La Brexit può essere un bene per l'Europa?

La rassegna della stampa internazionale sui principali fatti che riguardano da vicino il nostro paese. Oggi articoli di Bloomberg Business Week, Abc, Faz, Libération...

La Brexit può essere un bene per l'Europa?

Foto LaPresse

Viceministro Gozi, Brexit opportunità per l’Europa

New York, 27 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - La Brexit è un’occasione per l’Unione europea di riaffermare la propria unità e la propria determinazione all’integrazione in settori chiave come la difesa, per sviluppare una nuova politica di investimenti e per rivedere e migliorare il funzionamento delle istituzioni comunitarie, a partire dal Parlamento europeo. Lo ha dichiarato il sottosegretario di Stato italiano alla Presidenza del consiglio dei ministri con delega agli Affari europei, Sandro Gozi, in una intervista concessa a “Bloomberg” alla vigilia delle cerimonie a Roma per il 60 mo anniversario dell’Unione. L’uscita del Regno Unito dall’Ue, ricorda Gozi, libererà 73 seggi al Parlamento europeo, e quei parlamentari europei andrebbero eletti “in liste transnazionali”, così da “edificare una vera politica europea, al posto delle politiche nazionali”. Più l’Ue sarà unita, meglio sarà anche per i negoziati con il Regno Unito, sottolinea il Sottosegretario. Proprio su questo tema è tornato ad esprimersi, con maggior durezza, il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, ribadendo che l’Ue dovrà pagare un conto salato per l’uscita dall’Unione. “Abbiamo calcolato scientificamente a quanto ammontano gli impegni assunti dal Regno Unito, e quel conto va pagato”, ha detto Juncker, confermando che la cifra è di circa 50 miliardi di sterline (58 miliardi di euro). Londra preme perché i negoziati sull’uscita dall’Unione e quelli per un nuovo accordo di libero scambio proseguano di pari passo: il presidente della Commissione Ue ha chiuso la porta a quest’ipotesi, mentre nella sua intervista a “Bloomberg”, il sottosegretario Gozi ha espresso una linea più possibilista.

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Letta: Francia e Germania per rilanciare l'Europa, Italia e Spagna non li lascino soli

Madrid, 27 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - La domanda, che attraversa quasi tutti gli articoli che in questi giorni accompagnano il 60esimo anniversario dei Trattai di Roma è la solita: l'Europa unita è stata un successo o un fallimento? "Quando le cose non vanno bene si pensa che una via d'uscita possa essere nella ricerca di un colpevole", risponde l'ex presidente del Consiglio italiano Enrico Letta al quotidiano spagnolo "Abc", ma "pensare che l'Europa sia la causa dei nostri problemi sarebbe un gravissimo errore di prospettiva". "La causa dei nostri problemi e nella globalizzazione, nel fatto che paesi europei che prima erano al centro del mondo ora sono sfidati dalle nuove grandi potenze che negli ultimi anni si sono trasformate in giganti come Cina, India, Brasile". Letta scommette sulla sfida dell'integrazione e dei valori e sulla possibilità che a guidare la rinascita dell'Europa passi per il lancio dell'asse franco-tedesco auspicato da Macron e Fillon e che trova nei candidati pro-europei tedeschi - Angela Merkel e Martin Schulz - analoga volontà di consolidarsi. A meno che alle presidenziali non vinca Marine Le Pen, perché in quel caso "l'Europa finisce" avverte Letta. In questo scenario "Spagna e Italia corrono il rischio di vedersi sommersi da un clima di grande incertezza politica con governi di minoranza e instabilità". I "nostri due paesi devono salire nei vagoni nella comitiva più rapida quella che guida la Unione europea e non lasciare soli Germania Francia". Per diventare "adulta" l'Ue deve creare un corpo unico di frontiera, far nascere "l'Fbi europeo contro il terrorismo", trasformare "il Meccanismo europeo di stabilità in un vero e proprio Fondo monetario europeo che salvi i paesi in difficoltà quando avvista i primi segnali di fumo e non quando la casa è già bruciata come è successo con la Grecia".

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Il ministro degli Esteri italiano auspica un rapido ripristino del formato G8

Mosca, 27 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - L’Italia auspica un rapido ripristino del formato G8 con la partecipazione della Russia. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri italiano, Angelino Alfano, in visita ufficiale a Mosca. "Spero che il vertice di Taormina sia l'ultimo in formato G7 e che il prossimo si svolgerà nel formato G8, con la partecipazione della Russia. Questo scenario, tuttavia, dipende dall’approccio costruttivo ed orientato alla cooperazione di Mosca. Noi crediamo che la Russia possa tornare ad essere ancora una volta un partner affidabile, il cui contributo costruttivo sulla scena internazionale siamo già stati in grado di apprezzare in passato", ha dichiarato il ministro degli Esteri in una intervista a “Ria Novosti”. "L'importanza del dialogo con la Russia su questioni di reciproco interesse è il principio condiviso sia dall’Ue che dalla Nato. Noi crediamo che lo spazio per la maturazione di tale orientamento esista anche all'interno del forum del G7", ha spiegato il ministro Alfano.

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Alitalia, lo Stato italiano prepara una ricapitalizzazione di Alitalia

New York, 27 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - Lo Stato italiano sta approntando un nuovo intervento emergenziale in favore dell’ex compagnia di bandiera italiana Alitalia, di nuovo in crisi di liquidità. Lo Stato interverrebbe attraverso un finanziamento a garanzia pubblica della Casa depositi e prestiti, così da non incappare nei divieti opposti dall’Ue agli aiuti di Stato. Stando a “Bloomberg”, il ministero delle Finanze italiano intende fornire ad Alitalia un finanziamento di 200 milioni di euro, metà di un finanziamento emergenziale da 400 milioni cui Etihad Airways, che possiede il 49 per cento di Alitalia, parteciperebbe con una quota pari a quella dello Stato italiano. Il denaro dovrebbe servire a tenere a gallala compagnia nel caso il piano di ristrutturazione quinquennale annunciato lo scorso 15 marzo non dovesse ottenere il sostegno dei rimanenti investitori, o Alitalia non dovesse riuscire a raggiungere i suoi obiettivi finanziari.

