Lavoro, non pensioni

Intervista a Elsa Fornero contro i politici acchiappa-consensi: “Intervenire sull’adeguamento dell’età pensionabile è segno della pochezza della classe politica”

Lavoro, non pensioni

Elsa Fornero (foto LaPresse)

Roma. Perché le pensioni sono di nuovo al centro dell’agenda politica? “Siamo in campagna elettorale e il tema pensioni viene stiracchiato per ottenere voti”, risponde al Foglio Elsa Fornero, ex ministro del Lavoro nel governo Monti. La proposta trasversale, di Damiano e Sacconi, all’ordine del giorno è il blocco dell’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita. Un provvedimento che costerebbe decine di miliardi negli anni, ma gli unici allarmi per l’aumento della spesa sono arrivati dai tecnici, il presidente dell’Inps Tito Boeri e la Ragioneria dello stato. “Un sindacalista ha detto che la Ragioneria ‘fa politica’ – dice la professoressa Fornero – E’ un’affermazione che non sta in piedi: la Ragioneria ha il dovere istituzionale di rappresentare i conti ai cittadini”. Perché non c’è nessun politico che lo fa? “Siamo in campagna elettorale, chi è che si prende la responsabilità di dire la verità? Ci vuole coraggio. Meglio non pensare al futuro, conviene occuparsi delle prossime scadenze elettorali promettendo qualcosa. E’ questa la miopia della politica”.

 

I tecnici non mettono i bastoni tra le ruote alle iniziative politiche? “Mi sembra solo che cerchino di difendere i conti nel lungo termine, che vuol dire tutelare chi non è rappresentato nella contesa elettorale: i giovani, che votano poco, e le generazioni future, che non votano affatto”, dice Elsa Fornero. Il lungo termine però è roba da professori. “Se la politica si riduce a ragionare sul breve termine, il gioco è tra chi le spara più grosse. Ma dura fino a quando non arriva una nuova crisi finanziaria”. E che succede? “A quel punto i politici si ritirano per chiamare i tecnici a fare le riforme, su cui poi tornano a sputare”. In realtà la riforma Fornero è sempre stata presentata dall’Italia nelle sedi internazionali come un fiore all’occhiello, l’emblema della capacità di fare le famose riforme strutturali. “Sì, in Europa e nel resto del mondo se ne vantano sempre, ma poi tornano in Italia e sparano a zero. Una doppiezza che è espressione di vigliaccheria. Naturalmente non tutti i politici sono così, c’è chi riconosce i risultati di una riforma che comunque poteva essere fatta meglio, ma le persone oneste intellettualmente sono sommerse dal vociare di quelli che onesti non sono”.

 

Va bene che i pensionati sono tanti ed elettoralmente organizzati, ma il paese sembra avere un’ossessione per le pensioni. Anche quando si pensa ai giovani si fanno proposte pensionistiche, come il riscatto gratuito della laurea. “E’ una misura iniqua – dice al Foglio la Fornero – che avvantaggia chi va all’università rispetto a chi non se la può permettere o chi non ha la prospettiva culturale per farla. In altre epoche sarebbe stata definita classista. Ma la preoccupazione principale oggi dovrebbe essere la creazione di lavoro, non è impossibile, perché abbiamo un settore manifatturiero con una grande reputazione. Bisogna puntare sulla formazione professionale, avvicinare la scuola e il lavoro che per per ragioni di ideologia sono stati tenuti separati, abbassare le tasse sul lavoro, potenziare i centri per l’impiego che spesso sono desolanti”. Un’altra proposta sempre rivolta ai giovani, penalizzati a livello previdenziale dal lavoro discontinuo e mal retribuito, è una pensione minima garantita. E’ una buona idea? “Si prende tutto dalla coda e non dal capo”. Cioè? “La vita lavorativa, che è ciò che dovrebbe garantire stabilità, una retribuzione dignitosa e i contributi per la pensione. E invece si parte dalla promessa pensionistica. E’ una politica di stampo antico: se non siamo in grado di risolvere il problema del lavoro, come possiamo garantire una pensione tra quarant’anni?”.

