"Il Kosovo è serbo": così una scritta su un treno minaccia la pace tra Pristina e Belgrado

Doveva collegare i due paesi ma è stato bloccato alla frontiera. E ora i due governi si accusano a vicenda di cercare la guerra

il treno che avrebbe dovuto collegare Belgrado e Mitrovica

Il treno che avrebbe dovuto collegare Belgrado e Mitrovica (foto via Twitter)

Domenica scorsa la Serbia ha avvertito che difenderà "ogni metro" di quello che rivendica come suo legittimo territorio nel vicino Kosovo. Il presidente serbo Tomislav Nikolic ha accusato il Kosovo di cercare la guerra dopo che il piccolo stato balcanico, autoproclamatosi indipendente da Belgrado nel 2008, ha schierato forze speciali per impedire il passaggio di un treno nel suo territorio. Per la prima volta da 18 anni, il convoglio avrebbe dovuto collegare senza cambi Belgrado e Mitrovica, considerata il capoluogo del Kosovo del nord e divisa dal fiume Ibar, che segna il confine ufficioso tra il nord a maggioranza serba e il resto del Kosovo albanese.



Il governo di Belgrado ha voluto che il treno fosse colorato di bianco, rosso e blu (sono i colori della bandiera serba) e dalla scritta "il Kosovo è serbo", ripetuta in una ventina di lingue, albanese incluso - ritenuto una vera provocazione dal governo di Pristina. Per Isa Mustafa, primo ministro kosovaro, il treno è "un messaggio di occupazione". Dopo una riunione del Consiglio di Sicurezza Nazionale, il presidente Nikolic ha dichiarato: "Ieri siamo stati sull'orlo del conflitto”. Come riporta Bbc, il premier serbo Aleksandar Vucic ha detto che le forze kosovare avrebbero progettato di minare il tracciato ferroviario e di voler arrestare passeggeri e macchinista. Per il premier kosovaro, invece, schierare le truppe alla frontiera è stato un atto legittimo per proteggere la sovranità nazionale. Già alla vigilia della partenza, Pristina aveva chiesto l’intervento della comunità internazionale per impedire l’arrivo del treno definito dal ministro kosovaro per il Dialogo, Edita Tahiri, “nazionalista” e che “mina la pace e la stabilità”, segno che l’agenda politica della Serbia “è pericolosa”.

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L’indipendenza del Kosovo è riconosciuta dagli Stati Uniti e dalla maggior parte dei paesi dell'Unione europea ma non dalla Serbia e dalla Russia, il più potente alleato di Belgrado. Gli attacchi aerei della Nato hanno costretto i serbi a ritirare le proprie truppe nel 1999, dopo aver ucciso 10.000 civili albanesi, e l'Alleanza atlantica ha ancora circa 5.000 truppe di stanza in Kosovo per preservare l'attuale equilibrio. I rapporti tra Belgrado e Pristina sono tornati a incrinarsi il 4 gennaio, quando l'ex premier kosovaro Ramush Haradinaj è stato arrestato in Francia su mandato dalla Serbia, che lo accusa di crimini di guerra. Haradinaj è stato già assolto due volte dalle Nazioni Unite, ma la Serbia insiste sulla sua estradizione. Per il momento rimane in Francia, in attesa di una decisione del tribunale.

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La normalizzazione dei rapporti tra i due paesi dell’ex Jugoslavia è la condizione fondamentale per progredire verso l'adesione all'Unione europea, obiettivo cui puntano entrambi i governi. Nel 2013 Belgrado e Pristina hanno aperto un dialogo mediato dall’Ue per normalizzare le relazioni, ma la Serbia continua a bloccare l'adesione del Kosovo alle organizzazioni internazionali, tra cui le Nazioni Unite.

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