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Serie A, Inter-Fiorentina 2-1, Thuram e Zielinski la ribaltano nel recupero

25 ott 2026

A Roma istituzioni e imprese a confronto nell'incontro promosso da Agile Lab

(Adnkronos) - Si è tenuta a Roma, presso la Scuola Superiore di Polizia, la Conferenza “Intelligenza Artificiale e Sovranità: l’alternativa è possibile”, promossa da Agile Lab, società di data engineering del gruppo Poste Italiane. Ai lavori, aperti dal direttore della Scuola Mario Viola, hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, della Pubblica Amministrazione (da Cristiano Cannarsa di Sogei alle in-house regionali e a Istat), delle autorità regolatorie (Giovanni Calabrò di Antitrust), dell’industria sia dall’Italia che dall’estero: Axcelera, Seeweb, NEO4J, Suse, Vast Data, CanaryBit, Cloudera, con una folta platea molto qualificata di manager e addetti ai lavori. 

"Per l’Europa la sovranità digitale significa mantenere il controllo e avere un’alternativa pronta: la sovranità non si dichiara, si progetta e si realizza" – ha sottolineato Alberto Firpo nel suo intervento introduttivo - "Quanto all’AI, si tratta di uno stack di dipendenze: capitale, terre rare, chip, cloud, modelli e regole. L’Europa non può limitarsi a ospitare i dati: deve costruire una alternativa che consenta di mantenerne il rapporto e di estrarne il valore in essi contenuto”. Tra i primi interventi, quello di Salvatore Deidda, presidente della Commissione Tlc: “L'Italia si sta muovendo in direzione della sovranità digitale. Agile Lab, controllata da Poste Italiane, esprime ad esempio la grande capacità italiana di sviluppare professionalità capaci di costruire e proteggere e valorizzare il nostro mondo digitale rispetto alla IA e alla sovranità”.  

È stata poi la volta Alessandro Giglio Vigna, presidente della XIV Commissione Politiche Ue: “Difficile riuscire a fare tutto da soli e allora dobbiamo pensare a un concetto di sovranità allargata per avere una filiera che sia sicura. Una sovranità digitale aperta, allargata a chi la pensa come noi, sotto il profilo delle culture nazionali e dei valori. E mi pare che anche l'Unione europea si stia finalmente muovendo su questa strada”. Molto apprezzato l’intervento di Franco Bernabé, presidente di Techvisory: “Lo stack dell'intelligenza artificiale sviluppato da Stati Uniti e Cina non è replicabile in Europa, né tantomeno in Italia. Quanto alla sovranità digitale c’è margine per recuperare, solo se riusciremo a sviluppare le competenze…Non possiamo dipendere in modo esclusivo da fornitori stranieri, sarebbe come consegnare le chiavi del proprio stabilimento al fornitore, cosa che nessuno dei nostri imprenditori ha intenzione di fare”. Una considerazione condivisa anche da Francesco Gottardo, Chief Business & Strategy Officer di Agile Lab: "La sovranità digitale non è un’etichetta sui dati, ma un’architettura da costruire, fatta di governance, sicurezza, tracciabilità e componenti sostituibili. Occorre costruire l’alternativa, quando la dipendenza diventa un rischio concreto” 

25 ott 2026

Del Vecchio (Int): "Con vaccino contro melanoma -42% rischio di recidiva"

25 ott 2026

Cancro al seno, trattamento riduce le vampate di calore associate alla terapia endocrina

(Adnkronos) - Le vampate di calore che affliggono particolarmente le pazienti con tumore al seno che stanno assumendo terapia anti-ormonale, possono essere affrontati con la nuova terapia non ormonale elinzanetant. Importanti conferme della sua efficacia arrivano dal congresso annuale dell’European society for medical oncology (Esmo) di Madrid. Al meeting spagnolo è stata presentata un’analisi post hoc dello studio Oasis-4, volta ad approfondire i risultati e capire se l’efficacia di elinzanetant fosse coerente anche considerando la durata della terapia endocrina.  

