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Meloni: "G7 importante, con Trump rapporto immutato". I leader compatti su sostegno a Ucraina

(Adnkronos) - Bilancio positivo, clima disteso, e un asse con Washington che - nonostante le turbolenze delle settimane precedenti - sembra reggere, a detta della premier. Giorgia Meloni lascia Evian soddisfatta. "Un vertice importante", lo definisce nella conferenza stampa di chiusura, ringraziando il padrone di casa Emmanuel Macron per l'organizzazione del G7. Dopo due giorni di lavori sulle rive del Lago Lemano, la presidente del Consiglio consegna ai cronisti la sua lettura del summit dei Grandi della Terra: tra gli elementi che rivendica c'è soprattutto "l'unità del gruppo" sui dossier più delicati, a partire dall'Ucraina. Un segnale che Meloni considera particolarmente significativo e che porta con sé in vista dell'imminente Consiglio europeo di Bruxelles. 

Uno dei capitoli più attesi era quello sui rapporti con Donald Trump, dopo settimane di frizioni tra Roma e Washington sul dossier iraniano. Meloni prova a sgombrare il campo da qualsiasi ipotesi di gelo, nonostante le frecciatine del tycoon ("Sono stato abbandonato..."): "Ho trovato il rapporto immutato, nel senso che non c'è stato tra noi neanche bisogno di parlare. Non ci sono state tra noi recriminazioni" né "abbiamo parlato di quello che è successo nelle ultime settimane". E spiega la natura del suo legame con il capo della Casa Bianca: "Io e Donald abbiamo un carattere abbastanza forte, siamo due persone che difendono con determinazione il loro interesse nazionale. Non c'è bisogno che ci chiariamo quando non siamo d'accordo su qualcosa, poi alla fine ognuno capisce ovviamente quale può essere il punto di vista dell'altro e quindi siamo ripartiti direttamente parlando di quello che va fatto nei prossimi mesi con la stessa naturalezza con cui lo facevamo fino all'ultima volta che ci siamo incontrati prima di questa occasione". Prima della conferenza stampa finale, Meloni ha avuto un nuovo colloquio con Trump: le immagini diffuse da Palazzo Chigi mostrano la premier sorridente mentre si intrattiene con il presidente degli Stati Uniti, seduta al suo fianco su un divanetto del Royal Hotel. 

La premier smentisce anche le ricostruzioni su un'atmosfera di scherzi al tavolo dei Sette: "I temi che noi abbiamo trattato anche col presidente degli Stati Uniti sono i temi del vertice, quindi sono temi abbastanza seri, dalla questione iraniana passando per l'Ucraina. Abbiamo parlato di immigrazione". Sul 'mood' generale del summit, il giudizio è netto: "Ho trovato un ottimo clima", con "una convergenza che non era scontata su tutti i temi che sono stati trattati. Questa credo per tutti noi debba essere un'ottima notizia".  

Tra i dossier di maggior peso, l'intesa raggiunta tra Washington e Teheran ha dominato la scena. "Ci siamo congratulati con il presidente Trump per l'accordo con l'Iran", riferisce Meloni, che lo definisce "un importante quadro di riferimento per la stabilità della regione nel suo complesso". Ma ora, avverte, viene la parte più difficile: "È importante lavorare per la sua attuazione, a partire dalla necessità di assicurare la sicurezza delle rotte marittime internazionali e la piena libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz". 

Su un possibile impegno in quello scenario, Meloni conferma che "l'Italia è pronta a fare la propria parte, anche nell'ambito di eventuali missioni volte a garantire la sicurezza dei traffici commerciali, fermo restando il rispetto delle necessarie procedure autorizzative". La cornice di qualsiasi missione è già definita (operazione internazionale "in uno scenario di pace", una "missione esclusivamente difensiva con la necessaria autorizzazione del Parlamento") ma i tempi restano incerti: "Ci sono 60 giorni di tempo", per cui si vedrà "come va in questi 60 giorni" prima di "valutare se e quando sia il caso di partire". 

