Il cambio di vento sull’Obamacare svela le sofferenze liberal
L’avvocato di stato, Don Verrilli, avrà anche avuto una pessima giornata, una di quelle in cui non riesce nulla. Martedì ha sudato freddo, s’è imbrogliato con le parole e le argomentazioni nel difendere l’Obamacare davanti alla Corte suprema e all’America intera, fino ad approdare a quel momento drammatico del dibattito nel quale il giudice liberal Ruth Ginsburg ha preso per mano i ragionamenti che si erano persi e ha attaccato con “Mr. Verrilli, penso che il suo punto fondamentale sia…” per riportare i sillogismi all’ovile.
22 AGO 20

L’avvocato di stato, Don Verrilli, avrà anche avuto una pessima giornata, una di quelle in cui non riesce nulla. Martedì ha sudato freddo, s’è imbrogliato con le parole e le argomentazioni nel difendere l’Obamacare davanti alla Corte suprema e all’America intera, fino ad approdare a quel momento drammatico del dibattito nel quale il giudice liberal Ruth Ginsburg ha preso per mano i ragionamenti che si erano persi e ha attaccato con “Mr. Verrilli, penso che il suo punto fondamentale sia…” per riportare i sillogismi all’ovile.
Nemmeno questo ha salvato il rappresentante dell’Amministrazione da un copioso lancio di ortaggi, soprattutto broccoli, la verdura scelta dal giudice Antonin Scalia per rappresentare la violazione all’origine della discussione sulla riforma sanitaria: se il Congresso può obbligare i cittadini ad acquistare un’assicurazione sanitaria, cosa gli impedirà un giorno di stabilire che tutti devono comprare broccoli al supermercato? Si avrebbe a quel punto un potere legislativo senza limiti – nemmeno quelli imposti dai singoli stati – cosa esclusa categoricamente dalla Costituzione.
Ed è su questo punto che appare chiaro che l’apparato difensivo guidato da Verrilli non ha avuto una pessima performance occasionale, ma è stato torchiato con argomenti ficcanti dai tre giudici conservatori in senso stretto e pure dal conservatore con riserva Anthony Kennedy (Clarence Thomas disprezza lo strumento del dibattito, dunque tace). Il tutto incorniciato dall’ottima giornata di Paul Clement, il legale che rappresenta la Florida e gli altri 25 stati che hanno sollevato obiezioni sulla costituzionalità della riforma sanitaria, e dalla nota rivelatrice che la Casa Bianca ha pubblicato ieri: “Verrilli ha rappresentato il governo in modo abile e con destrezza gli Stati Uniti e siamo certi che continuerà a farlo”. Il che suona come l’ammissione del cambio d’inerzia nel dibattito.
Dalle variabili del legal drama inscenato alla Corte suprema per tre giorni consecutivi emerge dunque il nodo irrisolto del merito. La disputa si svolge su diversi livelli, ma tutti finiscono con il precipitare nel quesito sui limiti del potere federale in uno stato costruito attorno al perno della libertà individuale. Nemmeno i giudici progressisti, simpatizzanti naturali della copertura sanitaria universale, hanno saputo opporre argomenti giuridicamente solidi ai broccoli di Scalia, Roberts, Alito e Kennedy.
Il Wall Street Journal ha scritto in un editoriale che la “Corte ha sempre trovato un equilibrio tra il potere federale e quello degli stati distinguendo fra pressione e coercizione. L’Obamacare varca questa soglia”, e per questo i giudici progressisti hanno “fatto l’equivalente giuridico di stralunare gli occhi”. Hanno cioè schivato l’imbarazzo di dover difendere la violazione di un principio caro alla tradizione liberal, quello della libertà personale. Se il quotidiano conservatore invoca il dettato della Costituzione per martellare Obama, il New York Times suggerisce che i rappresentanti più coloriti della corte (Scalia) invece di fare il loro dovere, cioè discutere la legittimità di una legge, ne stanno attaccando il contenuto. E il giornale liberal teme che il passaggio dai brocardi ai giudizi di merito metta in luce la debolezza degli argomenti democratici.
Fino a che punto lo stato possa imporre scelte individuali è un dilemma che nella sessione di ieri si è declinato nel dibattito sul destino pratico della legge. Se l’obbligo assicurativo viene giudicato incostituzionale, anche il resto della legge deve essere buttato? I giudici liberal si appellano al principio della “clausola salvatoria” per rispondere che non tutta la riforma andrebbe smantellata, mentre Scalia invoca la revoca totale. Ma ieri su questo dettaglio non secondario i critici della riforma non hanno mostrato una posizione comune.