Il vero abbraccio che fa male alla sinistra

A sinistra rinasce lo spirito dell’Unione, dove ognuno fa come gli pare

Il vero abbraccio che fa male alla sinistra

Giuliano Pisapia e Roberto Speranza (foto LaPresse)

Ripartono le comunicazioni a sinistra per la costruzione “dal basso” della grande alternativa unitaria al renzismo. Roberto Speranza, uomo di punta di Mdp (Massimo D’Alema premier) si è sentito telefonicamente con Giuliano Pisapia, dopo che l’ex sindaco di Milano aveva fatto saltare un incontro per aver ricevuto forti critiche da Speranza su una questione fondamentale per le sorti della nuova sinistra: l’abbraccio di Pisapia con Maria Elena Boschi. La ferita si è rimarginata e così si sono sentiti per telefono per organizzare un incontro per elaborare una “proposta programmatica” e per stabilire un percorso di partecipazione che culminerà con una grande assemblea.

 

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L’obiettivo è di costruire una sinistra antirenziana sul modello dell’Unione di Romano Prodi, tenendo insieme Mdp di Bersani e D’Alema, Sinistra italiana di Fassina e Fratoianni, Possibile di Civati, i movimenti civici di Falcone e Montanari sotto la supervisione del Campo progressista di Pisapia, in un cartello-coalizione che si chiami “Insieme”. E’ una parola. Nel senso che è un progetto difficile da realizzare, ma che già da adesso, nelle sue fasi iniziali, spiega come funzionerà questa micro Unione. Innanzitutto è fondamentale che non ci sia il Pd di Renzi (e in effetti a Renzi conviene starsene alla larga), perché questa è l’unica cosa che unisce tutti, tranne Pisapia, che sarebbe il leader, ma sono dettagli. Perché sul resto, su qualsiasi argomento, questa galassia che dice di puntare e volersi fondare “sui contenuti” sembra davvero una riedizione dell’Unione di Turigliatto e Mastella, Di Pietro e Bertinotti. L’ultimo esempio è il voto sulla missione in Libia. Sinistra italiana ha votato contro. Mdp invece ha votato sì, ma neppure troppo. Ha avuto, come si dice, una posizione articolata dopo una franca discussione a causa delle divergenze tra ex Pd ed ex Sel. Alla fine questo tentativo di ricomposizione non è andato a buon fine e così, dopo che il gruppo ha espresso il suo voto favorevole, Mdp ha coperto tutte le possibilità di voto: su 43 deputati, 20 hanno votato sì, 5 no, 1 si è astenuto, 13 sono usciti dall’Aula e gli altri erano assenti. La mente corre alle spaccature nei governi di sinistra sulla politica estera, il voto di Bertinotti sul Kosovo e quello di Turigliatto sull’Afghanistan. Il problema è che da mesi la sinistra fa così su ogni voto importante: andare Insieme per votare divisi.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    04 Agosto 2017 - 10:10

    Forse nessuno se ne è accorto ma tutti i politici sinistri citati ,anche non ufficialmente dichiarati sono tutti leader . Un bel grattacapo per una sinistra che vuole compattarsi e tentare di combinare quaccheccòsa alle elezioni!

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