkronos) - E' morta suicida Denise Cosco, figlia di Lea Garofalo, testimone di giustizia che pagò con la vita la scelta di ribellarsi alla 'ndrangheta. Il suicidio a 35 anni, stessa età della madre quando fu uccisa.  

Domani verrà eseguita l'autopsia. L'esame autoptico è stato disposto dalla procura di Velletri che ha aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro ignoti. Secondo quanto ricostruito Denise si è gettata domenica dal terzo piano della palazzina dove viveva ad Ariccia insieme con il compagno e il figlio. Soccorsa sul posto, dove sono intervenuti i carabinieri, è stata trasferita all'ospedale San Camillo di Roma dove è morta questa mattina. Il pm Domenico Vicario della procura di Velletri, guidata dal procuratore Carlo Villani, ha anche disposto il sequestro del cellulare che ora verrà analizzato. 

 

Era il 24 novembre 2009 quando Lea Garofalo, 35enne originaria di Petilia Policastro, nel Crotonese, scomparve, sequestrata e uccisa dalla 'ndrangheta. La sua storia affonda le radici nella cosiddetta 'faida di Pagliarelle', una sanguinosa guerra di 'ndrangheta esplosa all'inizio degli anni Settanta. Suo padre Antonio venne ucciso in quel conflitto quando Lea aveva appena nove mesi. Anni dopo sarebbe stata lei stessa a ricostruire agli investigatori dinamiche, responsabilità e protagonisti di quella stagione di sangue, descrivendo una 'ndrangheta già proiettata oltre i confini calabresi e sempre più radicata nel Nord Italia, in particolare a Milano. 

Proprio a Milano, nel maggio 1996, venne arrestato il fratellastro Floriano Garofalo, boss di Petilia Policastro trasferitosi in Lombardia per gestire i suoi interessi criminali, soprattutto nel traffico di stupefacenti. Lea aveva allora 22 anni e la sua vita si era già intrecciata con quella di Carlo Cosco, appartenente a un'altra potente famiglia di 'ndrangheta. Innamoratasi di lui da adolescente, si era trasferita a Milano e dalla loro relazione era nata Denise, l'unica figlia della coppia. Fu probabilmente proprio la maternità a spingerla a cambiare strada. Dopo l'arresto del fratellastro e di Carlo Cosco, nel 1996 Lea lasciò Milano insieme alla figlia, dando inizio a un lungo percorso di allontanamento dall'ambiente mafioso che l'avrebbe portata a collaborare con la giustizia. Ammessa nel 2002 al programma di protezione insieme alla figlia Denise e trasferitasi a Campobasso, nel 2006 venne esclusa perché ritenuta non attendibile. Riammessa nel dicembre 2007 come collaboratrice di giustizia, nell'aprile 2009 rinunciò volontariamente a ogni forma di tutela e riallacciò i rapporti con Petilia Policastro, continuando però a vivere nel capoluogo molisano per consentire alla figlia di terminare l'anno scolastico.  

Un anno prima, nel 2008, Lea aveva conosciuto e raccontato la sua storia a don Luigi Ciotti. A lui aveva consegnato il suo sentimento di sfiducia, anche nei confronti dello Stato. E il fondatore di Libera la mise in contatto con l'avvocato Enza Rando, che avrà un ruolo fondamentale nella sua storia. Fu proprio il legale a tentare di dissuadere Lea dall'incontrare di nuovo Carlo Cosco, quando, nel novembre del 2009, quest'ultimo la invitò a Milano, sfruttando l'amore di Lea per Denise. Con il pretesto di discutere del futuro della figlia, l'ex compagno attirò la donna in un appartamento di piazza Prealpi, dove venne uccisa con un colpo di pistola. Il corpo fu distrutto in circa 50 chili di acido e lasciato bruciare per quasi tre giorni, perché di lei non rimanesse traccia. La sua scomparsa fu denunciata proprio dalla figlia Denise, che all'epoca aveva 18 anni e che, con le sue testimonianze, avrebbe fornito un contributo decisivo all'accertamento della verità giudiziaria sull'omicidio della madre: sarà lei, infatti, la testimone chiave del processo che scoprirà tutta la verità sul destino di Lea. Il giorno del suo funerale Denise pronunciò queste parole: "Per me è un giorno triste, ma la forza me l'hai data tu, mamma. Se è successo tutto questo, è stato solo per il mio bene". 

