Amore e morte

Umberto Silva

Due scene di film da rivedere per cominciare l’anno sopravvivendo al dolore del terrorismo

Dal Bosforo insanguinato si allontana l’assassino togliendosi il manto, ha eseguito un ordine, nessun pathos in lui, tutt’altro, è più tranquillo di loro tutti, i morti. Odo i suoi passi lungo i viali, ha fatto il suo dovere, nella casa segreta lo attende un complice, o il nulla. Più desolante della morte dei ragazzi del Reina è la morte dell’anima che pervade l’assassino, una morte che condivide con tanti altri giovani in tante parti del mondo. Dei terroristi parlo, che cominciarono il loro percorso nella metà di due secoli orsono e instancabili continuano; e se un tempo la loro lotta era contro Dio, di cui negavano l’esistenza, ora si fingono suoi seguaci. Siamo sempre lì, in quella storia di cui il genio di Dostoevskij colse fin da subito la macabra essenza, che fin dalle origini costoro cercarono di spacciare per oscura bellezza. E’ il volto di chi superbo pensa di pensare, di chi vanitoso pensa di essere pensato e si sforza di pensarsi, eleggendo a esistente quel che pensa. Non ci riesce, impossibile che il nulla vinca, qualcosa sempre lo smaschera. Chi non nasce uccide, chi non nasce alla gioia di esistere con l’altro da sé… inesorabilmente dispensa morte e solo morte.

L’assassino fuma una sigaretta. Impassibile, neppure vede lo squallore che lo circonda, niente a che fare con gli accoglienti salotti dove negli anni di piombo si chiacchierava dei massimi sistemi, come toccò al povero Moro, che oltre le pallottole dovette subire un mucchio di saccenti stronzate. Nessun glorioso affanno per gli assassini del Bataclan e del Reina: per quanto invochino Allah Akbar nessun piacere, in questo assai lontani dal godimento perverso delle Br, che volevano vivere pienamente per pienamente pavoneggiarsi. I kamikaze crepano e basta, nessuno come loro è senza Dio, e tanta miseria umana suscita orrore ma anche una preghiera al Signore, che altri chiamano Amore, e altri ancora Dolore, quel benedetto Dolore che scaccia la nuvolaglia d’una presuntuosa sofferenza e illumina i cuori.



Se si vuole cominciare l’anno con qualcosa di soave, terapeuticamente suggerisco due celebri film: basta qualche secondo di ciascuno di loro per illuminare una giornata. Nell’Orgoglio degli Amberson di Orson Welles un prototipo di automobile corre tra la neve, la guida Eugene Morgan, simpatico costruttore innamorato e ricambiato dalla vedova Isabel, madre dell’arrogante George. Si ride, si scherza, si gioca, l’auto si ferma lungo la strada nevosa mentre George l’orgoglioso rotola dalla sua slitta stringendo a sé la figlia di Eugene, Lucy, che lo ama. Vinto da un desiderio incontrastabile la bacia sulla neve, si baciano. Sopravviene Eugene che per qualche secondo si piega su di loro e li guarda felice. Le cose purtroppo prenderanno un’altra via, ma quell’uomo è davvero per qualche secondo incredibilmente felice, per via di quel bacio vede spianarsi la strada della felicità di sua figlia che ama George, e la propria, di lui che ne ama la madre, e pensa che tutto volgerà al meglio. E anche noi lo pensiamo, anche noi felicissimi. Uno splendido quartetto nuziale di padre e madre e figli e figlie… bè, se vogliamo spazzare per un po’ la nostra tristezza, è questa immagine un formidabile antidoto. 30 secondi, signori, non di più.



Quindici istanti di sovrana delizia con I Predatori dell’Arca perduta. Indiana Jones è piuttosto cinico con le donne, ha sedotto e abbandonata per dieci anni la ragazza Marion ma ora, un po’ per interesse un po’ per desiderio, tra un’avventura e un’altra dal Nepal la porta in Egitto. In una bianca veste di lino Marion gioca con le scimmiette sulla terrazza, la luce del Cairo la illumina e rasserena. Alzando il capo la deliziosa fanciulla guarda Indiana con occhi innamorati, occhi che dispensano e invocano una gioia assoluta. E lui, Indiana, una volta tanto perde la bussola e ricambia, rapinoso e rapito. Pazienza se fuggirà ancora per poi ritornare da lei trent’anni dopo, nell’ultimo film, quello del teschio di cristallo, la luce del Cairo continua a allietare il cuore di Marion e i nostri. Marion, Indiana, gli Amberson e i Morgan, 40 secondi in tutto, di tutto, per tutti; da psicoregista ve li raccomando prima di dormire, o di fare l’amore.

Di più su questi argomenti: