Mosca avverte gli americani dopo l'abbattimento di un aereo del regime in Siria

"Ogni mezzo aereo della coalizione intercettato nel paese sarà considerato un obiettivo", dice la Russia. Domenica, gli Stati Uniti hanno abbattuto un Su-22 dell'aviazione assadista. Il Pentagono: "Vi avevamo avvertiti"

Mosca avverte gli americani dopo l'abbattimento di un aereo del regime in Siria

Un F18 Super Hornet americano

Domenica, per la prima volta dall'inizio della guerra in Siria, un aereo americano ne ha abbattuto uno siriano a Tabqa, vicino alla capitale dello Stato islamico Raqqa, messa sotto assedio dai ribelli. Il Su-22 dell'aviazione del regime aveva appena completato un bombardamento a Ja'Din contro le Forze democratiche siriane, sostenute dagli Stati Uniti. Poco dopo la conferma dell'operazione da parte del Pentagono, il ministero degli Esteri russo ha risposto con un comunicato che sospende unilateralmente il memorandum di cooperazione siglato con la coalizione internazionale per prevenire incidenti e garantire la sicurezza delle operazioni in Siria: "Qualunque aereo, inclusi i droni, appartenenti alla coalizione internazionale e che operano a ovest del fiume Eufrate saranno intercettati dalle forze antiaeree russe in cielo o in terra e sarà considerato un obiettivo". I contatti tra la coalizione internazionale e la Russia erano già stati sospesi ad aprile, all'indomani dell'attacco alla base di Shayrat ed erano ripresi il mese scorso. 

 

Il coinvolgimento militare degli americani in Siria va aumentando proprio dal giorno in cui gli Stati Uniti hanno bombardato con 59 missili Tomahawk la base siriana da dove era partito un attacco chimico degli assadisti nella provincia di Idlib. L'abbattimento del Su-22 di domenica conferma la tendenza: gli Stati Uniti intendono difendere in modo più efficace e diretto i propri alleati che combattono per riconquistare Raqqa dal Califfato. Solo pochi giorni fa, gli americani avevano abbattuto un drone delle forze filogovernative nei pressi della base militare di al Tanf, dove sono stanziati i ribelli anti-Assad. Poi, il 18 maggio, gli Stati Uniti avevano bombardato un convoglio del regime che si muoveva verso la base. Ora, la sospensione del memorandum tra Russia e Stati Uniti significa che i due paesi non si coordineranno più nelle rispettive operazioni aeree in Siria. Fino a oggi, il sistema – chiamato "deconfliction line" – funziona con lo scambio di informazioni sulle rispettive operazioni in corso tra il comando della coalizione internazionale, basato in Qatar, e Mosca. Finora è stato così che i due fronti hanno evitato scontri pericolosi nei cieli della Siria.

   

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Per il Pentagono, prima di abbattere l'aereo siriano, l'F18 Super Hornet dell'aviazione americana aveva lanciato un avvertimento. In termini militari si chiama "dimostrazione di forza", cioè il tentativo di dissuasione del nemico dal compiere qualsiasi manovra offensiva, anche inviando messaggi radio o volando a bassa quota. Dopo avere avvertito anche il governo di Damasco e il suo sostenitore russo – continua il Pentagono – il Su-22 ha bombardato lo stesso i ribelli. A quel punto si è deciso per l'intervento "nel pieno rispetto delle regole di ingaggio e come atto di autodifesa nei confronti di membri della coalizione internazionale". "La coalizione non intendeva attaccare il regime siriano o le forze alleate russe, ma non esiteremo – ha aggiunto il Pentagono – di difendere la coalizione da qualsiasi minaccia".

 

Damasco si difende e afferma che l'aereo abbattuto era impegnato in una missione contro lo Stato islamico e che l'offensiva americana "avrà ripercussioni molto pericolose" nella lotta al terrorismo. Secondo i russi, l'aereo americano non ha lanciato alcun avvertimento prima di abbattere il Su-22. Mosca è intervenuta subito in difesa del regime di Assad e il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha detto che "tutti i paesi devono rispettare pienamente la sovranità e l'integrità territoriale della Siria". Il vice di Lavrov, Sergei Ryabkov, è stato più diretto e ha definito l'attacco americano "un atto di aggressione" che viola il diritto internazionale.

 

Sempre domenica, in un episodio distinto, le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno lanciato missili terra-terra a medio raggio dall'Iran occidentale che hanno preso di mira "i quartier generali, luoghi di incontro e di assembramento di attentatori suicidi dei terroristi dell'Isis", nei pressi di Deir ez Zour. Secondo Teheran, "un grande numero" di miliziani sono stati uccisi nell'attacco.

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