Quei demoni che si abbattono contro le casalinghe

Perché non si accetta più che una donna rimanga a casa per oblazione e scelta

Quei demoni che si abbattono contro le casalinghe

Sulla carta di identità della mia amica Michela non c’è scritto “casalinga”, il suo vero mestiere, ma “disoccupata”, perché così le è stato imposto dall’anagrafe bolognese secondo la quale le casalinghe non esistono più: in quella che fu la città delle arzdaure, delle massaie consacrate a tagliatelle e tortellini, oggi le donne di casa sono private del diritto di esistere, devono entrare in clandestinità. L’ideologia dell’Occidente morente non tollera che una donna si possa dedicare al proprio uomo, ai propri figli, al proprio nido: perché non tollera la famiglia (nel piccolo caso umiliante di Michela come nel grande caso tragico di Charlie Gard alla famiglia non è riconosciuta alcuna autonomia: deve soltanto inchinarsi davanti allo Stato e alle sue diramazioni). A Bologna come ovunque in Europa la donna bisogna che si trovi un lavoro purchessia, non importa se pagato da schifo e nemmeno sufficiente a coprire le spese, a quel punto inevitabili, di tate e colf. E se, come spesso accade, il lavoro è incompatibile con la maternità, si preferisca il primo alla seconda, e un popolo si estingua per far contento il potere. Uffici e assessorati non possono ammettere che una moglie giovane e per giunta italiana, non la solita maomettana ingabbiata dal Corano, rimanga a casa per oblazione e scelta. I demoni dell’estraniare si avventano contro l’angelo del focolare: sia chiamato l’esorcista.

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Commenti all'articolo

  • lauraromana

    16 Luglio 2017 - 08:08

    Da anni ormai, insisto a qualificarmi sui moduli"moglie e madre"; a chi non gli sta bene si attacchi...

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  • GianniM

    12 Luglio 2017 - 14:02

    Prima ancora di invocare l'esorcista possiamo condurre qualche piccola azione di resistenza. Ad esempio, l'omessa indicazione della professione dichiarata dal titolare del documento è un abuso: la "casalinga" è una delle "condizioni non professionali" (come pensionato, studente, ecc.) che è possibile indicare nel campo della Professione. Scrivere "disoccupato", piuttosto, è un falso, perché indica una persona priva di occupazione che la sta cercando attivamente (e non è il caso della signora); un falso che peraltro può risultare denigratorio, lasciando intendere che la persona non abbia le qualità o le capacità per trovare lavoro. Altro frequente abuso a cui è lecito opporsi è quello degli addetti all'anagrafe che pretendono di scrivere obbligatoriamente "stato libero" nello Stato civile, anziché "celibe/nubile", "vedovo/vedova", "divorziato/a" (la dizione "stato libero" può essere utilizzata su richiesta dell'interessato, ma non imposta).

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  • giantrombetta

    12 Luglio 2017 - 08:08

    Dalla notte dell'Occidente siamo all'Occidente morente. Par di capire che per la maggioranza sia una morte gaudiosa. Quanto alle grottesche e farlocche classificazioni burocratiche, basti pensare che i giovani che non hanno lavoro e pero' ufficialmente hanno smesso di cercarlo, per l'Istat non sono classificati tra i disoccupati. Ovvero non hanno occupazione ma per la burocrazia non si possono definire disoccupati. C'era una volta la casalinga. C'era una volta la lingua italiana.

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