Il gruppo esaminato era composto da 474 donne (d’età compresa tra i 18 e i 70 anni) che presentavano almeno 35 episodi alla settimana di vampate di grado da moderato a severo. Le partecipanti sono state divise in due gruppi: il primo ha ricevuto il trattamento con elinzanetant (per 52 settimane) il secondo invece placebo (per 12 settimane) e poi elinzanetant (per 40 settimane).  

"La terapia orale agisce bloccando l’attività di alcuni recettori, a livello del cervello, coinvolti nella regolazione della temperatura corporea e del sonno – spiega Matteo Lambertini, associato dell’Università di Genova, direttore dell’Oncologia medica dell’Ente Ospedaliero Ospedali Galliera di Genova e coordinatore dello studio -. Senza ricorrere all’utilizzo di ormoni può quindi aiutare l’organismo femminile a controllare le vampate di calore e le sudorazioni diurne e notturne. Nello studio Oasis-4 era stato evidenziato come il trattamento con elinzanetant rispetto al placebo avesse determinato una maggiore riduzione sia della frequenza sia della severità dei sintomi vasomotori, già alla prima settimana. In questa analisi post hoc l’effetto benefico risulta presente indipendentemente dal periodo di tempo di somministrazione della terapia endocrina. Perciò i dati confermano le potenzialità di elinzanetant contro gli effetti collaterali legati ad una delle più utilizzate terapie anti-cancro, a prescindere da quanto tempo si stia assumendo la terapia endocrina. C’è, infatti, un bisogno medico ancora insoddisfatto per le nostre pazienti che è proprio la gestione di sintomi frequenti, severi e molto simili a quelli sperimentati dalle donne durante la menopausa naturale".  

"Oltre il 70% di tutti i casi di carcinoma mammario esprime i recettori ormonali – sottolinea Nicla La Verde, membro della Giunta nazionale Aiom Associazione italiana di oncologia medica -. Solo in Italia ammontano a 37mila le nuove diagnosi l’anno. Molte pazienti operate per questa patologia devono ricorrere alla terapia endocrina adiuvante, per prevenire la ricomparsa della malattia. E’ una cura efficace ma che provoca spesso fastidiosi sintomi vasomotori. I più diffusi sono le vampate ovvero improvvise sensazioni di calore, anche intenso, che si manifestano principalmente su viso, collo e torace. Altri effetti collaterali frequenti sono i disturbi del sonno, la sudorazione durante il giorno o la notte, i dolori osteoarticolari. Sono tutti eventi avversi che, se diventano particolarmente intensi e frequenti, possono compromettere la qualità di vita".  

"Il trattamento con elinzanetant è risultato sicuro e non interferisce con le altre terapie assunte dalla paziente – concludono Lambertini e La Verde -. La sopravvivenza al carcinoma mammario è in crescita in tutta Europa soprattutto quando il tumore viene individuato allo stadio precoce. La riduzione degli effetti collaterali legati alle terapie e il miglioramento della qualità di vita sono due temi sempre più al centro della ricerca clinica".  

25 ott 2026

James Bond, corsa a interpretare 007: Jack Lowden e Callum Turner in pole position

(Adnkronos) - La selezione per il prossimo interprete di James Bond entra nella fase decisiva. I provini finali per il ruolo dell’agente segreto più famoso del cinema sarebbero infatti in corso nella capitale britannica, mentre cresce l’attenzione sui possibili successori dei precedenti interpreti di 007. Tra i candidati indicati con maggiore insistenza figurano Jack Lowden e Callum Turner, due attori con caratteristiche differenti. Secondo le indiscrezioni riportate dalla stampa specializzata e le valutazioni dei bookmaker, entrambi sarebbero tra i principali contendenti per raccogliere l’eredità del personaggio. Lowden, noto al pubblico televisivo per la serie "Slow Horses", nella quale interpreta l’agente dell’intelligence britannica River Cartwright, potrebbe rappresentare una scelta meno convenzionale. La sua presenza sullo schermo, unita all’esperienza maturata tra azione e dramma, offrirebbe alla saga la possibilità di proporre un Bond più vicino a un uomo comune, pur mantenendo le caratteristiche richieste dal personaggio. Turner, invece, risponderebbe maggiormente all’immagine tradizionale dell’agente segreto: eleganza, fascino e sicurezza. Qualità che potrebbero favorirlo nella corsa al ruolo, ma che, secondo alcune analisi, rischierebbero anche di rendere la scelta meno innovativa. Tra i nomi che circolano figurano inoltre Jack O’Connell e Josh O’Connor. Al momento, tuttavia, non sono stati resi noti annunci ufficiali sulla decisione definitiva della produzione. 

