Le proteste dei fast food sono l’immagine di una crisi sociale

Da settimane i lavoratori dei fast food americani sono in agitazione. Nei sit-in organizzati da Los Angeles a New York i dipendenti chiedono un aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora, richiesta più ambiziosa di quella fatta dal presidente, Barack Obama, che a gennaio ha proposto di alzare il minimo federale da 7,25 a 9 dollari. I rappresentanti di un settore che dà lavoro a milioni di americani vorrebbero un trattamento economico anche superiore ai 12,5 dollari che Washington ha promesso ai dipendenti di Walmart, il più grande datore di lavoro degli Stati Uniti. I manifestanti fanno leva su un punto inequivocabile: il minimo sindacale di oggi è, tenendo conto dell’inflazione, sensibilmente più basso di quello che la categoria aveva in passato.
12 AGO 20
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New York. Da settimane i lavoratori dei fast food americani sono in agitazione. Nei sit-in organizzati da Los Angeles a New York i dipendenti chiedono un aumento del salario minimo a 15 dollari l’ora, richiesta più ambiziosa di quella fatta dal presidente, Barack Obama, che a gennaio ha proposto di alzare il minimo federale da 7,25 a 9 dollari. I rappresentanti di un settore che dà lavoro a milioni di americani vorrebbero un trattamento economico anche superiore ai 12,5 dollari che Washington ha promesso ai dipendenti di Walmart, il più grande datore di lavoro degli Stati Uniti. I manifestanti fanno leva su un punto inequivocabile: il minimo sindacale di oggi è, tenendo conto dell’inflazione, sensibilmente più basso di quello che la categoria aveva in passato. Nel 1968, ad esempio, la paga era di oltre dieci dollari odierni. Non abbastanza per mantenere una famiglia, ma comunque sensibilmente più alto rispetto a oggi. In più, il lavoro al fast food di solito non è accompagnato da benefit e i datori di lavoro tendono ad assumere personale part time per risparmiare sui costi. Il senso della protesta, a ogni modo, è che nell’America del 2013 non si può vivere con lo stipendio di un dipendente della catena alimentare a basso costo. Esistono diverse scuole economiche sull’impatto dell’aumento del salario minimo sul settore, e Alan Krueger, capo uscente del Consiglio economico di Obama, negli anni Novanta ha firmato uno studio che dimostrava che alzare l’asticella del salario non deprime l’occupazione per i lavori non qualificati come quelli dei fast food; accusato da ogni parte di aver commesso gravi errori di metodo, Krueger ha parzialmente rivisto la sua tesi e riaperto così il dibattito.
La protesta odierna, però, non riguarda soltanto le politiche salariali. Riguarda il volto cangiante della società americana. James Surowiecki, giornalista economico del New Yorker, spiega che la ragione per cui una protesta di categoria si è trasformata in un grattacapo politico “non è il fatto che il lavoro è cambiato; ma sono le persone che fanno quel lavoro a essere cambiate”. I lavori non qualificati, come quelli delle grandi catene di retail o i fast food, sono storicamente stati appannaggio dei teenager o di donne in cerca di lavoro part time per sostenere l’economia famigliare; ora dietro al bancone di McDonald’s ci sono padri di famiglia, spesso con un livello di istruzione decisamente troppo alto rispetto alle mansioni che svolgono. Da struttura di complemento della middle class, il settore del fast food è diventato la spina dorsale di una fascia sociale che è scivolata fuori dalla middle class. Le proteste sono il risultato dell’erosione della classe media sulla quale l’America ha costruito fortune e sogni. Ad aggravare il dato c’è il modello di business su cui si fondano retailer e fast food, un modelo basato su prezzi bassi e margini minimi. McDonald’s guadagna sei centesimi per ogni dollaro che spende ed è su un modello simile che Jeff Bezos ha edificato l’impero Amazon. Ma un sistema che ha ridotto i margini al minimo non può permettersi di alzare gli stipendi. Per farlo dovrebbe alzare i prezzi e privarsi del vantaggio strategico che l’ha reso vincente. Nella protesta degli uomini dei fast food c’è il dramma insolubile di una classe media in cerca di un nuovo inizio.