Tutti contro i sindacati (a parte i rivoluzionari arabi)

I giovani non stanno bene, né in medio oriente né nel benestante occidente. Alti tassi di disoccupazione e basse prospettive per il futuro hanno spinto i ragazzi di Tunisi e del Cairo a chiedere un cambiamento e a cacciare i loro dittatori. Anche nelle nostre democrazie le piazze si riempiono, o dovrebbero riempirsi, per lo stesso motivo, fatta eccezione per i sindacati.
3 MAR 11
Ultimo aggiornamento: 03:58 | 21 AGO 20
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I giovani non stanno bene, né in medio oriente né nel benestante occidente. Alti tassi di disoccupazione e basse prospettive per il futuro hanno spinto i ragazzi di Tunisi e del Cairo a chiedere un cambiamento e a cacciare i loro dittatori. Anche nelle nostre democrazie le piazze si riempiono, o dovrebbero riempirsi, per lo stesso motivo, fatta eccezione per i sindacati. In Egitto per esempio i sindacati hanno organizzato la protesta e non lasciano la piazza finché non ottengono una risposta alle loro richieste, in Europa invece i sindacati impediscono una inevitabile flessibilità del mercato del lavoro. Laurence J. Kotlikoff, docente di economia presso l’Università di Boston ed editorialista dell’Economist, parlando con il Foglio, spiega che i governi dei paesi occidentali sono caratterizzati da schemi pensionistici, sanità e ammortizzatori sociali che sembrano valutare solamente il breve periodo a discapito del lungo.

Prendendo gli Stati Uniti come esempio
, Kotlikoff spiega che le politiche economiche miopi hanno svantaggiato le generazioni più giovani a favore di coloro già in età pensionabile. “I baby boomers, le persone nate tra il 1945 ed il 1968, sono 78 milioni e incasseranno, una volta andati in pensione, un totale, rapportato al dollaro di oggi, di 4 mila milioni di dollari. Certamente l’economia statunitense crescerà nei prossimi 20 anni ma non sarà in grado di affrontare una tale cifra anno dopo anno”. Per quanto riguarda i paesi dell’Europa meridionale come l’Italia, caratterizzata da uno dei minor tassi di natalità dei paesi occidentali, Kotlikoff spiega che “lo schema Ponzi”, come lo chiama lui alludendo a una truffa, “sta giungendo a una fine a causa dell’andamento demografico. I pensionati vivono di più e i giovani che entrano nel mercato del lavoro sono remunerati meno delle generazioni precedenti e pagano di conseguenza meno tasse. E’ solo questione di tempo: le casse dello stato rimarranno vuote”. 
In America, gruppi come l’American association for retired people “agiscono come lobby degli interessi pensionistici, con lo scopo di massimizzare i vantaggi da parte del governo, e questo può essere considerato un furto generazionale”, sentenzia Kotlikoff. C’è una soluzione? Il professore dice che è necessario “misurare il deficit prendendo in considerazione il salto generazionale in modo da calcolare la sostenibilità della politica fiscale nel lungo periodo”. I giovani sono il centro delle attenzioni di Kotlikoff : “Hanno il dovere di vedere la situazione come ‘un combattimento mortale’, di tipo economico naturalmente”.

Katlikoff è anche stato consulente
per il Fondo Monetario Internazionale e la Banca d’Italia e spiega che “riforme radicali del mercato del lavoro che conducano a una competizione più aperta sono l’unica soluzione a un mercato che è oggi in stallo”, come quello italiano. Sul nostro paese non è del tutto critico, dice che le finanze, per quanto disastrate, non sono collassate perché ci sono state alcune riforme, come quella delle pensioni, anche se molto si deve fare sulle leggi del mercato del lavoro. Naturalmente il professore è stato accusato di essere contro i sindacati – accusa che si porta molto anche in America: in Wisconsin i palazzi del governo sono sotto assedio da settimane, e il contagio “anti unions” sta arrivando anche in altri stati (a guida repubblicana) – ma lui dice che la cultura del posto fisso ha sì una radice di grande solidarietà sociale, ma oggi “è un’espropriazione per i giovani. Ogni generazione – conclude – dovrebbe domandarsi se si sta avvantaggiando della seguente”. Se maggiori agevolazioni oggi per una generazione significano minori vantaggi per la seguente si può facilmente concludere che le politiche attuali non sono equilibrate e una riforma – in questo caso del mercato del lavoro e delle pensioni – è la via da percorrere.
(traduzione di Alberto Mucci)