Il surplus commerciale della Germania e quello su cui Renzi sorvola a proposito dell’Italia

Le critiche del presidente del Consiglio all’Unione europea e alla Germania dopo Bratislava hanno un fondamento. Ma in materia di bilancio e di squilibri macroeconomici non dice tutto. Un fact checking.

Il surplus commerciale della Germania e quello su cui Renzi sorvola a proposito dell’Italia

Matteo Renzi al Vertice europeo di Bratislava (foto LaPresse)

Dopo la riunione informale di Bratislava numerose sono state le critiche verso l’Unione Europea. Tra i più polemici c’è Matteo Renzi, assai critico riguardo gli esiti dell’incontro. In un’intervista del 18 settembre 2016 al Corriere della Sera – a proposito del mancato rispetto delle regole - ha dichiarato: “La Germania viola la regola del surplus commerciale: dovrebbe essere al 6 per cento e invece sfiora il 9 per cento”. D’altra parte ha affermato che invece in Italia “le regole sono rispettate”. Controlliamo la veridicità di queste affermazioni. Prima di tutto sono da chiarire le fonti normative delle regole europee in materia di bilancio e di squilibri macroeconomici.

 

Pietra miliare fu il Trattato di Maastricht, entrato in vigore nel 1993: questo prevedeva una serie di regole volte a conseguire una convergenza economica nell’ottica della moneta unica. I criteri erano, tra gli altri, un deficit non superiore al 3 per cento del pil e un debito pubblico non superiore al 60 per cento del pil oppure “in diminuzione sostanziale e continua”. Tale regolamentazione – dopo l’introduzione dell’euro – venne confermata dal Patto di Stabilità introdotto nel 1997 e riformato nel 2005, sebbene con alcuni margini di flessibilità ulteriori (come ad esempio la famosa clausola delle riforme strutturali) e tempi maggiori per il recupero entro i limiti stabiliti. Dal 2011 – pur confermando le regole su deficit e debito – si aprì una nuova fase di riforma del diritto comunitario riguardo alla regolamentazione macroeconomica e di bilancio: fu adottato il “Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance”, meglio conosciuto come Fiscal Compact, e fu emanata una serie di regolamenti europei, il Six Pack e il Two Pack.

 

Queste normative introdussero due nuovi principi: l’impegno per gli Stati membri di convergere verso l’obiettivo di pareggio di bilancio e l’obbligo per i paesi con un rapporto tra debito e PIL superiore al 60 per cento di ridurlo gradualmente in modo costante. Infine fu introdotta anche la procedura per gli squilibri macroeconomici (“Macroeconomic Imbalance Procedure”, il MIP), con l’obiettivo di prevenire e correggere le differenze macroeconomiche strutturali fra i vari paesi dell’Ue. Si tratta di 14 indicatori – tra cui conto delle partite correnti, occupazione, disoccupazione – che se superano determinate soglie di riferimento fanno scattare controlli, raccomandazioni ed in ultima istanza sanzioni da parte della Commissione. Questo il quadro della normativa europea. Ora va verificato lo stato di salute dei bilanci di Italia e Germania.

 

La Germania non produce disavanzo di bilancio, bensì gode di un surplus di qualche decimale; il debito pubblico si aggira attorno al 70 per cento, ma è in diminuzione sostanziale e costante. L’Italia da parte sua rispetta la regola del deficit ormai dal 2014, ma non quella del debito che ha superato la soglia del 130 per cento rispetto al pil. Invece, rispetto ai vincoli macroeconomici MIP, l’affermazione di Matteo Renzi sul surplus esterno delle partite correnti tedesco è confermata dai numeri: +8,9 per cento nel 2016, la Germania esporta eccessivamente e investe troppo poco al proprio interno ed il trend non mostra segnali di cambi di tendenza.

 

Non a caso nel novembre 2014 i tedeschi ricevettero questa comunicazione della Commissione Europea: “Le partite correnti hanno registrato un avanzo persistente estremamente elevato […], mentre una quota consistente dei risparmi è stata investita all’estero. Ciò indica anche una crescita interna rimasta debole e un’allocazione di risorse economiche forse non del tutto efficiente. Sebbene gli avanzi delle partite correnti non presentino rischi paragonabili a quelli derivanti da forti disavanzi, […] date le dimensioni dell’economia tedesca, è particolarmente importante intervenire per ridurre il rischio di effetti negativi sul funzionamento dell’economia del paese e della zona euro”. Tuttavia, se oggi guardiamo all’insieme dei valori macroeconomici del MIP notiamo che la Germania sfora solo 2 di questi parametri (il debito pubblico e, appunto, il surplus dell’export) a differenza dell’Italia, che non raggiunge le soglie stabilite per ben 5 indicatori su 14.

 

L’affermazione di Renzi non è quindi del tutto corretta: è vero che la Germania non rispetta alcuni valori macroeconomici indicati dalla Commissione (tra cui la cosiddetta regola dell’export), ma l’Italia non è certo migliore, per via del mancato rispetto della regola sul debito e di ben cinque indicatori macroeconomici. Ultima nota, questa volta di merito, per il nostro paese: il Dipartimento per le Politiche Europee certifica come da luglio 2016 l’Italia ha raggiunto il numero più basso di procedure di infrazione da parte della Commissione Europea: 78 procedure a carico del nostro Paese a fronte delle 114 dell’inizio del mandato governativo.

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