 

Insomma, si pensa al lavoro e si risponde con le pensioni. Non è forse un segno dei tempi, o un paradosso, che la proposta di blocco dell’aumento dell’età pensionabile venga da due ex ministri del Lavoro molto diversi come Cesare Damiano e Maurizio Sacconi? “Nel caso di Damiano è la sua mission, la sua professionalità. E’ stato un sindacalista e le pensioni sono l’elemento più importante di una politica sindacale che ha tollerato ingiustizie e privilegi inaccettabili, compresi quelli dei sindacalisti. Per Damiano quindi è una sorta di riflesso condizionato, anche per i giovani non pensa a politiche del lavoro innovative ma a una garanzia pensionistica, perché quello è il suo habitat culturale. Lui lì si ritrova”, risponde la Fornero, anche lei ex ministro del Lavoro. E Sacconi? “L’adeguamento di cui si parla è stato introdotto da Sacconi e Tremonti, anche se con la tecnica surrettizia di posticiparne l’entrata in vigore. Sacconi ha una impostazione diversa, quindi credo che la sua sia una posizione strumentale dal punto di vista elettorale”. Ma visto il trattamento da lei subìto per la sua riforma, i politici hanno qualche motivo per evitare scelte impopolari. “Una delle ragioni della pochezza della classe politica, con eccezioni di grande valore, è che per anni la politica è stata l’ambito di costruzione dei privilegi. Ma questo modo di elargire benefici immediati ha prodotto un benessere costruito sul debito che penalizza i giovani. Qualcuno pensa che vendere illusioni a buon mercato paghi ancora, ma i cittadini sono molto più maturi di quanto non li facciano”. Se l’orizzonte deve essere il lungo periodo, cosa si può fare per guardare lontano? “Mi sto battendo per l’educazione economico-finanziaria. L’unica arma non di breve termine contro le forze populiste è avere cittadini consapevoli”.

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Commenti all'articolo

  • Aterazzi

    13 Agosto 2017 - 00:12

    Alla Sig.ra Fornero bisognerebbe dire: 1. visto che nel mondo reale l'aspettativa di vita sta diminuendo molto significativamente e , soprattutto per le donne, l'incremento dell'età pensionabile sarebbe un'incongruenza con la legge stessa; 2. pensare che ci possa essere nuovamente propinato un governo tecnico non eletto, identifica chi lo fa come antidemocratico; 3. per fare certe cose o anche solo pensarle, non serve coraggio ma spregiudicatezza e dimostra interesse non certo per il bene delle persone ma per i poteri forti (banche, FMI); 4. che per legiferare serve la serietà che non ammette errori e mi riferisco alla "dimenticanza" per la contribuzione L. 104; 5. sappia che con la sua famigerata riforma ha rovinato la vita di moltissime persone che alla sincerità delle sue lacrime non hanno creduto neppure per un secondo: avrebbe dovuto conservarle per il rimorso che si meriterebbe. Adriana Terazzi, iscritta aMovimento Opzione Donna

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  • bragadin

    10 Agosto 2017 - 20:08

    ahimè! Siamo italiani! Soprattutto maturati sotto l'egida dell'assistenzialismo di Stato, inculcatoci da 3 generazioni di politici sciagurati: la Fornero per milioni di italiani, è l'emblema del male: di colei che odia i lavoratori e vuole mandarli in pensione ormai da moribondi. Ovviamente molte forze politiche (le più ottuse e demagoghe: le stesse che hanno mandato in rovina il paese) cavalcano la "fornerite" per i peggiori appetiti elettorali. Ebbene, chissà perché questi italiani, non si sono mai posta la seguente domanda: MA LA PENSIONE, CHI ME LA DEVE PAGARE ? Ebbene se se la ponessero, si accorgerebbe solo sulla base di un semplicissimo conto della serva, che la legge Fornero, ha posto un freno allo sfacelo dell'INPS. Introducendo il sano principio CHE CIASCUNO PERCEPISCE SULLA BASE DI QUELLO CHE HA VERSATO. Semmai il dramma è che milioni di italiani.. zitti zitti, si portano a casa molto più di quanto hanno versato e questo sconcio, continua con l'assenso dello Stato

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    • lorenzo tocco

      lorenzo tocco

      11 Agosto 2017 - 01:01

      Posso anche essere d'accordo, ma allora mi si lasci andare in pensione ora con l'assegno calcolato su quello che ho versato. Invece comunque non potrò fino a 68 anni. A fare i conti della serva son capaci tutti, anche senza essere tecnici e professori, fare politica sociale invece è un'altra cosa.

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      • bragadin

        11 Agosto 2017 - 23:11

        per completezza di informazione circa la tua considerazione finale circa " la capacità di fare politica sociale"... siamo al punto di partenza : fare politica sociale nel campo pensionistico, suppongo significhi per te, pagare le pensioni ANCHE RICORRENDO ALLA FISCALITÀ ORDINARIA : ebbene che lo si faccia!!! Anche se in una situazione di debito megagalattico come il nostro, non vedo proprio come si possa solo immaginare. Ribadisco invece che l'unica strada percorribile è quella di intervenire sulle pensioni in essere per tagliare quelle più alte e impiegare i soldi recuperati per aiutare il bilancio INPS e per innalzare le pensioni più basse agevolando anche l'uscita di chi vuole pensionarsi, PERCEPENDO PERÒ QUELLO CHE HA MATURATO.