La capacità di recitare, sostenere scene d’azione e interpretare il fascino enigmatico di Bond non rappresenterebbe l’unico criterio di valutazione. La produzione dovrebbe considerare anche la disponibilità del candidato ad affrontare un impegno professionale di lunga durata e a rispettare le esigenze di una delle principali proprietà cinematografiche internazionali, scrive ad esempio "The Hollywood Reporter". Interpretare 007 significa infatti legare la propria immagine a un marchio riconoscibile in tutto il mondo, partecipando a campagne promozionali, incontri con i fan e numerosi appuntamenti con i media. A questo si aggiunge la necessità di mantenere rapporti professionali solidi durante lavorazioni che possono durare diversi mesi. La condotta pubblica e il comportamento sul set assumono quindi un peso rilevante. Eventuali controversie personali o dichiarazioni capaci di compromettere l'immagine della saga potrebbero avere conseguenze non soltanto sulla carriera dell'attore, ma anche sui piani commerciali e produttivi legati ai film. 

Il precedente di Jonathan Majors, coinvolto in una vicenda che ha avuto ripercussioni sui progetti cinematografici Marvel, viene indicato come esempio dei rischi connessi all'affidamento di ruoli centrali a interpreti finiti al centro di controversie. Nel caso di Bond, l'esposizione sarebbe ancora maggiore, considerato il ruolo dominante del protagonista all'interno della narrazione. 

La storia della saga offre già un precedente significativo. George Lazenby interpretò James Bond nel film "Al servizio segreto di Sua Maestà", uscito nel 1969, per poi lasciare il posto a Sean Connery, che tornò successivamente nei panni dell'agente segreto. Il produttore Albert R. Broccoli espresse in seguito forti riserve sulla scelta di Lazenby, attribuendo all'attore difficoltà nella gestione del successo e dei rapporti professionali. 

Anche Barbara Broccoli, che per anni ha guidato la produzione dei film insieme al fratellastro Michael G. Wilson, aveva sottolineato nel 2022 la natura particolare dell'incarico: assumere il ruolo di Bond significa accettare un impegno che può estendersi per dieci o dodici anni, ben oltre i mesi necessari per girare una singola pellicola. È proprio questa prospettiva a rendere la selezione più complessa di un normale casting. Il prossimo interprete dovrà convincere il pubblico sullo schermo, ma anche garantire continuità a un franchise che attraversa generazioni e mercati internazionali. (di Paolo Martini) 

25 ott 2026

Oncologo Tiseo: "Nuova combinazione terapeutica per il microcitoma, importante passo avanti"

(Adnkronos) - "Il risultato di questo studio è particolarmente importante. Il microcitoma, una forma aggressiva di tumore del polmone, potrebbe beneficiare di un significativo aumento della sopravvivenza grazie a una nuova strategia terapeutica. Secondo i risultati presentati oggi al Simposio presidenziale del congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo) di Madrid, il trattamento con tarlatamab in combinazione con l’immunoterapia a base di durvalumab ha portato la sopravvivenza mediana dei pazienti a 22 mesi, con un guadagno di 8 mesi. A un anno dall’inizio del trattamento, la percentuale di pazienti ancora in vita ha raggiunto l’80%". Così all'Adnkronos Salute Marcello Tiseo, direttore dell’Unità operativa complessa di Oncologia medica dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Parma e professore ordinario di Oncologia medica all’Università di Parma. 

