Il Pd scommette ancora su Renzi come anti Grillo. Un plebiscito per l'ex segretario

Con oltre il 70 per cento delle preferenze, il Pd dà a Matteo Renzi una seconda possibilità. Circa due milioni al voto. Un buon segnale per l'ex premier. Cosa succede adesso.

Matteo Renzi

Matteo Renzi (foto LaPresse)

Mentre lo scrutinio prosegue rapidamente in tutta Italia, la vittoria di Matteo Renzi alle primarie del Pd appare sempre più netta e rotonda, e consegna al segretario uscente un partito che ha scelto di investire ancora, senza dubbi e senza tentennamenti, sull'ex presidente del Consiglio, e praticamente con un plebiscito. Con oltre il 70 per cento delle preferenze, Renzi è il primo segretario del Pd a essere rieletto alla guida del partito e al netto dei dati sull'affluenza ‪(primarie Pd 2007: 3.554.169 al voto; 2009: 3.102.709; 2013: 2.814.881; 2018: circa 2 milioni) non è secondario che il più grande partito progressista europeo abbia scelto di non seguire la strada della nostalgia (modello Labour con Corbyn, modello Hamon in Francia) e abbia deciso invece di raddoppiare la posta scommettendo ancora sul progetto del Pd renziano. ‬

 

Al confronti tv su Sky di qualche giorno fa, Matteo Renzi aveva detto che un milione di partecipanti alle primarie per eleggere il nuovo segretario del Pd sarebbe stato sarebbe stato un risultato "strepitoso". Al netto delle polemiche e dei ricorsi di rito, i circa due milioni di elettori democratici presentatisi oggi ai diecimila seggi allestiti dal partito in tutta Italia possono dunque essere salutati come un ottimo risultato. "Invece di commentare le nostre, gli altri partiti organizzino le loro primarie, scopriranno che fa bene", ha detto a urne chiuse il presidente del Pd, Matteo Orfini. "Il Pd è vivo", gli ha fatto eco Francesco Boccia. 

 

I dati sull'affluenza hanno un valore, e nessuno si aspettava che sarebbero stati più di due milioni i partecipanti alle primarie. Ma l'affluenza conta fino a un certo punto: in fondo anche Hamon (partito socialista) alle primarie francesi ha portato più di due milioni di persone (2.037.563), il problema è che nelle successive elezioni il partito socialista il vincitore delle primarie è riuscito a portare alle urne più o meno gli stessi elettori portati alle primarie (2.291.565).

 

Ci saranno molte considerazioni che andranno fatte a freddo ma qui a caldo i grandi temi che andranno presto messi a fuoco sono questi: come si muoverà Renzi, cosa cambierà nel rapporto con Mattarella, che futuro avrà la legge elettorale. Da lunedì molto cambierà nella vita del Pd e non solo la sua segreteria (Maurizio Martina prenderà il posto di Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani come vicesegretario del partito): Renzi utilizzerà la strada della legge elettorale con il Movimento 5 stelle per stanare Forza Italia ma difficilmente si riuscirà a trovare una chiave per andare a votare con una legge diversa rispetto a quella oggi in vigore.

 

La ragione è semplice: il nuovo segretario del Pd punta a votare in autunno, prima della prossima legge di stabilità, e la legge in vigore non gli è sgradita in quanto permetterebbe di andare alle elezioni senza alleanze, con un sistema che renderebbe quasi impossibile la vittoria del movimento 5 stelle. Non si sa se il piano si realizzerà (votare senza nuova legge elettorale innescherebbe un conflitto col Quirinale, cosa non secondaria considerando che sarà l'attuale capo dello stato a dare l'incarico da premier nella prossima legislatura) ma si sa quello che è successo la prima volta che Renzi è stato eletto come segretario del Pd: primarie vinte a dicembre (2013), governo caduto tre mesi dopo (febbraio 2014).

 

Il fatto che il più importante partito progressista italiano (che non sembra aver risentito della scissione dei Bersani & Co) abbia scelto di dare a Renzi una seconda possibilità dimostra che la sinistra ha compreso che non c'è alternativa a una piattaforma del Pd riformista, anti lepenista, anti sovranista, e apertamente a favore della globalizzazione.

