A Roma la mafia è un bluff. Lezione per i pappagalli delle procure

Costruire una fortuna sul brand anti mafia prescindendo dalle prove sulla mafia. Gli speculatori e i giornalisti in bikini. Breve catalogo

A Roma la mafia è un bluff. Lezione per i pappagalli delle procure

Foto LaPresse

In quasi quattro anni di inchieste spericolate, tra mazzette spacciate per coppole, strozzini da quattro soldi scambiati per temibili padrini, consiglieri comunali presentati come i nuovi Totò Riina, sfigatissime pompe di benzina trasformate in pericolosi covi dei nuovi picciotti della mafia e interi quartieri di Roma descritti come fossero l’epicentro evidente di una nuova inarrestabile Corleone, l’indagine su Mafia Capitale non ha mai conosciuto alcun tempo diverso rispetto a quello dell’indicativo. Nel linguaggio della cronaca giudiziaria, e non solo, l’indicativo,...

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    21 Luglio 2017 - 15:03

    Tutto vero, tutto giusto. Poi uno sente Matteo Orfini, presidente del PD (non dei 5 stelle): “A Roma la mafia c’è. Ed è forte e radicata”. Glielo spiegate voi?

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  • cristaldi.g

    21 Luglio 2017 - 14:02

    Ho chiesto al direttore di repubblica se oltre ai tre gradi di giudizio previsti dal nostro Codice di Procedura Penale (Primo grado, Appello, Cassazione) ce ne fossero altri : travaglio con il fatto quotidiano e ultimamente saviano con repubblica. CENSURATO.

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  • gianni.rapetti

    21 Luglio 2017 - 13:01

    Chissa' quanti Buzzi e Carminati che fanno soldi con i migranti ci sono in Italia.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    21 Luglio 2017 - 13:01

    L’affaire Mafia Capitale, è stato artatamente montato sulla valenza popolar/immaginaria del lemma. Aggiungendo “capitale” s’intendeva trasferire tutta la negatività criminale che evoca, in ambito politico: cioè nel campo della ricerca del consenso. Da noi, l’ordito trova spazio e diffusione perché la P.A e la burocrazia collegata sono il core del business e perché sono sempre stati usati come strumenti di lotta politica tra le parti. Quello che , pro vulgo acefalo, è etichettato “Mafia” , oggi e in sé, non è altro che un’organizzazione criminale dedita allo sfruttamento di ogni possibile occasione e fonte di lucro. Non ha colore specifico ed è ubiquitaria e trasversale. Le sue maggiori entrate derivano dalla possibilità di aggiudicarsi commesse e appalti pubblici. Si ritorna a Marco Pannella: la partitocrazia. Con l’aggravante che ai “partiti” si sono sostituite lobby di interessi settoriali e personali. Si usano fumogeni dialettici perché fare non "possiamo" fare il necessario.

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