"È una terapia di mantenimento destinata ai pazienti che hanno già ricevuto un trattamento iniziale con chemioterapia o immunoterapia" spiega Tiseo. "In sostanza, i risultati indicano un aumento significativo della sopravvivenza rispetto a quanto ottenuto finora. In precedenza, per i pazienti con microcitoma in stadio esteso, l’aspettativa di vita era generalmente di circa 12 mesi dalla diagnosi. Con questa nuova combinazione terapeutica - ribadisce Tiseo - la sopravvivenza mediana arriva a 22 mesi. Si tratta di in grande passo in avanti per i pazienti affetti da una patologia così impegnativa; un beneficio mai visto in precedenza in questa patologia". 

In Italia si registrano ogni anno circa 44 mila nuove diagnosi di tumore del polmone. "Il microcitoma rappresenta circa il 10-15% di questi casi, di cui circa il 60-70% dei pazienti presentano la malattia già in stadio esteso", conclude. 

25 ott 2026

Iran, Netanyahu posta una bomba atomica: "Israele è in pericolo". Teheran pronta a colpire personale Usa

(Adnkronos) - Cresce l’allarme negli Stati Uniti per possibili attacchi dell'Iran contro diplomatici e funzionari americani: secondo il New York Times, Teheran sarebbe in una "fase avanzata" della pianificazione di eventuali operazioni contro obiettivi statunitensi, considerati "legittimi" dopo le operazioni militari dei mesi scorsi di Usa e Israele. Intanto, secondo il Wall Street Journal, Donald Trump starebbe valutando la ripresa di attacchi militari su larga scala dopo le elezioni di midterm del 3 novembre. Il Pentagono avrebbe già elaborato diverse opzioni operative, mentre gli Stati Uniti rafforzano la propria presenza militare nella regione.  

Intanto oggi, a due giorni dalle elezioni parlamentari in Israele, Benjamin Netanyahu ha condiviso su X un’immagine generata con l’intelligenza artificiale che raffigura una bomba atomica sopra Tel Aviv, rilanciando un messaggio sulla minaccia nucleare iraniana. 

Una delegazione inviata dal Qatar è arrivata a Teheran nell'ambito degli sforzi di mediazione volti a prevenire un'escalation delle tensioni nella regione. Lo ha riferito una fonte informata a 'The New Arab'. Il Jerusalem Post sottolinea che la missione diplomatica è in coordinamento con gli Stati Uniti. 

"Israele deve affrontare una minaccia esistenziale e tutte le risorse del Paese dovrebbero essere concentrate sul contenimento del programma nucleare iraniano", il messaggio rilanciato dal primo ministro israeliano, che ha condiviso le considerazioni dello scrittore e commentatore politico Yuval Blumberg. 

Il post è accompagnato da un’immagine realizzata con l’intelligenza artificiale che raffigura una bomba atomica in caduta su Tel Aviv. Il messaggio sostiene che, "se gli iraniani dovessero dotarsi di armi nucleari, nulla sarebbe più come prima. Tutto il resto è insignificante di fronte alla minaccia esistenziale rappresentata dall’Iran e dall’asse sciita. È in gioco l’esistenza fisica di ogni singola persona che vive qui". 

Blumberg avverte inoltre che il tempo a disposizione per intervenire sarebbe limitato: secondo la sua ricostruzione, resterebbero due anni di presidenza Donald Trump per portare avanti l'azione contro Teheran."Dopo, è impossibile sapere cosa accadrà: se arriverà Kamala Harris o qualche altra figura mediocre". 

Secondo quanto scrive il Nyt, gli iraniani sembrano convinti che Israele e Stati Uniti si stiano preparando al terzo grande attacco su vasta scala contro la Repubblica islamica in 16 mesi e cita due fonti iraniane - tra le quali un ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran - secondo cui tra gli obiettivi possibili di Teheran ci sarebbero effettivamente diplomatici e personale americano. 

