Milano ha fallito sul calcio? Neanche un po'. Controdeduzioni

Perché il capoluogo lombardo con le sue due squadre di calcio più titolate cedute a gruppi finanziari d’oriente si dimostra capace ancora di stare “dentro” il XXI secolo

Milano ha fallito sul calcio? Neanche un po'. Controdeduzioni

Foto LaPresse

Milan e Inter in mani cinesi: sconfitta della borghesia milanese o opportunità da cogliere al volo? Il dibattito aperto da Alessandro Aleotti la scorsa settimana merita qualche riflessione, anche perché il tema riguarda l'intero mondo del calcio italiano, oggi più che mai chiamato, innanzitutto per ragioni televisive, a confrontarsi con il futuro.

 

La mia opinione è molto semplice: Milano con le sue due squadre di calcio più titolate cedute a gruppi finanziari d’oriente si dimostra capace di stare “dentro” il XXI secolo, poiché la visione alternativa, quella delle risorse reperite nel gotha dell’imprenditoria locale, è tanto romantica quanto figlia di una logica del secolo passato.

 

Facciamo un rapido giro d’Europa. In vetta alla Premier League c’è il Chelsea di Roman Abramoviç. Primo in classifica in Francia è il Paris Saint Germain, acquisito nel 2011 dal fondo sovrano del Qatar. In Spagna regnano a pari punteggio Real Madrid e Barcellona, potenti realtà ad azionariato diffuso, forti di norme fiscali che negli anni passati hanno consentito ingaggi poderosi ai migliori giocatori del mondo nonché irrobustite da proprietà immobiliari (a cominciare dagli stadi) che ne rendono solida la dimensione patrimoniale.

 

In Italia da dieci anni circa domina la scena la Juventus, non a caso l’unico club della nostra serie A collegato in modo robusto ad una grande impresa globale (Fiat-Chrysler) nonché quotato in Borsa con presenza nel capitale di soggetti “pesanti” come Black Rock o Royal Bank of Scotland.

Che piaccia o no questo è il futuro del calcio di massimo livello: essere capace di giocare una partita globale, con giocatori/imprese viventi che guardano ai cinque continenti come scenario naturale della loro attività.

 

Ma non è finita qui, anzi. Per capire meglio dove andremo a parare ascoltiamo uno dei pochi italiani che masticano da mattina a sera questi temi, cioè Luigi De Siervo, amministratore delegato di Infront Italy. Che dice così: “La Cina è impegnata con investimenti imponenti per fare del calcio elemento centrale della vita nazionale, sportiva e non. Non a caso il gruppo Wanda (che recentemente ha acquisito Infront) ha messo a disposizione della Fifa 700 milioni di euro per progetti in futuri, in particolare per indirizzare verso Pechino una delle prossime edizioni del Campionato del Mondo. D’altronde laggiù risiede ormai il numero di appassionati di calcio più importante dell'intero pianeta, numero che cresce di anno in anno per competenza e capacità di spesa”.

 

E poi c’è il fronte televisivo a spiegarci come vanno le cose oggi e, soprattutto, come andranno domani. “Per l’ultimo derby Milan-Inter abbiamo avuto dalla società nerazzurra una indicazione sull’orario di svolgimento della partita – prosegue De Siervo – che infatti si è giocata alle 12,30. Questo risultato ha consentito ascolti in oriente con numeri impensabili su scala europea. Ecco perché noi pensiamo che si possa immaginare un valore per i diritti internazionali del calcio italiano ben superiore all'attuale, arrivando fino a 280-300 milioni di euro l’anno. D’altronde la Bundesliga ne vale già 240, mentre l’Italia è ferma a 200”.

 

Ecco perché lo stesso Tavecchio ha parlato esplicitamente di “spezzatino” (cioè la messa in onda a orari differenziati degli incontri) come prospettiva ravvicinata, facendo rifermento innanzitutto al modello spagnolo. Insomma tutto, o quasi, si gioca in televisione, intesa naturalmente nel senso più moderno del termine, dove i device di ogni tipo la fanno da padrone. E dove la tecnologia gioca un ruolo impensabile fino a pochi anni fa. Proprio Infront Italy ha iniziato a sperimentare (con successo) la versione digitale degli spazi pubblicitari di Tim ai lati della porte: essi cioè sono visibili solo da casa. Questa è la nuova frontiera: advertising negli stadi differenziato per regione di ascolto, in modo tale da poterlo personalizzare (innanzitutto sotto il profilo linguistico). Dunque meglio prepararsi. Il futuro è adesso, anche in area di rigore.

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