Sul fronte ucraino, la premier fa il punto sui colloqui avuti con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e fotografa "una situazione sul campo molto diversa da quella che certa propaganda russa continua a raccontare". L'obiettivo resta quello di "favorire un confronto diretto tra Zelensky e Putin": Kiev ha mostrato disponibilità, con "una lettera aperta inviata direttamente al presidente Putin", ma da Mosca "nessun segnale serio" è finora arrivato. Quanto alla scelta di un mediatore europeo, Meloni è tranchant: sarebbe "molto difficile proporre una persona che proviene da uno dei grandi Paesi europei", perché "una scelta di questo tipo renderebbe, dal mio punto di vista, più difficile raggiungere un accordo". Meglio, suggerisce, "rivolgersi verso le medie potenze dell'Unione europea". I riflettori ora sono puntati sulla riunione del formato E5 in programma mercoledì a Berlino, con i capi di Stato e di governo di Germania, Italia, Francia, Regno Unito e Polonia. 

Sul tema Ucraina il G7 si è mostrato compatto. Nella dichiarazione finale i leader si dicono "uniti nel nostro incrollabile sostegno all'Ucraina nella difesa della sua libertà, sovranità e integrità territoriale", lodando Kiev per "la sua resilienza e i progressi compiuti sul campo di battaglia negli ultimi mesi" e riconoscendo che "esiste ora un nuovo slancio". Sul piano militare, i Sette hanno concordato di rafforzare le forniture a Kiev - più difesa aerea, sistemi aggiuntivi e capacità a lungo raggio - mentre sul fronte economico si impegnano ad "aumentare la pressione sull'economia di guerra russa", annunciando un inasprimento delle sanzioni, "incluse quelle sui settori petrolifero e del gas". 

A margine del vertice, non mancano domande di politica interna. Il tema è l'eventuale ingresso del movimento di Roberto Vannacci nella coalizione di centrodestra. Meloni non nasconde le sue riserve: "È un tema che non mi sono posta. Mi pare che il movimento dell'onorevole Vannacci abbia già dichiarato la sua indisponibilità ad allearsi con il centrodestra", del resto "quando si vota cinque volte contro la fiducia al primo governo della storia guidato da una persona di destra non si vuole dare una mano, vedo una certa funzionalità per la sinistra". Ma poi allarga il ragionamento: "La politica non è mai aritmetica". E chiude, in vista del voto: "Il modo migliore per vincere le prossime elezioni è governare bene, il resto sono alchimie e io non mi occupo di alchimie. Mi occupo di cercare di fare al meglio il mio lavoro, perché alla fine di questa esperienza a farmi vincere non saranno le alleanze ma il giudizio che complessivamente gli italiani danno del lavoro fatto in questi anni". (dall'inviato Antonio Atte) 

17 giu 2026

Iran-Usa, memorandum firmato 'a distanza': accordo è in vigore

(Adnkronos) - Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha firmato l'accordo con l'Iran per porre fine alla guerra in Medio Oriente. Lo conferma all'Afp una fonte ufficiale della Casa Bianca, dopo le indiscrezioni rilanciate da Axios sulla firma digitale durante la cena con il presidente francese, Emmanuel Macron, a Versailles. "Possiamo confermare la firma", ha detto il funzionario. 

Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha confermato che la firma del memorandum d'intesa con gli Stati Uniti è avvenuta in forma digitale e non si terrà alcuna cerimonia in Svizzera. Il testo dell'accordo è ora definitivo e ufficiale, poiché entrambe le parti lo hanno firmato, riportano i media locali. 

L'Iran ha ribadito però l'intenzione di far pagare le navi che attraversano lo Stretto di Hormuz, dopo un periodo di 60 giorni senza costi previsto dal protocollo d'intesa con gli Stati Uniti, il tempo necessario per negoziare un testo definitivo. Lo Stretto "non tornerà alla situazione pre-bellica", ha dichiarato il capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf in un'intervista alla televisione di Stato. "L'Iran ha un diritto di sovranità su Hormuz e, naturalmente, riscuoteremo un canone per questi servizi". 