Osservazioni sulla portata delle capacità iraniane a parte, il conflitto in Medio Oriente, è la sintesi del giornale, è entrato in una nuova fase in cui una serie di fattori, dalle elezioni in Israele e negli Usa alla possibilità che le parti cerchino pretesti per l'azione, creano livelli di tensione e rischio sempre più elevati. 

Funzionari Usa, rilancia il Nyt, affermano di essere concentrati su elementi delle informazioni di intelligence più recenti secondo cui gli iraniani potrebbero tentare di uccidere ambasciatori americani in Medio Oriente e funzionari americani in territorio Usa, quello che il quotidiano sottolinea essere un vecchio obiettivo dell'unità 840, unità d'élite iraniana, ricordando come "la storia insegni che le ambizioni dell'Iran sono spesso superiori alle sue capacità".  

Fonti americane e alleati europei, evidenzia ancora il giornale, hanno sottolineato come le notizie di intelligence su possibili attacchi siano aumentate dopo i fatti nel Regno Unito, dopo l'allarme nella base Raf Fairford usata dalle forze Usa. E le fonti citate hanno precisato che le informazioni di intelligence valutate da ufficiali di alto livello includono la pianificazione da parte dell'Iran di un'eventuale risposta a possibili operazioni di Usa o Israele. In questo contesto, stando a una fonte, ci sarebbero prove che gli iraniani abbiano agenti negli Usa "che non sono semplicemente cittadini iraniani".  

Il presidente americano, Donald Trump, è sempre più orientato a riprendere operazioni militari su larga scala contro l'Iran dopo le elezioni di midterm in programma il 3 novembre, anche se non è stata ancora presa una decisione definitiva. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando funzionari statunitensi secondo i quali l'amministrazione Trump si sta preparando a una possibile nuova ondata di attacchi contro Teheran. Il presidente è già stato informato di una serie di opzioni elaborate dal Pentagono, che spaziano dai bombardamenti contro impianti nucleari e infrastrutture, tra cui ponti, fino ad assalti contro isole controllate dall'Iran. 

"Potremmo fare un'altra piccola 'Epic Fury'", ha dichiarato Trump durante un comizio in Florida, facendo riferimento al nome dell'operazione militare americana contro la Repubblica islamica. Secondo i critici, tuttavia, una nuova serie di attacchi difficilmente costringerebbe Teheran a rinunciare al proprio programma nucleare, rischiando invece di provocare un ulteriore aumento dei prezzi globali dell'energia. 

Intanto, gli Stati Uniti hanno rafforzato la propria presenza militare nella regione: due gruppi d'attacco di portaerei si trovano attualmente in Medio Oriente, mentre un terzo è in arrivo dal Pacifico. 

"L'attuale conflitto ha cambiato tutto. Dobbiamo accettare il fatto che sono emerse nuove realtà. Le rotte nello Stretto di Hormuz non saranno più le stesse di prima e lo Stretto non sarà più gestito come in passato", ha detto il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, in dichiarazioni riportate dall'agenzia ufficiale iraniana Irna. 

Secondo Araghchi, la guerra contro l'Iran - le operazioni di Usa e Israele dei mesi scorsi - ha portato a "cambiamenti cruciali" nella regione, dove - è la posizione di Teheran, che afferma di volere la "coesistenza pacifica" con i Paesi vicini - "la sicurezza deve essere garantita dagli stessi Paesi della regione, senza contare sulla presenza di forze straniere o consentirla". Le "politiche" iraniane, ha detto, restano le stesse indipendentemente da un nuovo conflitto. 

"Le basi Usa nella regione non hanno portato pace e sicurezza ai Paesi che le ospitano - ha sostenuto - Queste basi sono state coinvolte in attacchi contro la Repubblica islamica dell'Iran e sono finite nel mirino di azioni di rappresaglia". Così, è il pensiero di Araghchi, "invece di garantire sicurezza hanno contribuito a far aumentare l'insicurezza". 

