I respingimenti, la condanna dell'Onu e i paradossi della politica
La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l'Italia per i respingimenti verso la Libia che avvennero nel 2009. Secondo la Corte nel cosiddetto caso Hirsi l'Italia non ha rispettato l'articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura. La Corte ha inoltre stabilito che l'Italia ha violato il divieto alle espulsioni collettive, oltre al diritto effettivo per le vittime di fare ricorso presso i tribunali italiani.
10 AGO 20

La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha condannato l'Italia per i respingimenti verso la Libia che avvennero nel 2009. Secondo la Corte nel cosiddetto caso Hirsi l'Italia non ha rispettato l'articolo 3 della Convenzione sui diritti umani, quello sui trattamenti degradanti e la tortura.
La Corte ha inoltre stabilito che l'Italia ha violato il divieto alle espulsioni collettive, oltre al diritto effettivo per le vittime di fare ricorso presso i tribunali italiani. L'Italia è stata condannata a versare un risarcimento di quindicimila euro più le spese a 22 delle 24 vittime (due ricorsi non sono stati giudicati ammissibili). Il caso si riferisce a un gruppo di migranti eritrei e somali che nel 2009 erano stati respinti in Libia, da dove erano partiti, contro la loro volontà, senza essere identificati (alcuni avrebbero potuto avere diritto di asilo), senza essere informati sulla loro destinazione.
Subito dopo la denuncia dell’Onu, nel 2009, il Foglio tentò di spiegare i tre paradossi per capire la nuova linea contro i trafficanti di uomini: "I respingimenti delle barche del traffico di immigrati indietro, verso le coste di partenza in Libia, stanno provocando alcuni cortocircuiti logici. Uno riguarda le Nazioni Unite e Tripoli. La Libia, quel regime africano degli orrori descritto dai giornali nelle cui fauci il governo non esiterebbe a rigettare gli immigrati clandestini, ha presieduto dal 2003 e per tre anni la Commissione dell’Onu per i diritti umani. Oggi fanno parte della Commissione altri campioni dei diritti dell’uomo: Cuba, Cina e Arabia Saudita" [continua a leggere].
Poi c'è stato Toni Capuozzo, che ha raccontato la retorica xenofila (falsamente xenofila, in realtà) cercando di dimostrare come "il piagnisteo è l’approccio peggiore per governare l’immigrazione illegale" [continua a leggere].
La politica dei respingimenti, secondo i conti fatti dall'allora ministro dell'Interno, Roberto Maroni, stava funzionando. Dal 1° maggio al 31 agosto gli sbarchi di clandestini erano diminuiti del 90 per cento, passando da oltre 15 mila a 1.400. E il Centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa a settembre era miracolosamente vuoto e gli altri Cie non erano più in emergenza da sovraffollamento.I dati del Viminale al 15 settembre 2009 erano sorprendenti: Bari 193 clandestini su 196 posti, Brindisi 30 su 83, Crotone 83 su 124, Torino 76 su 90. Per un totale di 1.285 su 1.752 posti.