Soltanto Cacciari può salvare le acque di Venezia dal Mose

Il giorno che s’inaugura la Biennale d’architettura intitolata Fundamentals, Venezia crolla sotto il peso delle colpe – per ora presunte – dei suoi dogi. Ci manca che uno di quei poderosi transatlantici che ogni giorno percorrono il canale della Giudecca vada a sbattere contro le Zattere, e il destino della gloriosa Repubblica sarà compiuto. Amanti di tutto il mondo, correte prima che Venezia muoia. Nel frattempo tocca richiamare Cacciari; se non per salvare Venezia come riuscì all’innamorato Jaffier, l’eroe di Simone Weil, almeno per condurla a un wagneriano rogo, lui che sul grande tedesco ha scritto pagine mirabili e sotto il cui dominio La Fenice arse.
18 AGO 20
Immagine di Soltanto Cacciari può salvare le acque di Venezia dal Mose
Il giorno che s’inaugura la Biennale d’architettura intitolata Fundamentals, Venezia crolla sotto il peso delle colpe – per ora presunte – dei suoi dogi. Ci manca che uno di quei poderosi transatlantici che ogni giorno percorrono il canale della Giudecca vada a sbattere contro le Zattere, e il destino della gloriosa Repubblica sarà compiuto. Amanti di tutto il mondo, correte prima che Venezia muoia. Nel frattempo tocca richiamare Cacciari; se non per salvare Venezia come riuscì all’innamorato Jaffier, l’eroe di Simone Weil, almeno per condurla a un wagneriano rogo, lui che sul grande tedesco ha scritto pagine mirabili e sotto il cui dominio La Fenice arse. E fu ricostruita, non dimentichiamolo. Cacciari ama la musica e compone libretti, non come certi signorini che si accontentano del social glamour, questo fa la differenza. Richiamiamolo per la terza o quarta o centesima volta, il tempo è eracliteo e Cacciari mai ci metterebbe nei guai per una volgare mazzetta; detesta la volgarità e ai predatori dal motto “tengo famiglia” preferisce il più distinto: “No, grazie, sono già ricco di famiglia”. Anche se, a dire il vero, di famiglie ricche che hanno allegramente dissanguato l’Italia ce ne sono a iosa. Ma uno che scrive mille pagine di un libro intitolato “Dell’Inizio” non ha il tempo né la voglia né la pulsione di morte di mettersi a trafficare con certa gente o di far la cresta al Mose, lui che del Mosè di Michelangelo, di Freud, di Schoenberg e di Charlton Heston conosce e ama sfumature e pieghe, suoni e urla. Dove poi Cacciari trovi il tempo di fare il sindaco è un mistero che lo pone tra i Titani, anche se un’idea l’avrei: la politica gli fa sangue, gli annera la barba e i capelli, lo costringe, ogni tanto, a parlare italiano invece che tedesco. Ben venga Cacciari a patto che si metta a grattare – si dice così – un po’ di soldi ai banchieri tedeschi e ai francesi, che come grattoni – si dice così – sono specialisti in guanti bianchi.
I ladri, ma anche i loro benefattori. Ai pubblici amministratori piace fare i magnanimi con i soldi dello stato senza neppure metterseli in tasca ma solo per sfizio; piace farsi vedere tipi dalle grandi responsabilità e disponibilità, piace vedere la faccia contenta del farabutto che bacia le mani e magari li invita a bere un aperitivo – non di più, a cena ha ben altra gente – giusto perché ammirino i quadri comprati con i soldi rubati ai morti di fame. Bontà dei pubblici amministratori e anche di noi elettori, gli integri, i senza colpa, noi che ci facciamo pena e lacrimiamo sulla nostra ingenuità per poi pentirci, e via i buoni propositi di stare più attenti la prossima volta. La prossima volta ci sarà, basta avere fiducia, tempo al tempo. Intanto s’impara, la prossima volta, a rubare per sé e non per l’altro. Ed ora in coro, tutti, tanto per fare qualcosa: “Mosè fu salvato dalle acque, chi salverà le acque dal Mose?”.