 

25 ott 2026

Cancro al polmone aggressivo, combinazione farmaci riduce del 58% rischio morte

(Adnkronos) - Amgen ha annunciato oggi risultati intermedi, senza precedenti, dello studio di fase 3: Imdylltra* (tarlatamab) in combinazione con Imfinzi* (durvalumab) di AstraZeneca, ha "ridotto del 58% il rischio di morte come terapia di mantenimento di prima linea per il carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso (ES-SCLC) (hazard ratio [HR]: 0,42; intervallo di confidenza [95%] 0,32–0,54; P < 0,001), con un follow-up mediano di circa 16 mesi. Nello studio DeLLphi-305, tarlatamab in combinazione con durvalumab ha prolungato di oltre 8 mesi la sopravvivenza globale (OS) mediana, portandola a 21,1 mesi rispetto a 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con ES-SCLC senza progressione dopo il trattamento iniziale con durvalumab, chemioterapia a base di platino ed etoposide". Lo riporta una nota di Amgen. Le implicazioni cliniche di questi risultati sono sostanziali e suggeriscono "che introdurre tarlatamab in una fase più precoce del percorso terapeutico potrebbe modificare in modo significativo il decorso di una malattia finora considerata estremamente difficile da controllare". I dati sono presentati al Congresso 2026 della European Society for Medical Oncology (Esmo), durante un Simposio Presidenziale (abstract LBA3), e pubblicati contemporaneamente sul 'New England Journal of Medicine'. Durante la presentazione ci sonto stati gli applausi della sala.  

"Questi risultati rappresentano un progresso senza precedenti per i pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso, mostrando un beneficio di sopravvivenza raramente osservato in questa malattia aggressiva - ha dichiarato Jay Bradner, MD, executive vice president, Research and Development, Artificial Intelligence and Data di Amgen. "Estendere la sopravvivenza globale mediana oltre i 21 mesi e ridurre il rischio di morte del 58% rafforza la possibilità di segnare una svolta negli standard di sopravvivenza e ridefinire le aspettative dei pazienti introducendo tarlatamab prima nel percorso terapeutico. Questi risultati sottolineano la nostra ambizione di cambiare radicalmente il decorso del carcinoma polmonare a piccole cellule; stiamo lavorando rapidamente per condividerli con le autorità regolatorie di tutto il mondo".  

Prosegue Marcello Tiseo, Direttore Uoc Oncologia Medica, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Ordinario Oncologia Medica, Università di Parma: “il carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso rappresenta una patologia a prognosi severa, per la quale nel corso degli anni si sono avuto modesti passi in avanti. L'introduzione dell'immunoterapia ha portato un vantaggio in mediana di sopravvivenza pari circa 2 -3 mesi, portando l'attesa di vita pari a 12-13 mesi. I risultati dello studio DeLLphi305 sono veramente importanti perchè mostrano come la combinazione di tarlatamab e durvalumab offerta come mantenimento ai pazienti non in progressione dopo chemio-immuntoterapia di induzione sia in grado di prolungare la sopravvivenza a 21.1 mesi, con un vantaggio mediano di oltre 8 mesi, portando la % di pazienti vivi ad 1 anno circa all'80%. Questo beneficio, confermato in sottogruppi anche a peggiore prognosi quali i pazienti con metastasi cerebrali ed epatiche , rappresenta il maggiore guadagno in sopravvivenza ottenuto nella storia del trattamento del microcitoma in stadio esteso rispetto ad un precedente standard di trattamento attivo. Questi risultati suggeriscono che introdurre tarlatamab in una fase più precoce del percorso terapeutico dei pazienti con microcitoma in stadio esteso potrebbe modificare in modo significativo il decorso di una malattia cosi difficile da controllare”. 

