Selfie, Santità?

I monsignori non hanno molto da fare, parlano solo delle foto di Benedetto XVI nel suo monastero

Selfie, Santità?

"Lasciate in pace il povero Benedetto XVI!", intima il vescovo che mi sorprende al baretto di piazza della Città leonina, a due passi dalla vecchia casa di Joseph Ratzinger. Poi si siede, sistema il faldone di carte sul tavolino sporco di zucchero e controlla in modo compulsivo il suo Samsung. Lo saluto, gli chiedo come va, lui mi mostra la carrellata di fotografie scattate al Papa emerito nel suo monastero. Prima sorridente, poi sorretto da due suore, quindi col cappellino, di nuovo seduto a fare colazione col fratello e un ospite, poi con un libro in mano, infine con un occhio nero. Embè?, chiedo. “E’ tutta colpa di quelle cornacchie, di quei corvacci che per un mese mettevano in giro voci su un presunto peggioramento delle condizioni di salute di Benedetto. Solo che così ne hanno alimentato un culto della personalità. Ora c’è la gara a ritrarlo in tutte le pose, come Breznev, per sbandierarne la presenza in una chiave chiaramente anti Francesco”. Mi pare capziosa come argomentazione, assecondo il presule (peraltro entusiasta del nuovo corso), esco dal baretto e per strada incontro un monsignorino rimasto al 10 febbraio 2013, di quelli che si stracciano le vesti e rimpiangono le babbucce rosse come fossero un simbolo di Cristo pari alla croce: “Ha visto le foto del Santo Padre? Sta bene, è presente e vigila. Guarda tutto”. Assecondo pure lui, che saluto cordialmente. Poi salgo sul bus e mi lascio andare a un sintetico Miserere mei, Domine.

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