Ragioni per augurarsi la scissione del Pd

Con il mercato o no? Non è più tempo per la sinistra parzialmente incinta

Ragioni per augurarsi la scissione del Pd

Matteo Renzi (foto LaPresse)

In un mondo che cambia a una velocità mai vista – con i populismi che si fanno strada, il lepenismo che avanza, il commercio internazionale minacciato dal nuovo protezionismo e i nazionalismi che si fanno spazio nel dibattito quotidiano coccolati da un’opinione pubblica che spaccia forme aggiornate di fascismo digitale per nuove e benefiche ondate anti sistemiche – dover mettere a tema la questione della “scissione del Partito democratico” è come occuparsi della comodità o meno di una poltrona di un aereo nel momento in cui il pilota segnala una grave avaria che potrebbe far precipitare tutti i passeggeri in mare. Ma siccome in Italia ci si sta occupando proprio della comodità di una poltrona (il congresso) mentre un aereo (l’occidente liberale) sta per precipitare bisogna tentare di dare un senso a questa storia, che al contrario di quello che direbbe Vasco Rossi un senso ce l’ha.

 

La scissione del Pd oggi viene spacciata per una mera questione procedurale (la data del congresso, non fateci ridere, per favore) ma in realtà nasconde un problema importante che riguarda l’identità stessa della sinistra italiana: da che parte della storia stare. Quando una parte del Pd sostiene che Renzi abbia tradito i valori tradizionali della gauche del nostro paese dice il vero. Il segretario dimissionario ha provato a inscrivere il Pd nel solco della tradizione liberale e ha cercato di muoversi sulla scacchiera della politica con un’idea precisa, seppur a volte non lineare: costruire un partito a vocazione maggioritaria puntando a raccogliere i voti degli elettori non solo progressisti attraverso il superamento di una serie di tabù che per decenni ha immobilizzato la nostra sinistra.

 

Ciò che si può rimproverare a Renzi, dunque, non è averci provato, ma non essere andato fino in fondo nel progetto di riforma radicale della gauche italiana e probabilmente gli elettori del Pd che rivoteranno Renzi alle prossime primarie lo faranno chiedendogli questo: rompere con forza i tabù che fanno dell’Italia uno dei paesi meno in salute d’Europa (occupandosi per esempio del perché il valore del pil per ore lavorate in Italia equivale a 41 euro mentre in Germania a 52 euro) ed evitare che la sinistra torni rapidamente al medioevo della politica.

 

La ragione per cui una scissione potrebbe esserci è che la sinistra del Pd (o almeno una parte) considera la trasformazione renziana non un’evoluzione naturale di un progetto, utile a creare un argine contro i populismi, ma un’apertura alle idee della destra. E per opporsi a questa “deriva” la tesi è la seguente: i populismi non si battono prendendo la tessera numero uno del partito dell’apertura e della produttività, ma si battono in un altro modo – cercando di non farsi rubare dagli stessi populisti gli argomenti di sinistra grazie ai quali hanno attirato sotto il loro mantello molti elettori progressisti. Ci si può girare attorno quanto si vuole ma oggi la sfida è questa: opporsi con tutte le forze al ritorno del protezionismo, del nazionalismo, del trumpismo, del populismo, oppure scegliere un campo diverso, non così differente da quello neoprotezionista, per tentare di conquistare qualche sindacalista e qualche grillino. I due progetti non sono compatibili, come è evidente, e se la scissione aiuterà il Pd del futuro a rompere le sue catene con il medio evo della sinistra, allora sì: forza scissione. Non è più tempo di sinistre parzialmente incinta.

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    16 Febbraio 2017 - 06:06

    La scissione va bene. C’è però la questione del malloppo a complicare la cosa. Riuscirà la nuova generazione Pd a scucire qualche soldino (diciamo una cifra ragionevole) ai vecchi gerarchi? Altrimenti per sopravvivere dovranno ricorrere alle solite porcate, rendendo il futuro incerto (hanno amici tra i gangli della giustizia e quelli non perdonano). Se dicono no. Cercate la volpe argentata di Tolentino, prima con le buone maniere, poi con maschie pressioni agli zabedei perché riveli il nascondiglio. Occhio ai confini, è pratico di convogli.

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    • g.burlando

      16 Febbraio 2017 - 10:10

      Credo che la questione del malloppo se non determinante certamente importante lo sia : condivido il Suo pensiero

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      16 Febbraio 2017 - 09:09

      No, il malloppo non lo mollano e Renzi sarò costretto a cercare soldi tra gli amici, cosa molto pericolosa! Comunque meglio così, il ducetto di Rignano farà una fine ingloriosa ( mi dispiace per voi ), le scissioni a sinistra non hanno mai portato fortuna, meglio così!

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        16 Febbraio 2017 - 12:12

        Sul Foglio risultiamo gemelli siamesi. Nelle situazioni incerte vale l'audacia: inventiamoci una firma.

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  • lorenzolodigiani

    15 Febbraio 2017 - 21:09

    Come dare credito ad una sinistra che si sente depredata dei propri elettori tradizionali quando ha raggiunto il 25 per cento alle ultime elezioni mentre il PD , secondo i sondaggi demoscopici ( che magari non contano, ma un po' contano) si attesta intorno al 30 per cento. Sembra un gruppo di bambini riottosi che contestano qualsiasi proposta di Renzi, pestando i piedi. Si schierino e riconoscano che il loro avversario non e' Renzi, bensi' Grillo, il protezionismo, i nazionalismi. Altrimenti lascino libero il campo a chi e' maggioranza nel partito e che, in base a questo principio democratico, si batte in nome delle riforme, della soldarieta' e della giustizia sociale, del nostro legame indissolubile con l'Europa . Parzialmente incinta non lo si può essere, lo diceva anche Flaiano. non ha vinto le ultime elezioni

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