Chi va e chi resta. Nomi e numeri della scissione Pd

Alla Camera e al Senato gli "anti-Renzi" hanno i numeri per costituire gruppi autonomi. E qualcuno potrebbe approfittare della fuga per iscriversi al gruppo Misto

Chi va e chi resta. Nomi e numeri della scissione Pd

Da sinistra Michele Emiliano, Enrico Rossi e Roberto Speranza (Foto LaPresse)

Possibili Per il momento sono fermi, congelati. Agenti dormienti della scissione Pd. Pronti a scatenare l'inferno ad un segnale dei loro comandanti. Che però, almeno per ora, non sembra arrivare. Perché la scissione è stata annunciata, domani gli esponenti della minoranza diserteranno la Direzione che nominerà la commissione per il congresso, ma nel frattempo si continua a mediare. E quindi i nuovi gruppi parlamentari che il governatore della Toscana, Enrico Rossi, dice essere già pronti, nelle parole di Nicola Stumpo, altro esponente di spicco della minoranza, diventano un'ipotesi "prematura". 

 

Ma chi sono e quanti sono i deputati e i senatori pronti a separare le proprie strade da Matteo Renzi? Il pallottoliere del Parlamento parla di una ventina di scissionisti a Palazzo Madama e di una trentina, forse 40, a Montecitorio.

 

Camera. Pier Luigi Bersani, Roberto Speranza, Guglielmo Epifani, Davide Zoggia e Nicola Stumpo, i big della scissione Pd siedono per la maggior parte tra i banchi di Montecitorio. Con loro sarebbero già pronti ad andarsene Roberta Agostini, Tea Albini, Michele Mognato, Francesco Laforgia, Filippo Fossati, Andrea Giorgis Paolo Fontanelli. Possibili partenti Enzo Lattuca Giuseppe Lauricella. Mentre non è chiaro cosa farà la componente SinistraDem guidata da Gianni Cuperlo. Per ora Cuperlo non sembra intenzionato a seguire gli scissionisti e anzi continua a lavorare per raggiungere in extremis un accordo che eviti la spaccatura. Ma non è detto che il suo sforzo produca risultati né che i suoi decidano di rimanere nel Pd. Tra i nomi dei possibili fuorisciti anche quelli dei lettiani (ex?) Marco Meloni e Francesco Boccia, e di Dario Ginefra

 

Senato. Qui i partenti sarebbero circa una quindicina: Maurizio Migliavacca, Lucrezia Ricchiuti, Doris Lo Moro, Federico Fornaro, Miguel Gotor, Massimo Mucchetti, Carlo Pegorer, Maria Grazia Gatti, Maria Cecilia Guerra, Paolo Corsini, Nerina Dirindin, Paolo Guerrieri, Silvio Lai, Claudio Micheloni. In dubbio vengono dati Lodovico Sonego, Claudio Martini, Walter Tocci, Felice Casson e Luigi Manconi. Quest'ultimo in particolare, potrebbe però prendere spunto dalla scissione per transitare nel gruppo Misto (voci di palazzo lo danno più interessato all'operazione Pisapia che alla scissione della minoranza). Chi invece non lascerà sicuramente il Pd, almeno secondo i ben informati, è Ugo Sposetti. L'uomo che gestisce il patrimonio degli ex Ds, da sempre considerato uomo di fiducia di Massimo D'Alema, non seguirà gli scissionisti. Qualcosa vorrà pur dire.   

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Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    24 Febbraio 2017 - 14:02

    nel XII e XIII secolo le città italiane erano comunità estremamente chiuse .avevano identità di storia cultura lingua istituzioni ,eppure all'interno erano dilaniate da conflitti frequenti con ferimenti e assassinii .le fazioni ( oggi correnti nel partito) che si battagliavano nonostante l'essere concittadini partecipi e presidi della medesima cosa pubblica nel conflitto interno non si consideravano avversari ma nemici irriducibili di qui la ferocia degli scontri. detto con allegra irriverenza se alle direzioni-assemblee del Pd fosse moda portare lo stiletto ( oh mio dolce Romeo ...) il sangue scorrerebbe a rivoli. Resta comunque inteso che se ci fosse competizione ma anche unità di intenti il Pd volerebbe oltre il 40%. sursum corda a rigà,giovedì gnocchi, ingresso libero ,dove si siede ( è un remake) Emiliano è capotavola.

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  • giannibaleani

    22 Febbraio 2017 - 10:10

    A guardare quelle foto, tutte abbracci e sorrisi, sembrano uomini attempati che dopo anni di eterosessualità si scoprono gay e fanno la scissione dalla loro famiglia. Povera Italia.

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