La guerra di Piero

Un pugno dietro l’altro, Massimo D’Alema e Piero Fassino stanno litigando per non farsi additare come la zavorra che appesantisce il Pd. Massimo, innervosito per l’odio anti dalemiano che serpeggia nell’area franceschiniana del partito, se n’era uscito, due giorni fa, con la frase “non regge” (e alludeva alla candidatura Franceschini, simbolo, secondo lui, di una leadership sconfitta nelle urne). Il fatto è che Max aveva colpito pure Piero. Leggi La guerra è finita. O no?
22 AGO 20
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Un pugno dietro l’altro, Massimo D’Alema e Piero Fassino stanno litigando per non farsi additare come la zavorra che appesantisce il Pd. Massimo, innervosito per l’odio anti dalemiano che serpeggia nell’area franceschiniana del partito, se n’era uscito, due giorni fa, con la frase “non regge” (e alludeva alla candidatura Franceschini, simbolo, secondo lui, di una leadership sconfitta nelle urne). Il fatto è che Max aveva colpito di striscio pure Piero: “Franceschini ha detto ‘mi candido per impedire che tornino quelli di prima’. Ma prima quando? Gli ultimi leader di Ds e Margherita, Fassino e Rutelli, stanno con lui...”. Piero, infuriato, prima ha definito “sconcertante” il tono di D’Alema, poi ha risposto con un’intervista a Repubblica. Anche tu sei “tra gli sconfitti, Massimo”, ha detto Piero, sottolineando, come se non bastasse, la reattività dalemiana: “Si definisce uno statista e ha paura della Serracchiani?”. Eh sì, perché la Serracchiani si era fatta scappare, oltre al “preferisco Franceschini perché è simpatico, un “di qua c’è il Pd, di là c’è D’Alema”.

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