 

"Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Il coraggio e la sofferenza hanno rappresentato i due estremi dentro ai quali si è mossa l’intera vita di Denise, i due piani della bilancia che a lungo ha provato, con tutte le sue forze, a tenere in equilibrio. Oggi però qualcosa, in quel fragilissimo equilibrio, si è spezzato per sempre. Qualcosa si è spezzato dentro la sua anima inquieta e sensibile", afferma Luigi Ciotti, presidente di Libera e Gruppo Abele. 

"E qualcosa si sta spezzando anche dentro di noi - osserva - Nel restare fedele al percorso di riscatto iniziato da Lea, la sua adorata mamma, Denise ha dovuto vivere per anni nascosta, senza però mai rassegnarsi davvero, perché il suo sogno era sentirsi finalmente libera e autonoma. Proprio come Lea, Denise aveva infatti una grande sete di vita, di libertà e di amore". 

"Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma. Vorremmo dirle 'Scusa! Perdonaci per non essere riusciti a tenerti qui con noi', ma anche 'Grazie del tempo che abbiamo passato insieme. Non giudichiamo la sua storia, non innalziamola e non compatiamola. Lei non lo vorrebbe. Denise, resterai per sempre dentro al nostro cuore e al nostro impegno", conclude don Ciotti. 

10 set 2026

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10 set 2026

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10 set 2026

Malattie rare, 'All the Feelings with Pbc': l'arte in aiuto nella colangite biliare primitiva

(Adnkronos) - Esprimere ciò che spesso resta invisibile. Con questo obiettivo nasce 'All the Feelings with Pbc. Voci ed emozioni di chi vive con la colangite biliare primitiva', campagna globale promossa da Gilead Sciences con il patrocinio di associazioni di pazienti e società scientifiche impegnate nell'area (in Italia: Amaf Aps, EpaC Ets, Pbc Foundation, Aisf e Itaild), presentata oggi a Milano in occasione della Giornata internazionale sulla colangite biliare primitiva (Pbc), che si celebra il 13 settembre. Attraverso le testimonianze di chi vive con la malattia e il linguaggio universale dell'arte - informa una nota - la campagna dà forma a emozioni, bisogni ed esperienze spesso difficili da esprimere, contribuendo a portare alla luce l'impatto quotidiano della Pbc sulla qualità di vita. Alcuni dei protagonisti del progetto osservano: "Questa malattia cronica del fegato resta invisibile al mondo esterno. Non la noti a prima vista"; "Descriverei la Pbc come una malattia estremamente frustrante. Le mie emozioni erano altalenanti, instabili. Ma voglio dire alle persone che c'è una possibilità, c'è speranza".  

La colangite biliare primitiva - ricorda Gilead - è una malattia epatica cronica autoimmune del fegato che colpisce prevalentemente le donne tra i 45 e i 65 anni, e può manifestarsi inizialmente in modo asintomatico, contribuendo a ritardare la diagnosi. Quando presenti, i sintomi principali - in particolare prurito persistente e stanchezza cronica - possono incidere profondamente sulla qualità di vita, interferendo con il sonno, le attività quotidiane, il lavoro e le relazioni sociali. Un impatto che, proprio perché non sempre visibile, può risultare difficile da spiegare e condividere, spesso per paura di non essere compresi o di essere giudicati. "La colangite biliare primitiva è una malattia cronica del fegato che non può essere valutata esclusivamente attraverso i parametri clinici - spiega Cristina Rigamonti, docente di Gastroenterologia presso l'università del Piemonte Orientale - È fondamentale considerare anche il profondo impatto che sintomi caratteristici come la fatigue e il prurito, quando presenti, possono esercitare sulla qualità di vita. Il prurito, per esempio, può compromettere il sonno e incidere significativamente sul benessere psicologico ed emotivo del paziente. È pertanto necessario adottare un approccio olistico alla malattia, che valuti la severità e l'eventuale compromissione della funzione epatica, ma che ponga al centro anche la qualità di vita e le ripercussioni dei sintomi sulla quotidianità. Questi elementi devono essere parte integrante della valutazione clinica e orientare anche la scelta terapeutica. Promuovere una maggiore conoscenza della patologia può inoltre favorire una diagnosi più precoce e aiutare i pazienti con Pbc a sentirsi meno soli e maggiormente compresi durante il loro percorso di cura. Solo attraverso un rapporto basato su ascolto, fiducia e dialogo tra medico e paziente è possibile innescare un circolo virtuoso capace di migliorare la gestione della malattia e il benessere delle persone che ne sono affette". 