 

Renzi ha un obiettivo giusto anche se complicato: far avvicinare al Pd i 14 milioni di elettori che il 4 dicembre hanno votato sì al referendum costituzionale. Come si fa? Domani sul Foglio vi offriremo due idee. In ogni caso oggi possiamo confermare quello che vi abbiamo raccontato in questa settimana: le primarie funzionano, e se poi i partiti fanno flop, prendetevela con i leader, non con i gazebo.

 

Il risultato, come previsto, premia di nuovo Matteo Renzi. L'ex segretario e premier torna a guidare il partito che aveva lasciato poche settimane fa per rimettersi in discussione dopo la sconfitta al referendum dello scorso 4 dicembre e le dimissioni immediate da Palazzo Chigi. In questi mesi Renzi ha perso parte della sinistra del suo partito, e ha sfidato Andrea Orlando e Michele Emiliano in una sfida elettorale che avrà sì i suoi limiti ma resta fondamentale in un momento in cui i partiti tradizionali sono in crisi perché creano competizione e costringono i partiti a mettere in mostra la propria classe dirigente. 

 

E' probabile che da domani Matteo Renzi cominci a mettere pressione al governo per andare alle elezioni dopo l'estate, legittimato da un voto, interno ma popolare, che lo ha rimesso al posto che aveva occupato per la prima volta promettendo novità e rottamazione. Oggi Renzi non è più una novità, e oltre a chiedere e ottenere elezioni il prima possibile, dovrà impegnarsi a parlare a tutti gli italiani, non solo a chi lo ha votato oggi. Il fronte No Grillo inizia dal voto di oggi, ma ha ancora molto cammino da fare.

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    01 Maggio 2017 - 15:03

    Qualunque cosa si inventerà Renzi vittorioso non scalfirà il m5s .Hanno la loro impenetrabilità nella fede cieca ne duo guru simil fascista nel duce. In più un pò sotto banco un pò apertamente hanno sponsor da tutti i media ,specie le tv. Attaccare ora Grillo è una perdita di tempo ma a suo tempo se si fosse ribattuto ai loro insulti e castronerie con una energie cattiveria e volgarità triple ( anche se il detto è: a brigante,brigante e mezzo) i partiti che lo oppongono sarebbero a metà del cammino e non guarderebbero i sondaggi dal basso. Tuttavia a volte le battaglie si possono vincere all'ultimo giro di valzer con una manovra azzeccata . Così raccontano i testi di arte militare .

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    01 Maggio 2017 - 00:12

    Al direttore - Ascoltare Matteo Renzi e tutti quelli che avrebbero voluto farlo fuori fa esplodere: “Après lui, le deluge”. Cosa s’inventeranno ora l’Ortottero cliccante e i trombati vari per vomitare sospetti, dubbi, insinuare e strologare? Capisco che Travaglio e affini mediatici tifassero per Renzi al 7% e il populista Emiliano al 72%. Gli è andata male. Parole di Renzi: “Modestia e responsabilità politica”, ben detto. Sullo sfondo restano tutti i grossi problemi strutturali dell’Italia, ringhiano e pesano. Auguri!

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  • Giovanni

    30 Aprile 2017 - 23:11

    Bene così per Renzi ma sono convinto che abbia avuto molti voti da transfughi del centro destra. Sopratutto gli elettori più moderati che non gradiscono le salvinate e contemporaneamente temono l'avanzata dei grillini. Sono convinto che questo schema potrebbe replicarsi in occasione delle elezioni politiche. Se ci ho azzeccato questo dovrebbe suonare come un campanello d'allarme per Berlusconi il quale secondo me dovrebbe allontanarsi dalla Lega "estrema", quella di Salvini e porsi su posizioni più moderate.

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  • Giovanni Attinà

    30 Aprile 2017 - 23:11

    Un conto sono le primarie di un partito, un altro un programma valido per governare l'Italia. Ci vogliono idee nuove non i soliti annunci,, e non certo una legge elettorale con capilista bloccati e candidature multiple. Poi non mi pare che cercando di corteggiare Grillo e compagni o Berlusconi si risolvano i problemi dell'Italia.

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