 

Nello studio DeLLphi-305, "gli eventi avversi correlati al trattamento (TRAE) di grado 3 o superiore si sono verificati nel 20,9% dei pazienti trattati con tarlatamab in combinazione con durvalumab e nel 10,8% di quelli trattati con il solo durvalumab. I TRAE di almeno grado 3 più frequenti con tarlatamab in combinazione con durvalumab sono stati riduzione della conta dei neutrofili (3,2%), diminuzione dell’appetito (2,1%), neutropenia (2,1%), astenia (1,8%) e perdita di peso (1,8%). La sindrome da rilascio di citochine (CRS) è stata segnalata nel 49,6% dei pazienti trattati con tarlatamab, prevalentemente di grado 1 (41,8%) o 2 (7,4%); si è verificato un solo evento di grado 3 (0,4%) e nessun evento di grado 4 o superiore. La sindrome di neurotossicità associata alle cellule effettrici immunitarie (ICANS) si è verificata nel 1,1% dei pazienti trattati con tarlatamab, senza eventi di grado 3 o superiore", si legge nella nota.  

“Nel carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio esteso, la sopravvivenza è una priorità assoluta – commenta Marcello Tiseo, direttore Uoc Oncologia medica, Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Ordinario di Oncologia medica, Università degli Studi di Parma - Nei pazienti senza progressione dopo il trattamento iniziale, l’associazione di tarlatamab e durvalumab ha prolungato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto a 12,7 mesi con il solo durvalumab. È rilevante che il beneficio sia stato osservato anche nei sottogruppi con metastasi cerebrali o epatiche, per i quali la prognosi è spesso più sfavorevole".  

25 ott 2026

Cortei, il punto di vista di Follini: "I giovani, la politica e quella recita stanca"

(Adnkronos) - "Si affaccia per le strade una generazione impolitica. Giovani formati dalla tecnologia e non dalla politica, per l'appunto. Essi segnano lo stacco più profondo dalle generazioni che diedero vita al protagonismo politico a cavallo del 68, e poi ancora una decina d'anni dopo. Quelli volevano cambiare il mondo. Questi danno per scontato il mondo com'è, e vogliono cambiare la loro parte nel mondo che c'è. 

Di fronte a loro si erge (si fa per dire) una politica litigiosa e dispersiva, dedita a un esagerato culto propagandistico di se stessa, ma incapace di trovare un modo per affrontare assieme, lealmente, almeno alcuni dei problemi che attanagliano il paese. Offrendo così ai più giovani lo spettro di una dirigenza prigioniera del suo "particulare" ben oltre il giusto e l'ovvio. Come ha segnalato acutamente nei giorni scorsi Luigi Zanda. 

Naturalmente nel giudizio non si dovrebbero tagliare le cose con l'accetta. Tanto più in presenza di uno scenario così mutevole e così difficile da mettere a fuoco. Quello che però appare evidente è che questa generazione non sembra credere più di tanto alle possibilità, tantomeno alle virtù, della politica. Non a quella dei loro padri, evidentemente. Ma neppure a quella dei loro coetanei e di loro stessi. I ragazzi che scendono in piazza di questi tempi possono infervorarsi per una buona causa o magari invece percorrere le strade scivolose della violenza come abbiamo appena visto a Milano. Ma in un caso e nell'altro la "politica" sembra fuori dal loro orizzonte. Essa tuttalpiù è un pretesto. Un episodio, una circostanza. Molto più raramente una passione. 

Naturalmente le prediche e i giudizi di noi anziani andrebbero presi con le molle. Il grande Benedetto Croce aveva decretato a suo tempo che il compito dei giovani era -semplicemente- quello di invecchiare. Dal che si evince che forse a una certa età occorrerebbe sforzarsi di essere più indulgenti con gli altri (e magari un po' meno con se stessi) per non lasciarsi andare a troppe prediche. E però le generazioni, diciamo così, meno recenti sono proprio quelle che a suo tempo più si erano illuse di dare un'altra piega alla nostra vita pubblica. Dunque è fatale che si finisca sempre per sentirsi parte in causa -anche quando non lo si è più da tempo. 

Diventa inevitabile, insomma, il paragone tra ieri e oggi. E inevitabili anche certi riflessi condizionati -mai del tutto inediti. Le violenze milanesi della settimana scorsa avevano dato luogo per l'appunto alla più classica delle dispute in materia. Da un lato quanti si schierano dalla parte di legge e ordine e condannano con la maggiore severità ogni infrazione. Dall'altro quanti suggeriscono un dovere in più di "comprensione" verso il disagio giovanile. Due argomenti che vengono abitualmente giocati, l'un contro l'altro. E che forse invece andrebbero per quanto possibile declinati insieme, poiché il senso della legalità e quello dell'ascolto fanno parte tutti e due di quella che con un po' di retorica si vorrebbe chiamare la buona politica. 