L'accordo che Iran e Stati Uniti hanno raggiunto per mettere fine alla guerra lanciata lo scorso 28 febbraio è un documento in 14 punti che illustra le disposizioni per la riapertura dello Stretto di Hormuz, l'allentamento di alcune restrizioni finanziarie sull'Iran e definisce come verrà affrontato il programma nucleare iraniano durante prossimi colloqui tecnici. Il titolo ufficiale del testo diffuso dagli Stati Uniti è 'Memorandum d'intesa di Islamabad tra gli Stati Uniti d'America e la Repubblica islamica dell'Iran', anche se il presidente americano lo ha ribattezzato "il mio accordo", "un muro contro le armi nucleari". 

Secondo il testo integrale del documento, "gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran hanno concordato congiuntamente in buona fede in data (...) quanto segue": 

1. Gli Stati Uniti e la Repubblica Islamica dell'Iran e i loro alleati nell'attuale guerra firmano il presente Memorandum d'intesa per dichiarare la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, compreso il Libano, e si impegnano d'ora in poi a non iniziare alcuna guerra o operazione militare l'uno contro l'altro, ad astenersi dalla minaccia o dall'uso della forza l'uno contro l'altro e a garantire l'integrità territoriale e la sovranità del Libano. L'accordo finale confermerà la cessazione permanente della guerra su tutti i fronti, compreso il Libano, e le altre disposizioni del presente paragrafo. 

2. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica islamica dell'Iran si impegnano a rispettare la sovranità e l'integrità territoriale l'uno dell'altro e ad astenersi dall'interferire negli affari interni dell'altro. 

3. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica islamica dell'Iran si impegnano a negoziare e raggiungere l'accordo finale entro un massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo. 

4. Immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d'intesa, gli Stati Uniti d'America inizieranno la rimozione del blocco navale e di qualsiasi disturbo o impedimento nei confronti della Repubblica Islamica dell'Iran, e porranno fine al blocco navale entro 30 giorni. Durante questo periodo, il traffico navale sarà proporzionale ai livelli di traffico prebellico ripristinati dalla Repubblica Islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America si impegnano inoltre a ritirare le proprie forze dalle vicinanze della Repubblica Islamica dell'Iran entro 30 giorni dalla stipula dell'accordo definitivo. 

5. A seguito della firma del presente Memorandum d'intesa, la Repubblica Islamica dell'Iran si impegnerà al massimo per garantire il transito sicuro e gratuito delle navi commerciali, per soli 60 giorni, dal Golfo Persico al Mar d'Oman e viceversa. Il traffico delle navi commerciali inizierà immediatamente, tenendo conto della necessità di rimuovere gli ostacoli tecnici e militari e di avviare le operazioni di sminamento da parte della Repubblica Islamica dell'Iran entro 30 giorni. La Repubblica Islamica dell'Iran avvierà un dialogo con il Sultanato dell'Oman per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi nello Stretto di Hormuz, in accordo con gli altri Stati rivieraschi del Golfo Persico, nel rispetto del diritto internazionale vigente e dei diritti sovrani degli Stati costieri dello Stretto di Hormuz. 

6. Gli Stati Uniti d'America si impegnano, insieme ai partner regionali, a elaborare un piano definitivo e concordato di comune accordo, del valore di almeno 300 miliardi di dollari, per la ricostruzione e lo sviluppo economico della Repubblica islamica dell'Iran. Il meccanismo di attuazione di tale piano sarà definito nell'ambito di un accordo finale entro 60 giorni. Tutte le licenze, le deroghe e le autorizzazioni necessarie per le relative transazioni finanziarie saranno concesse dagli Stati Uniti d'America. 

7. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a porre fine a tutte le tipologie di sanzioni contro la Repubblica islamica dell'Iran, comprese le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, le risoluzioni del Consiglio dei governatori dell'Aiea e tutte le sanzioni unilaterali statunitensi, primarie e secondarie, secondo un calendario concordato nell'ambito dell'accordo finale. La Repubblica islamica dell'Iran e gli Stati Uniti d'America riconoscono l'importanza cruciale della questione della cessazione delle sanzioni sopra menzionata ed esprimono la loro intenzione di affrontare immediatamente tali questioni nei negoziati al fine di raggiungere un accordo reciproco. 

