L'estate delle congiure nel Pd

Tra tende e risorse sempre buone, perché Renzi deve trovare un guizzo

L'estate delle congiure nel Pd

Matteo Renzi (foto LaPresse)

Tre indizi fanno una prova: Walter Veltroni su Repubblica dice che Renzi “resta una risorsa” (seguito, nella stessa frase, da un “ma” che cela ben altre prospettive). Dario Franceschini abbandona i romanzi e le sofisticate alchimie parlamentari per mettersi a twittare tabelle nelle quali si vede l’andamento del partito, tutt’altro che eccellente, a Genova, Parma, Verona e L’Aquila e dice che il Pd è “nato per unire il campo del centrosinistra non per dividerlo”. Ma soprattutto Franceschini duella, fatto inedito, con Luca Lotti, braccio destro del segretario del Pd, annunciandogli che “veramente la discussione è appena cominciata”. Poi c’è Romano Prodi che brandisce la ormai celebre “tenda” e la ripiega nello zaino, nell’attesa di rivolgersi altrove, anche se non si è capito bene dove.

 

Insomma, i vecchi leoni del centrosinistra vogliono disarcionare il segretario del Pd, dopo averlo sostenuto senza muovere neanche un sopracciglio. La sceneggiatura pare dunque essere chiara: i nuovi avversari dell’ex presidente del Consiglio vorrebbero convincerlo, o costringerlo, a cambiare idea sulla legge elettorale, spostando l’asse del dibattito tutto sulle coalizioni.

 

In questo modo, Renzi sarebbe costretto a cedere alla richiesta di Giuliano Pisapia e dei suoi soci. L’ex sindaco di Milano ha posto come condizione per un accordo con il Pd le primarie di coalizione per scegliere il candidato presidente alle prossime elezioni politiche del 2018. A quel punto i vecchi leoni del Pd potrebbero individuare un candidato alternativo a Renzi dentro il partito (o magari, per assurdo, lo stesso Pisapia). D’altronde è già successo in passato. Nel 2012 fu cambiato il regolamento per consentire a Renzi, a quell’epoca soltanto sindaco di Firenze, di sfidare l’allora segretario del Pd Pier Luigi Bersani, che poi ne uscì vincitore. Si prospetta un’estate molto calda all’insegna del logoramento di Matteo Renzi. Anche per questo serve un guizzo che magari potrebbe arrivare già domenica all’incontro con i circoli Pd. Chissà.

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