La mia stagione è il buio

di Cristina Caloni, Castelvecchi, 90 pp., 13,50 euro

Dice qualcosa e merita attenzione il breve romanzo d’esordio di Cristina Caloni (1978) ambientato fra l’Italia e Londra. La mia stagione è il buio è incentrato sulla personalità dissoluta e schizoide di Julian, personaggio ispirato alla vicenda dolorosa e tragica di un amico dell’autrice, prematuramente scomparso. Il protagonista ci avverte alla prima riga: “Fuggire da me stesso è stato sempre il mio passatempo preferito”. Perciò stentiamo a credergli, quando si autoproclama “assassino seriale”, a maggior ragione se lo vediamo assistere, seminascosto, al proprio funerale. “Vi saluto, sono morto. (…) Questo racconto è un epitaffio sarcastico”, spiega. Julian osserva e descrive le persone che lo hanno amato, attonite e affrante di fronte al suo gesto estremo, distrutte dal dolore e dal rimorso. Le donne, somiglianti e rivali, scoprono con disagio la sua vita doppia e le sue sfacciate menzogne. Ma gli amici più cari intuiscono, con crescente agitazione, ciò che il lettore ha già capito: Julian non è morto, è soltanto fuggito. La seconda parte del romanzo ha per scenario una Londra colta e sofisticata. Julian improvvisa un party elegante e affollato, in cui questo misterioso italiano, padrone di casa, si fa trovare al pianoforte ed esercita sulle donne ospiti un fascino irresistibile. Prima del loro arrivo, del resto, si era già strapazzato la cameriera. “Vivevo delle relazioni fallimentari, dalle quali sono scappato di punto in bianco, ho usato donne per un solo mese di piacere. Ho tenuto una condotta assente, severa, fredda, oppressiva, maniacale, prepotente, dispotica, rabbiosa, violenta, finanche amichevole. Sì amichevole, fasulla, come la peggiore delle maniere”.

 

In una prosa forte e originale, Cristina Caloni penetra con delicatezza nella psicopatologia di un uomo disturbato, la cui ironia livida e macabra rende con efficacia l’alternarsi delle fasi maniacali con quelle depressive. “Come mi sento? Come un martire cristiano, dilaniato, lapidato, immerso nelle paranoie e nelle ansie di persecuzione”. Fra le tante citazioni cinematografiche e letterarie che costellano il romanzo, se ne incontrano di premonitrici. “Ho sempre avuto un’ossessione per le rosse, anche se hanno un odore acre nell’intimo, difficile da sopportare (…) Infatti in quel libro di Suskind l’essenza della rossa era l’ultimo ingrediente del profumo, la nota di testa, di apertura”. Quella di Julian è una lucida follia, le sue parole non resteranno prive di conseguenze: “E’ assurdo pensare che chi uccide sia pazzo, spesso è soltanto cattivo o molto razionale, come me: la gente non riesce ad accettare questa verità”.

 

LA MIA STAGIONE E' IL BUIO
Cristina Caloni
Castelvecchi, 90 pp., 13,50 euro

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