8. La Repubblica Islamica dell'Iran ribadisce che non si procurerà né svilupperà armi nucleari. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran hanno concordato di risolvere la questione dello smaltimento del materiale arricchito stoccato secondo un meccanismo che sarà concordato di comune accordo in conformità con il calendario menzionato al paragrafo sette, con la metodologia minima di diluizione in loco sotto la supervisione dell'Aiea. Le due parti hanno inoltre concordato di discutere la questione dell'arricchimento e altre questioni concordate di comune accordo relative alle esigenze nucleari della Repubblica Islamica dell'Iran, sulla base di un quadro soddisfacente che sarà concordato nell'accordo finale. L'accordo finale confermerà le disposizioni del presente paragrafo. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran riconoscono l'importanza cruciale delle questioni nucleari sopra menzionate. Esprimono la loro intenzione di affrontare immediatamente tali questioni nei negoziati al fine di raggiungere un accordo reciproco in merito. 

9. In attesa dell'accordo definitivo, gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran concordano di mantenere lo status quo. La Repubblica Islamica dell'Iran manterrà l'attuale status quo del suo programma nucleare e gli Stati Uniti d'America non imporranno nuove sanzioni né dispiegheranno ulteriori forze nella regione. 

10. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a rilasciare, immediatamente dopo la firma del presente Memorandum d'intesa e fino alla cessazione delle sanzioni, deroghe per l'esportazione di petrolio greggio iraniano, prodotti petroliferi e derivati, nonché per tutti i servizi associati, comprese le transazioni bancarie, le assicurazioni, i trasporti. 

11. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a rendere pienamente disponibili i fondi e i beni congelati o vincolati della Repubblica Islamica dell'Iran al momento dell'attuazione del presente Memorandum d'intesa. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran concorderanno reciprocamente le procedure relative allo sblocco di tali fondi durante i negoziati. Tali fondi, sia che rimangano nel conto originario o che vengano trasferiti, saranno resi pienamente utilizzabili per il pagamento a qualsiasi beneficiario finale designato dalla Banca Centrale della Repubblica Islamica dell'Iran. Gli Stati Uniti d'America si impegnano a rilasciare tutte le licenze e le autorizzazioni necessarie a tal fine. 

12. Gli Stati Uniti d'America e la Repubblica islamica dell'Iran concordano sulla creazione di un meccanismo esecutivo per monitorare la corretta attuazione del presente Memorandum d'intesa e il futuro rispetto dell'accordo finale. 

13. Dopo la firma del presente Memorandum d'intesa, e subordinatamente all'inizio dell'attuazione dei paragrafi 1, 4, 5, 10 e 11 del presente Memorandum d'intesa, e alla continua attuazione di tali misure, gli Stati Uniti d'America e la Repubblica islamica dell'Iran avvieranno negoziati riguardanti l'accordo finale esclusivamente sugli altri paragrafi. 

14. L'accordo finale sarà ratificato da una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. 

17 giu 2026

Gli Iron Maiden debuttano a San Siro: "Che sogno suonare qui"

17 giu 2026

Milano si inchina agli Iron Maiden, a San Siro la storia dell’heavy metal

(Adnkronos) - Ci sono voluti quarantasei anni per passare dal Velodromo Vigorelli a San Siro. Dal ruolo di spalla dei Kiss nel 1980 al palco dello stadio più iconico d’Italia, gli Iron Maiden completano a Milano un percorso che assomiglia a una lunga marcia attraverso la storia dell’heavy metal. E il traguardo non è un concerto qualsiasi: per la prima volta il Meazza ospita uno show metal, consegnando alla band britannica una serata destinata a restare negli archivi della musica dal vivo italiana. All’ingresso dello stadio il colpo d’occhio è eloquente. Ci sono i fan che seguono Steve Harris e compagni dagli anni Ottanta ma anche ragazzi che non erano ancora nati quando uscì ‘Fear of the Dark’. Molti indossano magliette consumate dal tempo, altri le hanno acquistate da poco. Cambiano le generazioni, non l'amore per la loro musica. Ad aprire la serata sono gli statunitensi Trivium, formazione guidata da Matt Heafy e tra i nomi di riferimento del metal moderno in un mix efficace di metalcore e thrash. Un compito non semplice davanti a una platea arrivata soprattutto per assistere all’evento della serata.  

