L'Isis cambia capitale

Tutto quello che fa l’occidente contro lo Stato islamico, mentre ci lamentiamo di non fare nulla

L'Isis cambia capitale

Mosul, si continua a combattere (foto LaPresse)

Roma. Dopo ogni attacco dello Stato islamico nei paesi occidentali – l’ultimo è la strage al concerto di Manchester – è curioso notare come nel grande pubblico circola sempre una riflessione amara e autodeprecatoria: “E l’occidente che fa contro questo mostri sanguinari? Nulla!”. In realtà accade l’opposto: l’occidente sta facendo molto, stiamo facendo molto, ma spesso le notizie dal fronte della guerra contro lo Stato islamico non sono date, oppure non sono date abbastanza bene. Facciamo il punto di dove siamo arrivati ora. Il gruppo terrorista ha di nuovo cambiato capitale, ora è la città di Mayadin, in Siria, sulle sponde del fiume Eufrate. Dopo Mosul (in Iraq, due milioni di abitanti) e Raqqa (in Siria, duecentomila abitanti) il gruppo terrorista si è spostato in blocco in un piccolo centro da 44 mila abitanti perché è braccato dai nemici, vale a dire forze curde e arabe a terra (quindi un po’ tutti, iracheni, siriani e altri) e aviazioni occidentali dall’alto. A Mosul ormai lo Stato islamico controlla soltanto un paio di quartieri, dieci chilometri quadrati, e Raqqa è già assediata su tre lati: l’ultimo lato è quello, appunto, da dove la gente dell’Isis scappa verso sud, verso Mayadin. I testimoni da Raqqa raccontano di un’atmosfera da fine impero: pochi uomini dello Stato islamico rimasti a sorvegliare gli incroci, alcuni battaglioni di fanatici che preparano la battaglia-quasi-finale e leader in fuga con le famiglie. Le donne del gruppo chiedono ai dottori di farsi indurre il parto in anticipo sulla scadenza naturale, per non rischiare di partorire in viaggio verso sud. Da fuori, i curdi armati dagli americani sono ormai in vista delle prime file di case e mettono le foto su Twitter: eccoci arrivati a Raqqa.

   

La città siriana è stata trasformata in una kill-box, che nel gergo dei piloti di droni è il territorio delimitato da sorvolare a caccia di leader e di bersagli importanti. Lunedì un missile ha colpito l’automobile di Turki al Binali, il predicatore più importante dello Stato islamico. Al Binali è sconosciuto in occidente, ma era uno degli uomini più riveriti dell’Isis. In Bahrain era un predicatore molto conosciuto ma aveva una seconda identità segreta, scriveva trattati estremisti a favore del terrorismo e li faceva girare su internet con un altro nome. Nell’estate 2013, quando ancora poteva viaggiare perché aveva un passaporto valido, era andato in Libia, a Sirte, a tenere un ciclo di lezioni islamiste e a preparare il terreno per l’avvento dello Stato islamico anche lì. C’è una sua foto mentre mostra il tunnel di scolo in cui fu catturato Muammar Gheddafi nell’ottobre 2011 che ha un fascino ipnotico: il leader dello Stato islamico, ma ancora in una forma presentabile, travestito da imam legittimo, sul luogo della scomparsa del dittatore arabo. Si capisce che quando nel 2014 al Binali aveva rotto gli indugi ed era scappato a Raqqa il gruppo islamista aveva celebrato il suo coming out jihadista come una vittoria. Cinque giorni fa, anche lui è finito nella sequenza di leader dell’Isis localizzati e uccisi uno a uno dalle intelligence occidentali.

