Populismo idrico

Le fontanelle pubbliche lasciate a secco sono un monumento alla Roma rinsecchita e boccheggiante di Raggi

Populismo idrico

Un “nasone” preso d'assalto a Roma (foto LaPresse)

Quando tocchi il fondo solo il superfluo trascina il necessario. E allora aver chiuso persino le fontanelle pubbliche dopo aver negato le Olimpiadi, segato in parte lo stadio e seppellito quell’istituzione che andava sotto il nome di Estate romana, l’aver prosciugato i famosi nasoni che piacevano anche a Cartier-Bresson perché zampillando ripulivano Roma dalla sua evocata e risaputa volgarità, insomma tutta questa secchezza di fauci e di rubinetti, di idee e di fantasia, di sorrisi e di ottimismo, che si condensa nell’immagine desolata d’una fontanella senz’acqua, diventa il vero monumento alla capitale rinsecchita e boccheggiante ai tempi di Virginia Raggi, dove persino la Lupa capitolina, nella sua versione moderna, in mostra al Foro palatino in questi giorni, è ridotta pelle e ossa, pelliccia e costato, vedere per credere.

 

E saranno banalità e retorica finché si vuole per noi residenti maltrattati, ma ancora e sempre di vita si tratta, di gorgoglii e di angolini, di fontanelle che zampillano armonie idriche, di bambini che giocano, di spruzzi sotto il sole e di cani che si bagnano facendo danzare la coda, perché anche con i bilanci in rosso, i ratti che scorrazzano, i gabbiani che svolazzano e la monnezza che olezza, le fontanelle di Roma sempre aggraziano e parificano, puliscono pure le strade, e mettono allegria. Ma c’è siccità, dicono. Il lago di Bracciano si è abbassato di un metro, lamentano. E allora chiudono le fontanelle che pure, a quanto pare, consumano meno dell’un per cento dell’acqua che ogni giorno viene utilizzata nella grande e riarsa capitale. E insomma il grillismo che si tenne a battesimo con il referendum vinto sull’acqua pubblica, e che ha contribuito così a conservare infrastrutture colabrodo, tubi che perdono e liquidi che languono come le casse pubbliche incapaci d’investimenti e di modernità, ora chiude i rubinetti delle fontanelle, mette a secco i nasoni, “l’acqua non si spreca”, si è spinto a dire, banalizzando la banalità, persino il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, che pure è un vecchio democristiano.

 

Si rivela così l’ennesima truffa ideologica, l’ombra del populismo demenziale, che è una furbizia per allocchire, una sottomarca dell’intelligenza amministrativa, la scienza del regresso che non investe, ma taglia, non privatizza ma preferisce lasciar deperire. E allora niente Olimpiadi perché c’è la corruzione, niente grattacielo vicino lo stadio perché c’è il cemento, niente Estate romana perché non ci sono i soldi e… niente acqua nelle fontanelle. Ed è come se questo ripiegamento organico di Roma sia goduriosamente voluto e ricercato: dev’essere decadenza, e che sia spenta, secca, assetata, e senza speranza.

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Commenti all'articolo

  • Nambikwara

    Nambikwara

    25 Luglio 2017 - 08:08

    POPULISMO IDRICO: "Bernoulli for President"; come ti fakko(*) il populismo quale la Peste del 2000. Così, tanto per pensare razionalmente, a Berlino l'acqua si paga 6Eu. al mt.cubo, in Italy 5 volte meno: come l'Italia "carica" le inefficienze (perdite e multe all'Europa) sulle tasse generali (sempre il people) e, populisticamente, con le tariffe più basse e senza fare manutenzione e/o rewamping (strutture meno obsolete). Caro Merlo, bravo e intelligente, le ho fatto un esempio di vero stupido populismo idraulico al di là del teorema di Bernoulli. E adesso vado sugli scogli idrici del Plemmirio a nuotare mentre lei, immagino, in redazione. (*)participio passato del falsare in inglese

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