Bruce Dickinson, Steve Harris e compagni salgono sul palco alle 21 in punto. Il ‘Run For Your Lives Tour’, pensato per celebrare il cinquantesimo anniversario della band, è un viaggio attraverso i primi nove album della loro carriera, da ‘Iron Maiden’ del 1980 a ‘Fear of the Dark’ del 1992. Un percorso che coincide con la costruzione stessa della New Wave of British Heavy Metal, movimento che gli Iron Maiden hanno contribuito a definire e rendere globale. La storia d’amore tra Milano e gli Iron Maiden dura da quarantasei anni. Il loro debutto in città risale al 1980, quando salirono sul palco del Velodromo Vigorelli come gruppo di supporto ai Kiss. Nello stesso anno suonarono anche a Castel Sant’Angelo e i fan lo ricordano ancora come un battesimo di fuoco.  

Da allora la loro ascesa è stata inarrestabile fino all’approdo, simbolicamente potentissimo, nello stadio più iconico del calcio italiano. Per quasi due ore la band inglese si concede senza limiti. Gli schermi raccontano mondi fantastici, le luci trasformano continuamente la scenografia, mentre fuochi ed effetti speciali accompagnano una carrellata impressionante di classici. Eddie, la mascotte più famosa della storia del metal, appare armato di ascia durante ‘Killers’ e tornerà nel corso della serata, accolto con urla e cori. “Finalmente ci hanno fatto suonare a San Siro - esordisce Bruce Dickinson -. Avremo questa possibilità stasera. Ci sarà molta musica e un sacco da saltare”. Poi, prima di attaccare ‘Infinite Dreams’ aggiunge: “È un’occasione incredibile per noi essere qui, in uno stadio leggendario. Siamo la prima band metal a farlo. 38 anni fa non avremmo mai immaginato di poterci esibire qui, di fronte al più grande pubblico in Italia ed è straordinario. 38 anni fa abbiamo scritto questa canzone che parla di sogni: spero che i vostri possano essere infiniti stanotte”. 

Le ‘Vergini di Ferro’ sembrano ignorare il passare del tempo. Un patto col diavolo? Legittimo ipotizzarlo nel vedere Bruce Dickinson correre da una parte all’altra del palco con un’energia che sfida l’anagrafe, mentre Steve Harris continua a dominare la scena con il suo basso galoppante e Janick Gers fa spaccate appoggiandosi alle casse. Viene quasi da chiedersi se i tre abbiano davvero trovato il segreto della giovinezza eterna. Al centro del palco, insieme a Dave Murray e Adrian Smith, sono la conferma del perché siano considerati tra i grandi mattatori dell’heavy metal mondiale. Alla batteria, dopo il ritiro dalle tournée di Nicko McBrain, c’è Simon Dawson, perfettamente integrato nella macchina Maiden.  

La scaletta è una cavalcata nella storia del metal: ‘Aces High’, ‘The Number of the Beast’, ‘Run to the Hills’, ‘2 Minutes to Midnight’ e ‘The Trooper’ (con Dickinson e l’immancabile uniforme rossa dei Dragoni britannici) mentre Eddie fa nuovamente irruzione sul palco tra le ovazioni del pubblico. Il drappo rosso è inevitabilmente il preludio di ‘Phantom of the Opera’, dell’era Paul Di’Anno, accolto da un boato. Sul palco i musicisti si scambiano sguardi d’intesa. Sotto, i fan sono conquistati. Tra i momenti più attesi ci sono poi ‘Hallowed Be Thy Name’, accompagnata dalla scenografia della gabbia del condannato a morte, e ‘Fear of the Dark’, introdotta da una gigantesca luna piena che domina lo stadio. Se qualcuno continua a considerare questi brani ‘inflazionati’, basta guardare i 45mila presenti per ricredersi. Quello di stasera è il più grande show degli Iron Maiden in Italia di sempre. Tra le più apprezzate figura anche ‘Rime of the Ancient Mariner’, con la sempreverde ambientazione marina fatta di velieri e nebbia ispirata al poema di Samuel Taylor Coleridge. Le voci che alla vigilia dello show avevano parlato di un ricovero di Steve Harris al San Raffaele si sono rivelate infondate. Il bassista settantenne, tifoso del West Ham United e grande appassionato di calcio – martedì pomeriggio si è scattato persino una foto con Javier Zanetti – è apparso in splendida forma davanti a uno stadio che in passato aveva frequentato anche da spettatore.  

