Così l'Azerbaijan prova a influenzare le istituzioni europee

Il paese da tempo cerca di migliorare la sua immagine nei contesti internazionali. Con metodi forse non del tutto legali

Così l'Azerbaijan prova a influenzare le istituzioni europee

La capitale dell'Azerbaijan, Baku, vista dall'alto

Roma. Un sistema corruttivo di quasi 3 miliardi di dollari. E’ quanto emerge dai documenti segreti che hanno potuto consultare i giornalisti del Monde, del Guardian e del quotidiano danese Berlingske, e che raccontano uno schema orchestrato dall’Azerbaijan per pagare personaggi politici europei, comprare beni di lusso, riciclare denaro sporco e cercare di influenzare le attività di alcune istituzioni europee a favore del paese. La diplomazia del caviale, l’ha definita un lungo paper del 2012 redatto dal think tank European Stability Initiative. I dati, racconta il Guardian, mostrano un sistema di corruzione sistemica con più di 16 mila pagamenti coperti dal 2012 al 2014.

 

Secondo i giornali, che non fanno altro che aggiungere un nuovo filone ad altre numerose inchieste, l’Azerbaijan da tempo cerca di influenzare l’Europa e di migliorare l’immagine del paese nei contesti internazionali. In questo senso è famoso il contratto concluso tra il paese e l’Atletico Madrid, la seconda squadra della capitale spagnola, che nel 2013 ha ricevuto 12 milioni di euro per scrivere sulla propria maglia “Azerbaijan, Land of Fire” per un anno e mezzo. Il contratto milionario sollevò più di qualche interrogativo sulle intenzioni azere, oltre ad attirare l’attenzione di numerose associazioni per i diritti umani: durante la finale di Champion’s League del 2014 tra Atletico e Real, l’Ong Reporters Without Borders utilizzò la maglia dell’Atletico per denunciare la repressione del regime di Baku e la sua campagna di influenza. I movimenti opachi sono quindi cosa conosciuta, la nuova inchiesta porta alla luce prove e collegamenti tra il regime e le istituzioni europee.

 

I documenti rivelano infatti quale sistema era utilizzato dal regime di Baku per lasciare meno tracce possibili. I soldi partivano dall’Azerbaijan e dalla Russia e transitavano per compagnie britanniche in modo da apparire meno sospette alle banche europee di destinazione. Il flusso di denaro era però così forte che alcune hanno iniziato a insospettirsi. Tra queste la banca danese Danske, che autorizzava i pagamenti attraverso una sua filiale in Estonia. Danske ha denunciato nel 2014 le attività sospette all’autorità finanziaria estone non appena si è resa conto di aver a che fare con “riciclaggio e altre pratiche illegali”.

 

Il Guardian riporta che i pagamenti erano rivolti soprattutto a giornalisti e politici, tra i quali molti membri della Pace, l’assemblea deliberativa del Consiglio d’Europa, l’organismo che si occupa principalmente di diritti umani e non ha legami con l’Unione europea. Tra questi figurano i nomi di Eduard Lintner, membro della Csu, il partito bavarese alleato della Cdu di Angela Merkel, e Luca Volontè, ex capogruppo del Partito popolare europeo alla Pace. Volontè, in particolare, era stato già accusato dalla procura di Milano di aver ricevuto più di due milioni di euro dall’Azerbaijan; rinviato a giudizio a febbraio, Volontè è poi stato prosciolto dal Tribunale con la motivazione che le ragioni del voto dei parlamentari non è sindacabile. La procura ha presentato appello contro la decisione.

 

Andres Herkel, un rappresentante dell’Estonia alla Pace, ha spiegato al Guardian di non “avere mai visto fatti di corruzione in senso stretto”, ma di avere assistito a “molti interventi, voti e opinioni strane”. Secondo l’inchiesta dei tre giornali una delle situazioni “strane” è avvenuta nel 2013, quando l’assemblea del Consiglio d’Europa respinse un rapporto molto critico nei confronti del regime azero, accusato di violare i diritti umani nel trattamento dei prigionieri politici. Secondo la procura di Milano, Volontè fu determinante nell’orientare i membri del suo gruppo parlamentare a votare in modo favorevole all’Azerbaijan.

 

Il Monde spiega un altro modo in cui l’Azerbaijan ha cercato di guadagnare il consenso dei parlamentari europei, non solo per ottenere voti favorevoli nelle istituzioni, ma anche per aumentare la propria influenza e i propri contatti. Nel febbraio del 2011 il ministro dell’Agricoltura azero, Ismat Abasov, ha comprato 630 vacche nel dipartimento rurale della Yonne; due anni prima André Viliers, allora senatore della circoscrizione e oggi deputato, era andato in Azerbaijan proprio a perorare la causa degli allevatori della sua regione. Corruzione? Probabilmente no, ma un ulteriore tassello nella campagna “amici dell’Azerbaijan” portata avanti da Baku.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi