In Venezuela le proteste continuano e i morti salgono a 24

Ancora scontri tra sostenitori e oppositori di Maduro che ora è ossessionato da presunti complotti internazionali

 

Non è ancora passato un mese dalla sentenza della Corte Suprema del Venezuela che ha tolto i poteri all'Assemblea nazionale, consegnando così il paese nelle mani di Nicolas Maduro, che il bilancio delle proteste dell'ultimo mese è già di 24 morti e quasi 700 persone trattenute in carcere.

 

Il clima in Venezuela si è inasprito ancora di più negli ultimi giorni e dopo le grandi manifestazioni della settimana scorsa, dove sono morte tre persone, l'opposizione è tornata in piazza. Ieri erano in migliaia per strada, tra coloro che sostengono Maduro e quelli che ne chiedono le dimissioni. Tre persone sono rimaste uccise durante l'ultimo giorno di protesta: un uomo è morto nella città di Merida, mentre esprimeva il proprio appoggio al governo, altri due sono stati uccisi a Barinas, ma non è chiaro se stessero tra le fila dell'opposizione o meno. Il governatore dello stato di Merida, Henrique Capriles, uno dei principali leader dell'opposizione del paese, ha sostenuto che i "gruppi paramilitari" sono responsabili delle uccisioni.

 

Chi scende in piazza per contestare il governo chiede soprattutto le elezioni presidenziali anticipate (al momento previste per la fine del 2018), il rilascio degli attivisti imprigionati e l'autonomia dell'Assemblea nazionale messo a tacere lo scorso 30 marzo. In carcere, secondo l'organizzazione locale Penal Forum, sarebbero trattenute 636 persone mentre durante le proteste delle ultime tre settimane ne sarebbero state arrestate più di 1,400. 

 

Per provare a placare gli animi, domenica Maduro ha detto di volere riprendere i colloqui con l'opposizione aprendo alla possibilità di elezioni anticipate. Ma il presidente ha fatto riferimento solamente al voto locale per il rinnovo dei sindaci e dei governatori statali, con un'apertura che i suoi detrattori hanno definito di facciata.

 

I disordini sono anche alimentati dalla grave crisi economica che ha portato il paese alla peggiore recessione degli ultimi decenni, lasciando i venezuelani senza cibo, beni di prima necessità e medicine. Solo nella notte di venerdì sono morte undici persone durante il saccheggio di un panificio a Caracas.

 

Al contesto economico già compromesso si è aggiunta anche la querelle tra il governo venezuelano e la General Motors, che dopo quasi 70 anni di presenza nel paese ieri ha licenziato 2.700 dipendenti. La scorsa settimana le autorità di Caracas avevano sequestrato lo stabilimento automobilistico della General Motors in seguito a una causa intentata contro la multinazionale da due venditori di auto. “Una confisca illegittima”, secondo l'azienda, che ha in mano gran parte dell'industria automobilistica del paese. Il presidente teme il complotto internazionale e secondo alcuni osservatori il sequestro dello stabilimento della General Motors non sarebbe altro che una sfida agli Stati Uniti e alle agenzie di rating, che per il presidente stanno spingendo il Venezuela verso il default.

 

Le immagini della manifestazione di ieri a Caracas (Foto LaPresse)

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    25 Aprile 2017 - 16:04

    Tutto questo nell'indifferenza del mondo intero. Dove sono o leader dell'America Latina che parlavano della liberalizzazione dal giogo Usa? Se il risultato è questo , siamo al disastro. UN'altra piccola considerazione: dove sono gli intellettuali di sinistra che parteggiavano per i vari rivoluzionari dell'America Latina?

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    • guido.valota

      25 Aprile 2017 - 20:08

      Gli intellettuali e i non intellettuali di sinistra fischiettano, per non parlare di Francisco Primero. Se proprio interpellati tirano fuori il ritornello buono per i fallimenti di tutti i loro amici: complotto USA. Tutti i morti, gli oppositori in carcere, i manifestanti, e i milioni in fila giorno e notte per la rapa marcia quotidiana - dieta unica comunista - sono al soldo degli USA. Chissà cose se ne fanno di tutti quei dollari.

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  • luigi.desa

    25 Aprile 2017 - 14:02

    Massimo rispetto per il pensiero della giornalista ma ormai ho la convinzione che i morti più sono pochi e più destano scandalo. In alcune aree delle terre emerse ci sono macellerie con centina e centinaia di migliaia di morti ma se ne parla solo en passant .E poi la moda trista delle prefiche che inondano la terra di lacrime avendo riguardo solo ai bambini .Se un terrorista mi ammazza con sul gobbo 80 anni cosa di diverso vedono le prefiche ? Certo è vecchio e inutile un peso per la società è improduttivo riempe gli ospedali e strutture sanitarie impedendo ai bambini di vivere nel loro limbo da estranei all'umanità tutta. Come diceva Montesano ? m....

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