Il lavoro che va a Milano

Artigiani, piccola impresa, donne e start up. I motivi del “segno più” e la formazione

Il lavoro che va a Milano

Foto Archiproducts Milano via Flickr

Mentre nei corridoi della Statale di Milano, in via Festa del Perdono, si consumano le ultime frattaglie di un ’68 formato street food, con qualche decina di studenti che contestano il rettore Gianluca Vago che ha deciso per il numero chiuso nelle facoltà umanistiche, la Milano che ha cambiato millennio s’interroga sul mercato del lavoro. Gli indicatori sembrano confermare la vocazione di Milano: la disoccupazione, negli ultimi due anni è scesa dall’8,4% al 7,5%; le assunzioni cresciute nel 2015 del 13,5% grazie agli sgravi fiscali del Jobs Act si sono congelate nel 2016 con un modesto più 1, 4% ma già nel primo quadrimestre 2017 si registra un ottimo più 5,5%. A Milano il vento della crisi è calato sensibilmente con Expo, la saga delle Fiere e con la spinta della grande distribuzione. Tra i tanti dati positivi l’inversione di tendenza tra i giovani. Si assume di più nei servizi e nelle piccole imprese. La rivincita della città dei lavori (quelli manuali) sulla smart city: macellai, banconisti, panettieri e anche meccanici che usano il computer ma non possono fare a meno della loro abilità e della loro esperienza.

 

La prova provata la fornisce Marco Accornero, segretario generale dell’Unione Artigiani: “A crescere in modo esponenziale a Milano sono i servizi ma anche le donne artigiane: 149 imprese rosa in più in un solo anno e sono 10.582 le imprese artigiane al femminile nella provincia. E sul fronte delle piccole imprese in qualche caso sono sofferenza soprattutto le start up, che nell’arco di un paio d’anni, spesso per mancanza di credito, chiudono. “Ma non è sempre così – spiega Massimo Ferlini – della Giunta di Camera commercio – perché, anche con la collaborazione dell’università Bocconi, stiamo facendo crescere un grappolo di start up giovanili che hanno le carte in regola per diventare aziende strutturate”. La Camera di Commercio, oltre a essere da supporto alla nuova imprenditorialità milanese, sta preparando il campo anche ai servizi destinati ai percorsi scuola-lavoro. “Con le nuove disposizioni che favoriscono fino a 400 ore di lavoro nell’ambito della formazione, cresce la domanda di soggetti qualificati proprio nell’ambito del tutoraggio. Compito nostro è quello di individuare, tra chi ha esperienze formative, questi tutor da impegnare nell’accompagnamento dei ragazzi nel mondo del lavoro”. “Il nostro obiettivo – dice Giuseppe Zingale, direttore generale di Afol Metropolitana (Agenzia Metropolitana per la formazione, l’orientamento e il lavoro)– è sostenere le persone che hanno difficoltà ad entrare in contatto con le imprese. Le aiutiamo a diventare o a tornare ad essere ‘spendibili’ nel sistema lavorativo”. E i risultati ci sono. “Il 33% dei ragazzi che formiamo noi, qui all’Afol trovano lavoro, ma la cosa davvero straordinaria è che oltre il 74% trova un impiego coerente con la formazione che ha ricevuto”. Sembra ormai sepolta la stagione delle incomprensioni, quando domanda e offerta di lavoro non si parlavano e non si trovavano ragazzi disposti a fare il panettiere o il meccanico. “Il nostro lavoro è proprio questo: preparare giovani e non più giovani ad entrare o rientrare nel mercato del lavoro con gli strumenti adatti”, spiega Zingale. Nel primo quadrimestre 2017 sono state 51.053 le persone che si sono rivolte ai centri per l’impiego di Afol Metropolitana, l’agenzia di formazione, orientamento e lavoro partecipata dalla Città Metropolitana di Milano, dal Comune di Milano e da altri 41 Comuni. In particolare si sono rivolti al servizio Incontro domanda e offerta di Afol Metropolitana 629 persone, con una percentuale di ricollocamento lavorativo pari al 23% nel 2016, tendenza anche confermata nel primo quadrimestre del 2017. Inoltre nel primo quadrimestre 2017 sono stati avviati 1.046 tirocini per 804 aziende e sono stati assunti 146 tirocinanti a fine stage. Per quanto riguarda la formazione, l’anno formativo 2016-2017 è stato frequentato da 1263 studenti in obbligo formativo per 61.380 ore di formazione erogate. Il 33% degli studenti ha trovato un’occupazione che nel 74,6% dei casi è in linea con gli studi fatti, segno della coerenza tra i percorsi di studio offerti e le esigenze del mercato. Infine sono state 8.688 le persone che hanno frequentato i corsi di formazione continua e permanente per 51.710 ore di formazione offerte. “Ma il mercato dell’offerta nella grande Milano è a macchia di leopardo”, spiega Zingale, “ogni città ogni realtà ha caratteristiche proprie. Le specializzazioni più richieste nell’hinterland di Milano sono quelle della cura della persona, della ristorazione, della meccanica, della logistica. Mentre in città, a Milano vanno molto tutti i servizi”. “Abbiamo una vera e propria mappa dell’offerta in Afol, comune per comune, che decliniamo sul territorio diversificando la formazione”. Per un attimo il racconto di Zingale si ferma, sembra esserci del rammarico. Poi si spiega: “Purtroppo il problema della formazione, spesso viene vissuto come un ripiego. E invece è la chiave del successo professionale e l’esperienza regionale dell’alternanza scuola-lavoro è fondamentale, anche se è molto diversa dall’apprendistato”. “E’ una soddisfazione vedere, accanto a tanti giovani, qualche dirigente d’azienda, espulso dal ciclo produttivo, riprendere fiducia e iniziare un percorso nuovo, spesso mettendosi in proprio dopo aver imparato un nuovo mestiere”.

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