Contro la gogna la soluzione c’è: smettere di pubblicare intercettazioni

La gogna si combatte non trasformando i giornali nella buca delle lettere delle procure. Perché il Foglio non pubblica intercettazioni

Contro la gogna la soluzione c’è: smettere di pubblicare intercettazioni

Il pubblico ministero Woodcock (foto LaPresse)

E se bastasse semplicemente chiudere il rubinetto? A due giorni dallo “scoop” del Fatto quotidiano – relativo alla pubblicazione di un’intercettazione (a) penalmente irrilevante diffusa (b) in modo probabilmente illegale e (c) registrata con modalità sospette dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico i quali, come ricordato ieri su Repubblica da Carlo Bonini, hanno appuntato le conversazioni tra Tiziano Renzi e Matteo Renzi nonostante il piccolo dettaglio che il reato per cui è indagato Tiziano non consenta l’utilizzo delle intercettazioni –...

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Maggio 2017 - 23:11

    Marco Lillo a Piazza Pulita: talmente patetico e minuscolo e arrampicante sugli specchi, che viene spontaneo confortarlo: "Su coraggio, passerà" Poi, con Fiano continua, anzi diventa un infantile, irascibile, bizzoso, supponente moralista partigiano.. Al punto che Formigli deve intervenire. Ritiriamo il conforto.

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  • mrdl

    18 Maggio 2017 - 15:03

    Sarebbe veramente un'Italia più decente quella in cui i media si adeguassero al lodo de Il Foglio; ma avremmo un'Italia ancora migliore se certi magistrati obbedissero alle leggi e il loro organo di autogoverno sanzionasse i colpevoli.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    18 Maggio 2017 - 14:02

    Al direttore: come togliere ai coprofagi il cibo che li tiene in vita. Il Foglio non lo ha mai bramato e mangiato, i suoi lettori non lo hanno mai preteso. Onore. Ma siamo nella conferma che recita:"Le eccezioni confermano la regola" Siamo fieri di essere l'eccezione.

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  • luigi.desa

    18 Maggio 2017 - 12:12

    nell'ordinamento giuridico italiano esiste la responsabilità oggettiva , forma di responsabilità per la quale non esiste rapporto diretto tra il responsabile e la azione per la quale è responsabilizzato, ma i magistrati la intravedono,quando sì quando no.Eppure c'è il caso delle notizie che escono dalle procure ,ebbene è il classico caso di responsabilità oggettiva di tutti coloro che girano attorno alla velina dello scandalo. .Voce dal sen fuggita e tana libera tuttti. Esistendo già la fattispecie di reato ( in 70 anni applicata una volta -30 anni fa un giornalista del Messaggero finì al gabbio e altre volte e non sanzionatea) basta fare due più due e imputare tutti : l'impiegato che batte la velina, il magistrato ,l'uff.di pol.Giud. ,il personale delle pulizie , il ragazzo del bar che porta le vivande di prima necessità ai prodi che lottano contro il crimine . Insomma prima un intercettata a pioggia all'ufficio procurile che è compilata la velina e poi una retata alla

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