La chiusura è affidata a ‘Wasted Years’. Le ultime note accompagnano un pubblico che indugia sugli spalti, quasi riluttante ad accettare la fine dello spettacolo. Per gli Iron Maiden si tratta del debutto a San Siro; per il Meazza, invece, del primo concerto heavy metal della sua storia. Due eventi che si incrociano nella stessa sera e che raccontano molto dell’eredità costruita dalla band in cinquant’anni di carriera. Qualche giorno fa Steve Harris ha spiegato al ‘Corriere della Sera’ il rapporto tra gli Iron Maiden e il loro pubblico: “I metallari si sentono degli outsider, gli indiani, mentre tutto intorno ci sono i cowboy”. Guardando San Siro riempirsi per una band nata nell’East London degli anni Settanta, quella definizione assume contorni molto concreti. Da qui in avanti, tornare indietro sarà davvero difficile. (di Federica Mochi) 

17 giu 2026

Congelare l'ictus, la promessa del mix di farmaci per ridurre i danni al cervello

(Adnkronos) - Congelare l'ictus per proteggere il cervello dal rischio di danni post-evento. E' la via esplorata da un team cinese che, utilizzando un mix di farmaci in grado di mimare gli effetti dell'ipotermia, ha dimostrato di poter abbassare in sicurezza la temperatura corporea, riducendo il pericolo di sequele neurologiche dopo uno stroke. Lo studio, pubblicato su 'Science Translational Medicine', ha prodotto risultati promettenti su topi e macachi rhesus, ma anche nei primi test sull'uomo in una trentina di pazienti. Nel complesso, i dati rappresentano secondo gli autori "un passo avanti nell'applicazione clinica degli stati ipotermici per mitigare i danni cerebrali causati dall'ictus, giustificando studi più ampi". 

 

 

Sebbene l'ipotermia possa essere letale in condizioni estreme, alcune ricerche indicano che l'abbassamento della temperatura corporea può anche trattare l'atrofia muscolare, i disturbi metabolici e l'ictus, spiegano gli scienziati. Nello stroke l'ipotermia indotta è particolarmente promettente - sottolineano - perché ridurre la temperatura, rallentando il metabolismo, può proteggere il cervello da danni permanenti e disabilità. Tuttavia, sono stati condotti pochi studi sull'uomo e i medici non dispongono ancora di un metodo affidabile per indurre l'ipotermia in modo sicuro per periodi prolungati.  

 

 

Partendo da queste premesse, Shuaili Xu del Beijing Institute for Brain Disorders della Capital Medical University e colleghi hanno valutato l'effetto-scudo dell'ipotermia combinando due farmaci con una lunga storia di utilizzo in clinica, l'antipsicotico clorpromazina e l'antistaminico prometazina. Il trattamento ha indotto ipotermia e soppresso il metabolismo del glucosio in un modello murino di ictus, riducendo lo sviluppo di danni cerebrali e le complicanze neurologiche. Il mix ha mostrato benefici simili anche nelle scimmie rhesus colpite da ictus, in uno dei primi test della terapia su animali di grossa taglia. 

Forti di questi risultati, i ricercatori sono quindi passati a una sperimentazione clinica di fase 1 (il primo step dei test sull'uomo, volto a valutare la sicurezza di un trattamento), provando diverse dosi di clorpromazina e prometazina su 32 pazienti. Gli autori riferiscono che "tutte le dosi si sono dimostrate sicure e ben tollerate". Inoltre, "le analisi del plasma hanno rilevato che il trattamento ha ridotto i marcatori metabolici nei pazienti, sebbene solo la dose più alta di 100 mg abbia effettivamente abbassato la temperatura corporea". L'ipotesi degli scienziati è che, "modulando strategicamente i processi metabolici, clorpromazina e prometazina potrebbero migliorare gli esiti" dell'ictus "in situazioni di emergenza in cui il tempo è un fattore critico". 

