Meno male che c’è questo super Kurdistan contro lo Stato islamico

I peshmerga curdi costituiscono oggi l’unica trincea solida contro l’avanzata dello Stato islamico in Iraq come in Siria, dove sono la sola forza di opposizione a Bashar el Assad che abbia saputo contrastare i jihadisti sul campo. Una capacità di resistenza che si basa sulla solidità democratica, politica ed economica del Kurdistan iracheno.
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23 AUG 20
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Parigi. I peshmerga curdi costituiscono oggi l’unica trincea solida contro l’avanzata dello Stato islamico in Iraq come in Siria, dove sono la sola forza di opposizione a Bashar el Assad che abbia saputo contrastare i jihadisti sul campo. Una capacità di resistenza che si basa su un dato di fatto fondamentale per tutto il medio oriente: la solidità democratica, politica ed economica del Kurdistan iracheno. I due leader curdi, Jalal Talabani, presidente della Repubblica dell’Iraq e Massoud Barzani, presidente della regione autonoma del Kurdistan iracheno, hanno infatti definito una leadership forte e articolata che funge da sicuro baricentro per risolvere tutte le crisi dell’area.
Oggi costituiscono l’unico forte presidio politico-militare contro lo Stato islamico, come ieri sono stati i garanti dell’inizio del processo di pace tra la Turchia di Tayyp Erdogan e il Pkk di Abdullah Ocalan, così come sono la retrovia sicura per i curdi siriani del Pyd (e del più piccolo Pkk) che hanno cacciato sia le truppe di Assad sia lo Stato islamico dal Kurdistan siriano. Il tutto con un risvolto economico: la stabilità politica e la forza militare dimostrate dal Kurdistan iracheno ne hanno fatto (con la Turchia e Israele, da sempre alleata dei curdi) l’unica regione del medio oriente a elevato sviluppo economico. Dal 2003 a oggi, un polo in grado di attrarre una decina di miliardi di dollari di investimenti esteri – in primis turchi – e di canalizzare una quindicina di miliardi di dollari di imprenditori curdi e di finanziamenti statali nello sviluppo di infrastrutture e industrie.
Di fatto, nel Kurdistan iracheno si stanno realizzando con successo gli obiettivi definiti da Paul Wolfowitz e dai neoconservative che ispirarono la guerra di Georges W. Bush contro Saddam Hussein. Si è costituito un nucleo di democrazia nascente – sia pure ancora appesantito da potentati tribali – molto stabile, economicamente vivissimo, che funziona da agente di stabilità per tutta l’area. Esattamente lo scenario opposto a quello delineato dagli avversari di George W. Bush che si dicevano certi che l’irredentismo curdo avrebbe definitivamente terremotato la regione. Come si è inoltre visto, i peshmerga curdi mostrano di essere l’unica forza militare in grado di contrastare il terrorismo islamico.
Però l’Iran si schiera contro Manca ancora, alla costruzione di fatto e senza traumi – anzi, come fonte di stabilità – di un Grande Kurdistan, l’apporto del Kurdistan iraniano. Ma qui si è ormai cronicizzata una guerra permanente con i Pasdaran, che tengono la regione sotto una ferrea occupazione militare, ma vi soffrono pesanti sconfitte, ben rappresentate dalla morte di non pochi loro generali e alti ufficiali. Naturalmente, anche i peshmerga iraniani usano il Kurdistan iracheno come loro retroterra: altra buona ragione che rende l’appoggio occidentale a un ingresso dell’Iran nella crisi irachena del tutto sconsigliabile, oltre che assurdo.