Nel caso Scajola il problema è lo stile

Colpisce lo stile, nel caso Scajola. Questo giornale fu orgogliosamente corresponsabile delle sue precedenti dimissioni. Aveva temerariamente dato di “rompicoglioni” a un uomo, Marco Biagi, morto da eroe, colpito a tradimento dalle Brigate rosse per aver servito lo stato con la sua cultura riformista. Il governo aveva abbandonato questa persona che segnalava inascoltata la propria insicurezza, e dopo la morte il ministro dell’Interno, Scajola, lo insultò. Intollerabile.
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Ripescato per troppa bonomia come parte del governo, prima alla famosa “Attuazione del programma” e adesso alle “Attività produttive”, Scajola ha continuato a peccare in fatto di tocco o di maniera, se preferite. Farsi regalare un pezzo di proprietà di una casa con soldi neri di un costruttore non è già il massimo, ma il massimo e più che il massimo è sicuramente dimettersi, dopo giorni in cui si è espressa la propria “indignazione” non si sa con chi e non si sa per che cosa, sputtanando il garantismo con la solita evocazione del complotto mediatico, con questa motivazione: perché non posso sopportare il sospetto che la mia casa sia stata pagata da un altro. Surreale.