La marcia di Pasqua per l'amnistia

Perché secondo Sofri è giusto partecipare alla marcia dei Radicali 

La marcia di Pasqua per l'amnistia

Abuso ancora di questo spazio per giustificare la mia assenza dalla marcia di Pasqua per l’amnistia, dovuta a impedimenti logistici che non so superare. Me ne rammarico per più ragioni. Una è il piacere di incontrare persone che, singolarmente e nella loro combinazione di guardie e ladri, è ormai raro vedere altrove. Soprattutto è la premura per la condizione delle galere e dei loro abitatori, cui mi lega un affetto da migrante. I radicali di ogni chiesa sono in solido garanti di una fraternità lucida e non sentimentale (anche sentimentale) verso i detenuti e chi vive vicino a loro. Penso che l’amnistia sia fuori dalle possibilità attuali e prevedibilmente future del nostro regime politico e dell’opinione che forma e da cui è formato. Ai discorsi dei Papi i pii parlamentari hanno imparato da tempo a venerare il ronzio e togliere il pungiglione. I fatti provano che un’amnistia sarebbe un passaggio necessario, prima che per il buon frutto della clemenza, per affrontare il retaggio dell’amministrazione della cosiddetta giustizia, un morto che afferra il vivo e lo trascina nei propri scantinati di faldoni. Se l’amnistia diventasse una bandiera simbolica a scapito di interventi parziali e puntuali, crolli da puntellare e strappi da rattoppare giorno per giorno – notte per notte, la notte è il tempo della galera – chiederei che venisse ammainata. Non mi pare che avvenga. Sono stato del tutto scettico nei confronti di una specie di partito dell’amnistia che avrebbe preso la parte per il tutto, col risultato di renderla ancora più parziale. Visitare i carcerati e augurare l’amnistia come un giubileo ottusamente mancato alla sua data e rinviato a data da destinarsi – domani, a Gerusalemme – è un buon pezzo di programma. Così sono interamente solidale con promotori e partecipanti della marcia di Pasqua.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • luigi.desa

    16 Aprile 2017 - 12:12

    Per I cattolici le Opere di misericordia sono 7 e c'è il precetto "Visitare i carcerati " .E' la sintesi perfetta del messaggio del Cristo. Dubito che nella sinistra radicale quel singolo precetto esiste per lo stesso sentimento di pìetas che motiva il cattolico. Dal secolo XIX la repressione dei movimenti di rivolta all'ancien regime portò in carcere a migliaia attivisti politici anarchici terroristi. Ecco l'origine delle fraternizzazione tra quelli e i delinquenti comuni e criminali . Una conferma in Italia si è avuta - è agli atti- con la storica comunella tra i terroristi rossi e financo con la criminalità organizzata. Questa pìetas laica non ha nulla di spirituale ma è solo complicità solidale e psicologica come esiste nelle famiglie nei collegi nei reparti militari nelle lobby di ogni genere ,nei partiti .Visitare i carcerati e poi pensare di aver fatto il proprio dovere da bravo compagno che essere essere umano è ben altro.

    Report

    Rispondi

Servizi