 

17 giu 2026

Miracolo Congo ai Mondiali, l'esultanza dei tifosi 'contro' Ronaldo

17 giu 2026

Sinner, allenamenti 'sotto controllo': per Jannik nuovi test con sensore glicemico al braccio

17 giu 2026

E' morta a 35 anni Daveigh Chase, baby star dell'horror 'The Ring'

(Adnkronos) - Daveigh Chase, attrice statunitense nota per aver interpretato da bambina Samara Morgan nel film horror "The Ring" e per aver dato la voce a Lilo nel film d’animazione Disney "Lilo & Stitch", è morta all’età di 35 anni. La notizia è stata confermata dal suo compagno Roy Hernandez al sito hollywoodiano. Secondo quanto riferito, l’attrice è deceduta martedì 16 giugno a seguito di una meningite e di un’infezione del sangue che hanno provocato gravi complicazioni di tipo settico. 

Nata il 24 luglio 1990, Chase aveva raggiunto la fama internazionale nei primi anni 2000 grazie a una serie di ruoli di grande impatto. Nel 2002 era diventata un’icona del cinema horror interpretando Samara Morgan in "The Ring", performance che le valse anche un Mtv Movie Award come miglior “cattivo”. Nello stesso anno aveva prestato la voce alla protagonista del film Disney Lilo & Stitch, ruolo che le era valso un Annie Award per la migliore interpretazione vocale in un film d’animazione. Nella sua carriera aveva ottenuto anche altre nomination e partecipato a produzioni come "Donnie Darko", la serie "Big Love", "E.R. - Medici in prima linea", "Sabrina, vita da strega", "Beethoven 5" e "Colde Case - Delitti irrisolti". L’ultimo credito ufficiale risale al 2016, nel videogioco "Let It Die". Negli anni successivi l’attrice aveva avuto alcune vicende personali difficili e problemi con la giustizia, oltre a periodi di fragilità e instabilità. Poco prima della sua morte, il compagno aveva avviato una raccolta fondi online per sostenerla durante la malattia, descrivendo una situazione clinica critica e il desiderio di garantirle assistenza e serenità nelle ultime fasi della sua vita. 

17 giu 2026

Mondiali, caos in Inghilterra-Croazia: Kane sbaglia rigore, poi ripete e segna. Cos'è successo

17 giu 2026

Kid Yugi protagonista del nuovo episodio 'Red Bull 64 Bars': testo e significato

(Adnkronos) - Con '64 barre di terrore' Kid Yugi è il protagonista del nuovo episodio di Red Bull 64 Bars, il format cult di Red Bull che celebra l’essenza del rap attraverso scrittura e barre senza filtri e ritornelli.  

Dopo aver ridefinito i confini del rap italiano con una scrittura senza compromessi - reduce dal successo del suo ultimo album 'Anche gli eroi muiono', il primo quest’anno ad avere ottenuto la certificazione di 3 dischi di platino - Kid Yugi conferma lo status di una delle penne più riconoscibili della scena contemporanea. 

Tra immagini intense, riferimenti colti, autobiografia e critica sociale, il rapper pugliese costruisce un flusso narrativo denso e cinematografico in cui convivono disillusione e ambizione, rabbia e vulnerabilità, provincia e mitologia personale. Le barre di '64 barre di terrore (Red Bull 64 Bars)', attraversano il sud profondo, restituendo il ritratto di una generazione in bilico tra desiderio di riscatto e ricerca di identità. 

In '64 Barre di terrore' convivono fotografia sociale e immaginario estremo: dalla vita "al di sotto della linea Gustav" fino a una dimensione quasi distopica in cui il successo non cancella il disagio, ma lo amplifica. Kid Yugi alterna provocazione, introspezione e ironia, mettendo in scena tutte le contraddizioni che hanno reso il suo racconto artistico unico nel panorama italiano. Il risultato è una performance che riflette pienamente la natura di Red Bull 64 Bars: uno spazio in cui gli artisti possono esprimere la propria identità nella forma più pura, affidandosi esclusivamente alla forza della scrittura, del flow e della visione. 

