Coalizione made in Italy e pro Ceta

Parla la maggioranza silenziosa che vuole l'accordo con il Canada. Grana Padano, nautica, Prosciutto di Parma, meccanica, ceramica e pmi si ribellano al sovranismo del km zero

Coalizione made in Italy e pro Ceta

Un fronte vasto e trasversale chiede all’Italia di non fare sciocchezze sulla globalizzazione. Indagine fogliante

Il calendario dei lavori del Senato prevede per questa settimana, a partire da oggi, la ratifica del Ceta – l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Canada – anche se è possibile che la discussione e il voto in aula verranno rinviati a settembre. Da un lato ci sono altri temi importanti che devono essere affrontati, ma è evidente che i ritardi e i rinvii dipendano dalle polemiche velenose e dalle vivaci proteste del fronte No Ceta. Questo rumoroso blocco politico e sociale verde-rosso-bruno – che va dal M5s alla Lega nord, da Sinistra italiana a Fratelli d’Italia, passando per Mdp, Cgil, Coldiretti, sigle ambientaliste e un paio di governatori Pd (come Michele Emiliano) – finora ha dominato la discussione sul tema attraverso una martellante retorica sovranista e no global, facendo credere che sia un accordo contrario agli interessi economici dell’Italia. Tanto che anche la maggioranza trasversale che in commissione si è espressa a favore del Ceta – composta da Pd, Forza Italia e centristi – è piuttosto timida nella difesa del trattato commerciale. Ma, come anche in altri campi, i moderati e i riformisti che credono nelle opportunità che il mercato globale può offrire all’Italia dovrebbero affermare con maggiore convinzione le proprie idee. Soprattutto perché in questo caso rappresentano le idee e gli interessi di una maggioranza silenziosa – composta da imprenditori e lavoratori, produttori del settore agricolo e industriale – che è favorevole al Ceta anche se non scende in piazza a urlare per affermarlo. E’ quel pezzo di Italia che tutti i giorni, nonostante le enormi difficoltà che ci sono in questo paese per fare impresa, compete sui mercati internazionali, produce ricchezza e occupazione. Sono le piccole, medie e grandi industrie manifatturiere che producono macchinari, automobili, navi, aerei, piastrelle, calzature, farmaci, mobili, rubinetti, valvole, pompe e compressori, ma anche i consorzi che esportano le eccellenze del made in Italy (Grana Padano, Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma e San Daniele, Gorgonzola e tutte le 41 certificazioni riconosciute dal Ceta). Sono le imprese che fanno dell’Italia l’ottavo fornitore mondiale del Canada con un volume di interscambio bilaterale di oltre 5 miliardi di euro, 3,7 miliardi di export e un avanzo commerciale di 2,2 miliardi e che, grazie al Ceta, otterranno un abbattimento delle barriere non tariffarie e del 99 per cento dei dazi. Il Foglio ha voluto dare voce alla silenziosa coalizione pro Ceta perché rappresenta la reazione al protezionismo, all’autarchia, al km zero e alla decrescita felice. In quello spazio angusto non c’è futuro per la nostra economia. Lo spazio delle imprese italiane, come dice il presidente di Confagricoltura, è il mondo intero.

 

di Luciano Capone

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