"Basta con i processi mediatici", dice la Cassazione

Inaugurato a Roma l'anno giudiziario. Il primo presidente della Cassazione, Canzio, si dice contrario al reato di immigrazione clandestina, chiede la procura europea e processi più veloci

"Basta con i processi mediatici", dice la Cassazione

Il primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio (foto LaPresse)

“L'avversione” dell'opinione pubblica per le sentenze “ritenute miti nei casi ad alto rilievo mediatico”, la fuga di notizie, “l'inefficacia” del reato di immigrazione clandestina, la “terribile minaccia” del terrorismo internazionale e il “netto miglioramento” della velocità della giustizia: sono i tempi principali dell'inaugurazione dell'anno giudiziario di oggi a Roma. Il primo, tra l'altro, senza l'Associazione nazionale magistrati, in contrasto con il governo per il “mancato adempimento degli impegni politici assunti” sulla proroga dei pensionamenti solo per alcuni magistrati e sulla legittimazione dei trasferimenti.

 

Il primo presidente della Cassazione Giovanni Canzio sottolinea “una frattura fra gli esiti dell'attività giudiziaria e le aspettative di giustizia, a prescindere da ogni valutazione circa la complessità dei fatti, la validità delle prove, i princìpi di diritto applicati, le garanzie del processo, la tenuta logica della decisione”. Un problema che si innesta tra “le ansie securitarie dei cittadini” e il “pregiudizio” del “processo mediatico”. Processo mediatico talvolta innescato, magari, dal “fenomeno della fuga di notizie, grave perché rischia di ledere il principio costituzionale di non colpevolezza”, fa notare il procuratore generale della Cassazione, Pasquale Ciccolo, che per questo invita le toghe a tenere “la massima discrezione anche laddove si sia trattato di sostenere pubblicamente le ragioni e la bontà dell'attività giudiziaria svolta”.

 

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L'immigrazione clandestina, come detto, per Canzio è un reato “inefficace”. Il giudice rileva “un incremento esponenziale dei procedimenti legati all'ingresso di migranti”, che “pone problemi di natura umanitaria, culturale, economica e sociale” con “ripercussioni considerevoli a carico dell'amministrazione della giustizia”. L'auspicio, quindi, è “un'urgente ridefinizione legislativa” all'insegna di “semplificazione e accelerazione”. Canzio, poi, è a favore della riforma del processo penale, attualmente ferma al Senato. Per combattere il terrorismo, invece, per il presidente della Cassazione bisogna operare in una “dimensione internazionale” rafforzando “il coordinamento nella fase investigativa, anche con l'istituzione della procura europea”.

 

Il primo presidente, infine, parla di “netto miglioramento” dei dati nella giustizia civile in Cassazione, “eccellenti" nel settore penale. Nel primo caso, “l'altissimo tasso delle definizioni” si traduce in 27.394 provvedimenti pubblicati e 3.151 in attesa di pubblicazione, sul solco di una maggiore produttività media dei magistrati; nel penale, a fronte di una “lieve diminuzione” dei procedimenti, aumenta del 12,2 per cento il numero delle definizioni (58.015) con una durata media al di sotto di quella europea.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    26 Gennaio 2017 - 17:05

    A Redazione - L'Anm, era assente, aveva rifiutato di essere presente. Il contendere che ha prodotto l'assenza: questioni di sterco del diavolo. Giovanni Canzio non lo hanno ascoltato direttamente. Ergo: "Noi siamo noi e voi siete u' cazzo"-

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    26 Gennaio 2017 - 14:02

    "Basta coi processi mediatici!"... e chi lo dice? Mi pare che la Costituzione piùbbèlladelmondo stabilisca che nessuno è colpevole fino a sentenza di colpevolezza passata in giudicato. Solo a quel punto. Dunque fino alla celebrazione del primo processo solo la magistratura inquirente deve sapere e conservare nel segreto quanto sa, pena reati contro la persona. Il diritto di cronaca tutt'al più potrebbe dare notizia neutrale dei processi, visto che sono aperti al pubblico, senza spingersi oltre, pena reati contro la persona. Questo dovrebbe essere il rispetto della Legge, da parte degli uomini di legge in primis. Invece in Italia, con 150 mila leggi in vigore che nessuno conosce per cui ognuno può trovarsi colpevole di qualsiasi cosa anche senza saperlo, si deve vivere come nella Parigi della ghigliottina (oggi tv e giornali) in piazza nei giorni del terrore. Terrore giudiziario. Dalla culla del Diritto, alla patria dell'arbitrio, appunto. Fermi lì.

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