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PANORAMA INTERNAZIONALE


 

Europa: la strada di una nuova partenza è passata per Roma?

Parigi, 27 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - La Brexit inizierà formalmente dopodomani mercoledì 29 marzo, ma a pochi giorni vigilia dell'apertura dei negoziati per l'uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea i leader degli altri 27 paesi Ue si sono concessi a Roma un vertice simbolico, rilassato e soleggiato: lo scrive sul quotidiano francese di sinistra "Libération" il corrispondente Eric Jozsef raccontando come sul Colle del Campidoglio, nella stessa Sala Orazi e Curiazi in cui fu firmato il Trattato di Roma il 25 marzo 1957 tra i sei paesi fondatori della Comunità Economica Europea (Cee), i capi di Stato e di governo dell'Unione Europea si siano ritrovati, per la prima volta senza il premier britannico, per giurarsi nuovamente reciproca fedeltà dopo lo shock del referendum inglese; un giuramento sigillato da una "dichiarazione di Roma" che proclama la loro volontà di restare uniti e di proseguire nell'integrazione, anche se le concrete modalità non vengono precisate. La "dichiarazione di Roma" tuttavia, nota "Libération", non costituisce ancora un vero cambiamento di rotta per l’Europa: i Ventisette infatti dovranno attendere la fine del periodo elettorale in Francia ed in Germania, sperando nella vittoria dei filo-europei come è già successo in Austria ed in Olanda; soltanto allora potranno lanciarsi nel concreto lavoro di rafforzare l'Ue, cioè arrivando finalmente a federare la zona euro e dotare l’Europa di quelle politiche sociali e fiscali che per ora le mancano crudelmente oltre a quell'unione militare essenziale davanti al possibile disimpegno dell'alleato statunitense. In attesa, un po' dappertutto attraverso il continente la società civile comincia a mobilitarsi, brandendo orgogliosamente la bandiera blu con il cerchio di stelle: sia per contestare un governo che attenta all'equilibrio dei poteri come in Polonia; o per reclamare la continuazione delle riforme e la lotta alla corruzione come in Romania. Sabato scorso a Roma la "Marcia per l'Europa" ha riunito oltre 5 mila persone; e persino a Londra diverse decine di migliaia di manifestanti (80 mila secondo gli organizzatori) hanno marciato nelle strade della capitale britannica al grido di "Fermate la Brexit" e "Uniti per l’Europa".

Leggi l’articolo di Libération

Banca centrale europea, chi sarà il successore di Mario Draghi?

Berlino, 27 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - Jens Weidmann sarebbe il successore più probabile di Mario Draghi alla guida della Banca centrale europea (Bce), secondo il quotidiano italiano “la Repubblica”. Il presidente della Deutsche Bundesbank, scrive la “Frakfurter Allgemeine Zeitung”, non è certo il candidato preferito dal pubblico italiano: quasi certamente il banchiere tedesco non proseguirebbe la politica espansiva attualmente condotta dall’Eurotower. La scadenza del mandato di Draghi, comunque, è ancora lontana: è fissata per il 31 ottobre del 2019. La politica dei bassi tassi d’interesse della Bce, scrive il quotidiano tedesco, danneggia i risparmiatori ma torna a vantaggio degli Stati, specie i più indebitati. Weidmann non ha mai fatto mistero di essere contrario alla politica di Draghi. Un presidente tedesco della Bce, però, è sempre stato osteggiato da francesi e italiani. E infatti, ricorda il quotidiano, il primo fu olandese, Wim Duisenberg; fu poi la volta di un francese, Jean-Claude Trichet, sostituito da Draghi nel 2003. Tra i collaboratori più stretti del presidente in carica ci sono “pesi massimi” di orientamento anglosassone, come il belga Frank Smets. Sabine Lautenschlaeger, è l’unico tedesco nel comitato esecutivo della Bce. In ogni caso il prossimo presidente sarà deciso dai prossimi capi di Stato e di governo della zona euro. Fra loro il prossimo premier francese e quello tedesco: chissà se Martin Schulz (Spd) voterebbe come il cancelliere Merkel in favore di Jeas Weidmann?

Leggi l’articolo del Frankfurter Allgemeine Zeitung

Mediterraneo: "Centinaia di profughi sono stati soccorsi su gommoni e barche di legno"

Bruxelles, 27 mar 08:34 - (Agenzia Nova) - Un migliaio di migranti sono stati soccorsi in mare nella notte tra sabato 25 e domenica 26 marzo al largo della Libia dalla nave "Aquarius" e da altre unità mentre si trovavano "a bordo di gommoni e piccole imbarcazioni di legno: lo hanno reso noto le organizzazioni umanitarie Sos Mediterraneo e Medici senza frontiere (Msf); tra le persone soccorse c'era anche una donna morta durante la traversata. Più di 6 mila persone sono state raccolte in mare nell'ultima settimana, portando ad oltre 22 mila il numero di migranti sbarcati sulle coste dell'Italia dall'inizio dell'anno; l'anno scorso la Penisola ha visto l'arrivo di oltre 180 mila migranti, con un aumento del 18 per cento rispetto al 2015.

Leggi l’articolo della Libre Belgique

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