Il Cav. vuole una conclusione rapida e la via diplomatica. Perciò frena Parigi e incalza la Nato

Il governo riluttante è entrato in guerra, costretto dall’eccitazione franco-britannica. Ma adesso, condividendo le perplessità che emergono nelle ultime ore persino dal Pentagono, l’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi cerca una soluzione diplomatica al conflitto libico. Guarda la puntata di Qui Radio Londra - Una guerra cominciata male e tardi - Leggi La guerra (disunita) di Libia - Leggi Quello che non torna della guerra in Libia dal blog Cambi di stagione - Leggi Ma come si fa? dal blog Cerazade
17 AGO 20
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Il premier, Silvio Berlusconi, durante una cena elettorale a Torino ha detto: "Sono addolorato per Gheddafi e mi dispiace. Quello che accade in Libia mi colpisce personalmente". Poi, la replica del leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini: "Affronteremo con senso dello stato il dibattito parlamentare, ma una cosa deve essere chiara: siamo addolorati per le migliaia di donne e di uomini assassinati da Gheddafi e dai suoi scherani, non certo per la sorte del leader libico. Tra il carnefice e le vittime non abbiamo dubbi da che parte stare".
Si tratta di alcuni dei temi affrontati ieri dal Cdm, che aveva deciso di chiedere con forza che sia la Nato a guidare le operazioni militari. Richiesta che ha trovato la sperata (ma forse non si sperava così rapida) eco americana. Al comando affidato alla Nato la Francia è contraria e – forse più importante – lo è anche la Turchia. Ma porre la questione della catena di comando, da parte dell’Italia, rientra nella logica che punta a frenare i paesi (come la Francia) che intendono la missione in Libia non tanto per proteggere la popolazione – come autorizza la risoluzione 1.973 – ma per sconfiggere Gheddafi. Ha detto Frattini, con una minaccia neanche tanto occulta: “Se non si arrivasse a un comando unico sotto l’ombrello della Nato, dovremo trovare un modo affinché l’Italia assuma la responsabilità del controllo sulle proprie basi”.
La linea italiana sarà espressa anche dalle due mozioni di indirizzo che il centrodestra si prepara a portare mercoledì in Aula per il voto. La Lega è sin dall’inizio la forza politica più scettica nei confronti del conflitto in Libia, ma ieri i ministri padani, rassicurati dal premier, hanno fatto uno sforzo di unità. Le mozioni per il momento sono due, una della Lega e una del Pdl, ma è verosimile che alla fine vengano accorpate. Queste in sintesi le indicazioni dei partiti di maggioranza al governo: rispetto del trattato Italia-Libia che tutela l’Italia dal punto di vista delle risorse energetiche; rispetto integrale della risoluzione 1.973 del Consiglio di sicurezza dell’Onu; impegno affinché, attraverso il blocco navale, si impediscano gli sbarchi di clandestini; impegno comune di tutti i paesi europei nella gestione dell’emergenza umanitaria e dei profughi. L’Italia chiede un blocco navale del Mediterraneo per affrontare i problemi legati all’immigrazione. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni, forse il più preoccupato, ha annunciato di volersi recare in Tunisia per chiudere un accordo almeno sul pattugliamento di quelle coste.
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