Marchionne sfida i padroni del vapore
Il dissenso non riguarda una fabbrica periferica, ma Mirafiori, lo stabilimento storico del Lingotto che a sua volta è il socio di maggior rilievo di Confindustria
13 AGO 20

All'incontro di oggi a New York fra l'ad di Fiat, Sergio Marchionne, e la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, si discuterà probabilmente di quali passi debba fare l'organizzazione degli imprenditori per rendere compatibile il contratto nazionale dei metalmeccanici con quelli aziendali che il Lingotto propone per il progetto di Fabbrica Italia, basati sul modello di Detroit. Ciò dimostra che la posta in gioco non riguarda soltanto le organizzazioni sindacali, divise fra quelle che considerano preminente il modello centralista e le altre con vocazione al decentramento. Essa investe anche la Confindustria, che Marcegaglia definisce un'associazione volontaria fra imprese, sottintendendo che alla base dalla scelta vi sia l'adesione a politiche centralizzate, deliberate a maggioranza. Se Fiat auto non l'accetta, può uscire da Confindustria. Ma questa sarebbe una decisione traumatica.
Il dissenso non riguarda una fabbrica periferica, ma Mirafiori, lo stabilimento storico del Lingotto che a sua volta è il socio di maggior rilievo di Confindustria. La soluzione che Marcegaglia sembra perseguire è quella di un compromesso, per cui nel settore dell'auto il contratto nazionale sarebbe più derogabile, a livello d'azienda, che negli altri settori. Ma è difficile immaginare che dopo questa eccezione non vi siano altri comparti che chiedano deroghe.
Dunque il modello Marchionne, di stampo americano, sta mettendo in movimento non solo i sindacati, ma anche gli epigoni di quelli che Ernesto Rossi definì "padroni del vapore". Il vento della liberalizzazione è giunto in viale dell'Astronomia passando per Detroit. Sembra un nuovo Tea Party.
Il dissenso non riguarda una fabbrica periferica, ma Mirafiori, lo stabilimento storico del Lingotto che a sua volta è il socio di maggior rilievo di Confindustria. La soluzione che Marcegaglia sembra perseguire è quella di un compromesso, per cui nel settore dell'auto il contratto nazionale sarebbe più derogabile, a livello d'azienda, che negli altri settori. Ma è difficile immaginare che dopo questa eccezione non vi siano altri comparti che chiedano deroghe.
Dunque il modello Marchionne, di stampo americano, sta mettendo in movimento non solo i sindacati, ma anche gli epigoni di quelli che Ernesto Rossi definì "padroni del vapore". Il vento della liberalizzazione è giunto in viale dell'Astronomia passando per Detroit. Sembra un nuovo Tea Party.