Alfano divorzia da Renzi. E i suoi accusano: “Da febbraio ci chiede di far cadere Gentiloni”

Nuovo scontro tra il ministro degli Esteri e il segretario del Pd: “Ci dica cosa vuole fare con l'esecutivo. Noi restiamo leali e accettiamo la sfida dello sbarramento al 5%”

Alfano divorzia da Renzi. E i suoi accusano: “Da febbraio ci chiede di far cadere Gentiloni”

Angelino Alfano (foto LaPresse)

A voler essere cattivi si potrebbe pensare che è solo una grande operazione elettorale. Con Angelino Alfano che si libera dal “fardello” di aver sostenuto un governo insieme al Pd di Matteo Renzi, ristabilisce le distanze dal centrosinistra, e avvia la costruzione di un'area moderata di centro che possa risultare decisiva per costruire una maggioranza dopo le prossime elezioni. Magari rubando un po' di voti a Forza Italia e salvando il segretario Pd dall'impasse di dover fare un governo col “l'odiato” Cavaliere.  

 

O magari è solo l'epilogo, inevitabile, di un rapporto da sempre difficile. Anche perché i numeri, almeno sulla carta, non sembrano fornire altra soluzione ad una grande coalizione Pd-Forza Italia. E posto che difficilmente Silvio Berlusconi accetterà che della partita faccia parte anche il suo ex delfino, ecco che Matteo Renzi ha deciso di giocare d'anticipo provando ad “eliminarlo”.

 

Quello che succederà lo sapremo solo in autunno (o nel 2018 se l'ipotesi di elezioni anticipate dovesse saltare). Nel frattempo Alfano e Renzi continuano a litigare come se niente fosse. Con il leader di Alleanza Popolare che, dopo il botta e risposta di ieri, è tornato all'attacco. “Appoggiamo ancora il governo insieme al Pd? - ha spiegato in un conferenza stampa al termine della direzione del partito - Noi siamo stati leali e, anche se siamo stati malripagati, sì, torneremo a essere leali all'Italia. Anche se non abbiamo ottenuto dal partito con cui abbiamo lavorato (il Pd ndr) la stessa lealtà. Continuiamo a sostenere il governo Gentiloni, non faremo ostruzionismo sulla legge elettorale, e accettiamo la sfida alla soglia del 5% della legge elettorale. Però consideriamo conclusa la nostra collaborazione col Pd”.

 

Prima della riunione Sergio Pizzolante, componente della segreteria nazionale di Alternativa popolare, aveva accusato Renzi di aver fatto pressioni sugli alfaniani affinché facessero cadere il governo Gentiloni già a febbraio. Un'accusa rinviata al mittente dai Democratici e che Alfano non conferma né smentisce. Piuttosto torna a chiedere a Renzi di “rispondere ad una semplice domanda: vuole fare cadere il governo Gentiloni o no? Attendiamo una risposta”.

Nell'attesa il capogruppo di Ap alla Camera Maurizio Lupi ha ricevuto l'incarico di “avviare un'iniziativa per aggregare una vasta area al centro, un grande soggetto moderato, liberale e popolare”.

 

L'affondo di Di Maio. Intanto le parole degli uomini di Ap scatenano la reazione del M5s con Luigi Di Maio che, sul blog di Beppe Grillo, scrive: “Scopriamo delle parole di un deputato del partito di Alfano che da diversi mesi Matteo Renzi chiede di far cadere il governo Gentiloni. Siamo davanti ad un rischio enorme per la democrazia, quel rischio si chiama Matteo Renzi. Questo è un governo basato sul ricatto, il ricatto di Renzi al suo successore a Palazzo Chigi, un ricatto inaccettabile che usa il Parlamento come il tabellone del risiko”. 

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    02 Giugno 2017 - 10:10

    Caro direttore, ho appena udito tale onorevole Pizzolante, povera testimonianza di un Parlamento di migranti che avrebbe dovuto essere sciolto da molto tempo, dichiarare in un' intervista essere Matteo Renzi " un pericolo per l'Italia". Le sarei molto grato se almeno il Foglio smettesse da ora di dar spazio alle esternazioni di un tale rappresentante pro tempore del popolo italiano, del quale francamente dopo quello che ho udito provo vergogna. Pur non essendo un elettore di Renzi, anzi avendo in tempi remoti contribuito pure con il mio voto all'elezione dell' intervistato.

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  • giantrombetta

    02 Giugno 2017 - 10:10

    Scusate, ma perché tanto spazio alle pagliacciate politiche dell'On. Alfano e dei suoi sodali di partito? Un cosiddetto leader politico che dichiara conclusa la collaborazione politica con il Pd sulla quale e' nato e si regge l'attuale governo del paese, e subito dopo aggiunge che intende restare al suo posto di ministro di quel governo che continuerà a sostenere pur essendo espressione di quel Pd con cui dichiara rotti i rapporti in qualsiasi paese civile e democratico almeno occidentale si vedrebbe assegnato il trattamento mediatico e politico che lascio a voi immaginare.

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