E proprio dall'ascolto diretto delle persone con Pbc nasce 'All the Feelings with Pbc', il progetto internazionale di Gilead Sciences mette al centro il loro vissuto. Queste testimonianze, raccolte in diversi Paesi, sono state reinterpretate dall'artista berlinese Nour Khwies che ha dato forma a esperienze spesso difficili da raccontare. Con il lancio italiano, la campagna si arricchisce di una nuova opera artistica ispirata alla storia di Ottavia, che ha scelto di condividere la sua esperienza per sostenere coloro che sono affetti da questa patologia o potrebbero ricevere una diagnosi. "Mi sono sempre sentita un po' come il mare - racconta - Oggi non percepisco più la malattia come un limite, ma come un elemento della mia vita. E come il mare, ci sono momenti di tempesta e momenti di calma, ma tutto è parte di essa, inclusa la malattia". 

La campagna - spiega la nota - intende favorire una maggiore comprensione della patologia e del suo impatto quotidiano, creando uno spazio di riconoscimento e condivisione. "Dare voce alle persone con colangite biliare primitiva significa portare alla luce bisogni che spesso restano inespressi", sottolineano Davide Salvioni e Massimiliano Conforti, presidenti rispettivamente di Amaf Aps - Associazione malattie autoimmuni del fegato ed EpaC Ets. "Si tratta di una patologia ancora poco conosciuta, che può manifestarsi con sintomi non sempre riconosciuti e che per questo viene spesso diagnosticata con ritardo. Iniziative come questa - continuano - sono fondamentali per promuovere informazione e consapevolezza, favorire una diagnosi più tempestiva e soprattutto aiutare le persone con Pbc a comprendere meglio il proprio percorso, diventandone parte attiva. Allo stesso tempo, queste iniziative contribuiscono a rompere l'isolamento e a rafforzare il dialogo tra pazienti, medici e comunità". Il messaggio è condiviso anche dalla comunità scientifica, che evidenzia l'importanza di riconoscere e affrontare i sintomi secondo un approccio olistico che tenga conto dei bisogni dei pazienti e dell'impatto della patologia sulla qualità di vita. 

Sulla piattaforma dedicata - allthefeelingswithpbc.it - è possibile accedere non solo alle storie dei protagonisti e alle opere artistiche ispirate alle loro testimonianze, ma anche a contenuti informativi sulla Pbc. È inoltre disponibile un opuscolo informativo scaricabile, pensato per supportare le persone con Pbc nel comprendere meglio la patologia, riconoscerne i sintomi e favorire un dialogo più aperto e consapevole con il medico. La campagna si propone così non solo come racconto dell'esperienza di vita con la Pbc dei protagonisti, ma anche come strumento di consapevolezza e supporto, nella convinzione che affrontare la malattia insieme possa fare la differenza. 

"Con 'All the Feelings with Pbc' - conclude Carmen Piccolo, Executive Country Medical Director di Gilead Sciences Italia - vogliamo richiamare l'attenzione su una dimensione della malattia che troppo spesso resta sullo sfondo: il suo impatto sulla vita delle persone Riconoscere e condividere emozioni, bisogni e difficoltà è ciò che rende possibile un dialogo consapevole tra pazienti e medici e aiuta a costruire una vera alleanza terapeutica, capace di orientare decisioni cliniche sempre più personalizzate e vicine ai bisogni della persona. Questo approccio riflette la visione che guida l'impegno di Gilead: partire dalla persona, andando oltre la patologia. In quest'ottica la collaborazione con società scientifiche e associazioni di pazienti è fondamentale, perché solo attraverso l'ascolto e l'integrazione di prospettive diverse è possibile promuovere un vero empowerment e dare una risposta sempre più vicina ai bisogni di chi vive la malattia". 

10 set 2026

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