   

Anche Mayadin è diventata una kill-box. Il 6 aprile i commando della Delta Force americana sono atterrati e hanno ucciso Abdul Rahman al Uzbeki, che era il mandante della strage del club Reina a Istanbul a Capodanno. La settimana scorsa i droni hanno ucciso Mustafa Gunes, un turco che lavorava alle operazioni esterne dell’Isis, quindi anche agli attentati in occidente, e un franco algerino che addestrava i soldati bambino del gruppo. Ci sono anche bombardamenti convenzionali sopra Mayadin e questa settimana al Jazeera ha detto che uno di questi bombardamenti ha ucciso cento civili – queste notizie, verificate o meno, arrivano di rado all’attenzione dell’audience occidentale che poi protesta: “Non facciamo nulla contro l’Isis”. E il Wall Street Journal lunedì ha raccontato che le forze speciali francesi a Mosul danno la caccia ai francesi arruolati dallo Stato islamico, hanno una lista di trenta nomi da trovare e uccidere, perché, come commentano i soldati iracheni: “Meglio eliminarli qui che trovarseli poi di nuovo in Francia”.

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Commenti all'articolo

  • vfiore

    08 Giugno 2017 - 12:12

    C'è un problema: che manca la deterrenza mediatica (vedi i droni di Obama in contemporanea alle sue ridicole genuflessioni). Mutatis mutandis, è come le multe con streetcontrol senza foglietto: servono solo a far cassa, ma non a deterrere la sosta selvaggia. Benissimo l'intervento, ma che intervento sia, senza timidezze. Altrimenti dobbiamo scovare l'articolo di Raineri in mezzo al mare magnum di notizie, e il jihadista medio non lo vedrà mai.

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  • gianni.rapetti

    07 Giugno 2017 - 14:02

    Sono indecisi se trasferire la capitale a East London.

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  • luigi.desa

    02 Giugno 2017 - 14:02

    leggo sempre con rispetto e interesse tutti i pareri , ma forse avviene che qualche blackout capita. Io c'ero quando le fortezze volanti alleate passarono su Dresda con lo spray omicida e ne vidi le immediate conseguenze.. A nessuna coalizione anti Isis sarà concesso di scalfire il suo potenziale islamico mortifero se non si torna al sistema Dresda. Distruzione totale e totale indifferenza su i morti , vecchi donne bambini secondo il vecchio conteggio la conta si fa solo per i bambini,boh . Il metodo Dresda sarebbe efficacissimo come lo fu nel 1945. Ma se si attuasse per lo minimo, tutte le piazze e del mondo occidentale si riempirebbero di bandiere arcobaleno con cartelli raffiguranti impiccati i grandi del mondo che avessero deciso che ,querra asimetrica o no, bisogna tornare ai vecchi sistemi . Teniamoci il volemose bene ed anche di più . Teniamoci l'Isis ormai come ormai definitiva ed eterna compagna con la falce.

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  • Giovanni Attinà

    02 Giugno 2017 - 12:12

    D'accordo sulle puntualizzazioni di Daniele Raineri, ma una coalizione di ben 60 nazioni avrebbe dovuto distruggere tutti gli aderenti all'Isis. Le battaglie attorno a Mosul, Raqqa durano da mesi. Questo Occidente che si limita a mandare qualche areo a bombardare o istruire truppe di terra irachene, etc, non lo riconosco. E tutto questo senza chiamare in ballo la democrazia, perché questi dell'Isis poi hanno seguaci nelle nazioni occidentali e non e poi si registrano stragi e morti innocenti.

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    • robyv73

      04 Giugno 2017 - 11:11

      Questo Occidente non può fare nulla di veramente risolutivo perché è abitato da una massa di decerebrati che da 72 anni non conoscono il significato della parola guerra e pensano che uccidere i "civili" sia inutile e assolutamente da evitare, come giustamente scrive Luigi Desa nel suo commento se si vogliono concludere le guerre l'unico modo è fare come hanno fatto gli alleati in Germania o gli Americani in Giappone ma oggi la popolazione occidentale non darà mai il suo sostegno a chi osasse comportarsi in quel modo, naturalmente sono gli stessi che poi si lamentano per gli attentati e perché nessuno fa nulla oppure perché si prova a riconoscere coloro i quali vengono traghettati sulle nostre coste.

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