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      • bragadin

        11 Agosto 2017 - 23:11

        caro amico, il problema sta nell'ultima parte del mio intervento : NON SI PUÒ O DEVE FARE, PROPRIO PERCHÉ NON SI TROVA LA MANIERA (IL CORAGGIO) DI TAGLIARE LE PENSIONI (DA MEDIO ALTE AD ALTE) PER LE QUALI NON SI SONO PAGATI TUTTI I CONTRIBUTI... ed il brutto è che queste pensioni... SONO MILIONI !!! Il sistema c'è ed è quanto di più semplice si possa immaginare: FARE I TAGLI oltre che sulla base dell'importo anche SULLA BASE DELL'ISEE FAMILIARE. Purtroppo questa classe politica è nulla sul piano del raziocinio e della VERA giustizia sociale: troppo "voto dipendente " e così non si può liberare chi vuole pensionarsi con ciò che ha legittimamente maturato... perché, per assurdo, chi è in questa condizione DEVE PAGARE LA PENSIONE (IN ESSERE) A COLORO CHE NON SE LA SONO PAGATA PER INTERO. Questa è la nostra meravigliosa democrazia : ma che non si sappia in giro... ed è per questo che non sentirai un solo politico dire questa verità.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    10 Agosto 2017 - 16:04

    Ricapitolando un po': ho 57 anni e 35 di contributi, con la legge in vigore quando iniziai a lavorare sarei dovuto andare in pensione fra qualche mese. Arrivò Dini e tolse il metodo retributivo per i contributi versati dal 1996 in poi. Alla fine venne la legge Fornero che, proiezione INPS, mi dice che andrò in pensione nel 2028, a 68 anni e 46 di contributi. Non credo di essere il solo in questa condizione. Adesso neanche l'ipotesi di congelare 67 anni l'età pensionabile (che deve ancora scattare) va bene. Peraltro mi cambierebbe poco. Non vi sembra di avere esagerato? La mia generazione lavorativa è forse nata sotto un maligno influsso astrale? Se dovessi, Dio non voglia, perdere il lavoro alla mia età, quante possibilità di trovarne un altro credete che ci sarebbero? Neanche in nero. Ma di togliere gli 80 euro (10 miliardi l'anno) non ci si pensa minimamente (ci sono le elezioni). Questo sanerebbe in positivo il presunto ammanco lamentato da Boeri.

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    • bragadin

      10 Agosto 2017 - 21:09

      credo che il punto centrale, non sia quello degli anni di contributi versati bensì quanto si è versato e se questi contributi sono sufficienti per pagare la pensione che vorremmo, sulla base degli anni che STATISTICAMENTE ci restano da vivere. È sufficiente per questo, un semplice calcolo della serva: lo stesso che ha fatto la Fornero nell'introdurre la sua riforma. Si percepisce secondo quanto si è versato. Il dramma vero, purtroppo è che MILIONI DI FORTUNATI, stanno percependo pensioni anche medio alte e alte PER LE QUALI NON SI SONO PAGATI PER INTERO I CONTRIBUTI: è qui dove è mancato il coraggio alla Fornero e ovviamente, a tutti i governi che si sono alternati.

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  • carlo.trinchi

    10 Agosto 2017 - 13:01

    La mossa di mettere i tecnici fu buona e lodevole solo che dopo la riforma sacrosanta delle pensioni i tecnici si sono messi a fare i politici. I compiti a casa di Monti erano tanti e suo dovere era prepararli e dire che cosa andava fatto. Doveva essere un Cottarelli, uno che faceva le cose da fare e che doveva fare, cioè prepararle e se non venivano votate in Parlamento era la cartina di tornasole del politico dei casi suoi. Questo dovevevate fare e non solo pensioni che furono un baluardo allo sfascio economico del paese. Poi Renzi ci ha messo del suo con gli ottanta euro a vanificare lo sforzo pensionistico. Tornando a voi tecnici Monti mai doveva scivolare nel politico e farsi il partito civico, una disgrazia più che una pena. Se foste rimasti nei ranghi oggi avremmo le cose da fare vostre, invece abbiamo solo il rammarico di un altro mezzo fallimemto. È mancata la decisione del compito più che la giusta posizione del momento ed oggi ne paghiamo le ennesime conseguenze. Peccato.

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    • gianni.rapetti

      10 Agosto 2017 - 14:02

      Sottoscrivo. Nei primi 100 giorni, il governo Monti sembrava un Gabinetto di Guerra. Poi si perse nelle pastoie come tutti gli altri governi degli ultimi 70 anni.

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