Il fatto è che invece è proprio la politica la grande scomparsa di questi anni. Quell'insieme di passioni, proteste, sogni, tribolazioni, velleità con cui il mondo di ieri faceva i conti col futuro, pur tra mille eccessi. E che il mondo di oggi vive invece con un sentimento di estraneità, corretto di tanto in tanto da improvvise esplosioni di rabbia. Sia chiaro, quel passato non era fatto solo di rose e di fiori. E il "mito" del 68 dovrebbe pur fare i conti con certe sue schegge impazzite che negli anni successivi avrebbero dato luogo alle violenze del terrorismo. Come a ricordarci che vi è quasi sempre, nella storia degli uomini e dei popoli, un intreccio inestricabile tra la virtù e il vizio. 

Ai nostri giorni, però, c'è un problema in più. E cioè appunto il fatto che la politica non appare più risolutiva né dei nostri stati d'animo e forse neppure delle nostre contese. Essa è diventata una recita stanca, dove ognuno finisce per interpretare la sua parte con parole ovvie e vuote, e dove l'antagonismo tra le parti, così accentuato e gridato di volta in volta, appare aver preso il posto di quella dialettica tra le generazioni che aveva segnato la seconda metà del secolo scorso. 

Resta ferma la condanna della violenza, certo. E resta altrettanto fermo il dovere dell'ascolto -anche delle voci più dissonanti. Ma se la politica non riesce ad offrire una cornice al conflitto generazionale diventa fatale che ci si perda. Tutti appesi al filo di parole d'ordine troppo gridate e paradossalmente, forse proprio per questo, troppo poco ascoltate". (Di Marco Follini) 

25 ott 2026

Che tempo che fa, domenica 25 ottobre: gli ospiti e le interviste di oggi di Fabio Fazio

(Adnkronos) - Oggi, domenica 25 ottobre 2026, in diretta sul Nove e in streaming su discovery+, nuovo appuntamento con 'Che Tempo Che Fa', il talk show ideato e condotto da Fabio Fazio, con Luciana Littizzetto e Filippa Lagerbäck. Tra gli ospiti della puntata Charlotte Casiraghi, membro della Casa Principesca di Monaco e presidente dell’associazione Les Rescontres Philosophiques de Monaco, nelle librerie con il saggio 'La crepa', in cui esplora il significato e il valore della fragilità. 

Nel salotto di Fabio Fazio arriva Gino Cecchettin, in occasione dell’uscita nelle sale del film 'Se domani non torno', insieme agli attori Filippo Timi, che lo interpreta nel film, e a Sabrina Martina, che ricopre il ruolo di Giulia. Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, il film è diretto da Paola Randi e ispirato al libro di Gino Cecchettin 'Cara Giulia. Quello che ho imparato da mia figlia'.  

Ospite Teo Teocoli, icona della comicità italiana, con i suoi personaggi cult, come Peo Pericoli e Felice Caccamo, e le celebri imitazioni di Adriano Celentano, Cesare Maldini, Adriano Galliani, Massimo Moratti e molti altri. Arriva in studio Giorgia, fresca d’uscita con 'G+1' la nuova versione del suo ultimo album Disco d’Oro 'G', nonché conduttrice della nuova edizione di 'X-Factor'. 

E ancora: Roberto Saviano; Mara Maionchi; Orietta Berti; Roberto Burioni, Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia all’Università Vita-Salute San Raffaele, autore del saggio 'Cavernicoli. Perché crediamo alle bugie'; la nuova direttrice dell’HuffPost Italia Annalisa Cuzzocrea; l’editorialista de la Repubblica Massimo Giannini; l’editorialista del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli. 

25 ott 2026

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