Il contrasto è l'anima pulsante della performance. Kid Yugi interpreta rime serratissime muovendosi tra citazioni letterarie, cinematografiche e storiche, da Eschilo a Hiroo Onoda, Almodóvar e Michele Sindona, accostate alle immagini più crude e reali delle zone d’ombra della provincia italiana.  

Sud profondo al di sotto della linea Gustav 

Vasche di Ayahuasca dentro ad un bosco in Umbria 

L’odio cresce nei ragazzi qualcosa tumultua 

A scuola con una pistola e ‘sta musica in cuffia 

Piscio di gatto sniffano sopra una turca 

Col volto coperto ma non hanno un Burqa 

Stimola l’uretra con un dito finché lei non spruzza 

Sentono la vita ingiusta e bevono come una spugna 

Pancia gonfia come Buddha pronto a fare bunga bunga 

In Trap house con un senatore che lecca la busta 

I miei valori vilipendio tradimento e calunnia  

Da ‘sta torre di Babele mi godo il mondo che brucia 

Party leggendari Kid Yugi il Grande Gatsby 

Digiuno senza Ozempic Vodka Red Bull  

Sto parlando col mio cane come Shaggy 

E non ho manco un cane in più mi esprimo solo a versi 

Fraudolenti delinquenti pluridipendenti 

Ma Indovina chi è che non appare dentro i file di Epstein 

Taglia sulla testa 10 miliardi di Berry 

Musicista coi centoni sono io Giuseppe Verdi 

Dicono mainstream io rispondo grazie al cazzo 

Sono troppo forte per l’anonimato 

Rappo ancora come se l’affitto debba essere pagato 

Ma sto già alla terza casa e alla quarta auto 

Odio lo stato odio lo stato 

La mia gente ha chiesto aiuto e ‘sta merda ha ghostato 

Sono a Massafra sono postato sono dio incarnato  

Non ci credi toccami le palle prima del costato 

Ogni tentativo di fermarmi é vano 

Ho il rap nel sangue come un nero ma sembro uno slavo 

Comunista con due Rolex Fidel Castro  

Ho più oro di un re in più catene di uno schiavo 

La mia tipa é uno schianto la mia vita altrettanto 

Passo giornate intere a deprimermi sul divano 

Circondato da beni materiali che non aiutano affatto 

Ansia e panico li soffro un sacco ‘sta fama mi fa schifo al cazzo 

Vedo la violenza e poi mi eccito 

Chi mi insulta utilizza un italiano pessimo 

È un controsenso neve dentro l’eskimo 

Lecco la figa sono lesbico 

Tu sei bravo io sono Eschilo 

Un pò di fiato allora 

Quando al mondo viene un vero genio 

Lo si riconosce dal fatto che tutti quanti gli idioti 

Fanno banda contro di lui 

Sono ancora in guerra Hiroo Onoda 

La paura si annida mentre il panico si annoda 

Per me è un'esigenza per voi è solo una moda 

Niente democrazia voglio l’anarchia Narcotopia 

Campi di sterminio Puglia come la Polonia 

Giro coi maleducati come Almodóvar 

La fortuna con me é stata una gran signora 

La mia merda è arte devi esporla al Moma 

Narcisista parlo di me stesso in terza persona 

Vampirismo l’acqua santa mi tocca e mi ustiona 

Istigo al suicidio e all’omicidio come lavandonia 

Al disuso del buon senso e all’abuso di droga 

Etanolo vuoti di memoria riscrivo la storia 

Tazza di caffè con il polonio Michele Sindona 

Spezzo le catene e si sprigiona tutta la ferocia 

Y3P P3 fondo la grande loggia 

Si chiude una porta si apre la grande tomba 

Il tuo volto prende pugni fino a che non si deforma 

Puoi chiamarmi kid yugi o seme della discordia  

Un bambino si uniforma copia ciò che lo circonda 

Sessantaquattro di terrore merito la forca 

Fumo fino al cancro bevo fino al coma 

Il karma non esiste il bene non ritorna 

Pensa che lo sponsor paga per sta roba 

17 giu 2026

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