“Il Palazzo della Civiltà all’Eur è bellissimo!” La risposta di Pennacchi al New Yorker

Il settimanale americano si chiede perché in Italia “ci sono così tanti monumenti fascisti ancora in piedi”. Lo scrittore: “In quegli anni nel nostro paese si è espressa la modernità”

“Il Palazzo della Civiltà all’Eur è bellissimo!” La risposta di Pennacchi al New Yorker

Il palazzo della Civiltà dell'Eur (foto LaPresse)

“Il Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur? È bellissimo! È simbolo di una guerra di aggressione? Sì in Italia negli anni ’30 hanno fatto qualche guerra di aggressione. E gli Stati Uniti, non ne hanno fatta mai nessuna?”. Premio Strega per “Canale Mussolini”, Antonio Pennacchi ha scritto una quantità di libri proprio per riscattare l’eredità dell’urbanistica del Ventennio da un punto di vista di sinistra. Quando gli chiediamo un commento sul New Yorker che scrive “Why Are So Many Fascist Monuments Still Standing in Italy?”, la sua prima reazione è di stizza.

Dopo i monumenti sudisti e Cristoforo Colombo adesso la nuova mania iconoclasta made in Usa investe l’Eur, con un articolo a firma di Ruth Ben-Ghiat. “Perché così tanti monumenti fascisti stanno ancora in piedi in Italia?” si chiede questa docente di Storia e Studi Italiani all’Università di New York. La lista è lunga: dal Memoriale a Graziani di Affile al progetto di Museo di Mussolini a Predappio. Ma le foto che corredano il pezzo sono quelle del Palazzo della Civiltà Italiana all’Eur e dello Stadio dei Marmi al Foro Italico. Quasi a dire: “è qui che bisognerebbe iniziare a abbattere”. Non a caso l’articolo inizia ricordando che l’Italia, ancora nel 2004, ha riconosciuto l’interesse culturale del Palazzo della Civiltà Italiana che, secondo lei, è simbolo dell’aggressione italiana all’Etiopia.

“C’è una confusione di fondo”, osserva Pennacchi. “Cos’è un monumento? Si intende la statua? Il simbolo mediatico il cui principale e precipuo scopo è la dichiarazione ideologica? Ma quei monumenti un cambio di regime li rimuove subito, come fu fatto da noi dopo la guerra. I fasci furono scalpellati. Si intende l’edificio? Ma quello dappertutto lo si tiene”.

 

Pennacchi nei suoi libri ha spiegato come gran parte dell’architettura e dell’urbanistica fascista avevano in realtà la propria radice in culture pre-esistenti di stampo riformista, anche socialista. “Il fatto è che in Italia in quegli anni si è espressa la modernità” spiega. “Il pensiero architettonico e urbanistico moderno nasce in quegli anni. Certo, il continuismo non è assoluto. In realtà nei primi anni del fascismo si continua a sviluppare l’eclettismo umbertino. Il razionalismo è invece un movimento architettonico che si sviluppa nel primo dopoguerra dal Nord Europa e finisce attorno al 1932, quando si chiude il Bauhaus. Quel che arriva in Italia è un fenomeno successivo, per cui tanti architetti che prima avevano progettato in maniera eclettica si convertono alla nuova moda. Quella del New Yorker potrebbe essere dunque essere liquidata semplicemente come un’uscita infelice. Però un problema sotto traccia, in realtà, lo pone. Quel che sembra stupire Ruth Ben-Ghiar è che noi italiani quell’architettura continuiamo ad accettarla. Ancora ci piace”.

 

E perché continua a piacerci? “Perché la nostra Storia è dominata dal continuismo non solo prima, ma anche dopo. Quando il Fascismo venne, utilizzò quel che trovò. Quando cadde, noi italiani abbiamo scalpellato i simboli dalle facciate, ma in effetti il fascismo nella società abbiamo continuato a tenercelo per una ventina d’anni. Più o meno fino al ’68. Tutti quegli architetti che avevano progettato negli anni del fascismo continuarono a progettare allo stesso modo anche dopo. Ma non restarono solo gli architetti. Restò la burocrazia dello Stato, restarono tutti gli apparati dello Stato. Tutti i quadri intermedi e superiori della Polizia e delle Forze Armate dell’Italia repubblicana restarono quelli che c’erano stati sotto il fascismo. E così tutto il personale dirigente di tutti gli enti pubblici, dei ministeri e anche il personale politico stesso. Gran parte della classe dirigente di quegli anni è fatta da ex-fascisti: non solo tra i Dc, ma anche a sinistra. Anche il Codice Rocco restò a lungo. I simboli esteriori l’Italia li ha aboliti tra 25 luglio 1943 e 25 aprile 1945, ma nei fatti la società rimane fascista almeno fino agli anni ’60 e ’70 E però…”
Però? “Il Palazzo della Civiltà dell’Eur resta bellissimo”.

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Commenti all'articolo

  • Notailanticolegno

    14 Ottobre 2017 - 08:08

    Zitti che Michelangelo era pedofilo. Se Ruth come-si-chiama-lei se ne accorge, la cappella Sistina fa una brutta fine. Non il David per fortuna, che è l'eroe di Israele.

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  • guido.valota

    12 Ottobre 2017 - 19:07

    Chissà com'è bravo a insegnare la Storia il professore di Storia che si scandalizza della permanenza dei segni della Storia.

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  • luigi.desa

    12 Ottobre 2017 - 13:01

    Scemi di tutto il mondo unitevi nel dolore . Se Michelangelo fosse stato un serial killer tutte le sue opere dovrebbero essere distrutte.luigi de santis

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    • Skybolt

      12 Ottobre 2017 - 17:05

      Dare credito al New Yorker su certi temi è come darlo a Topolino sulla cosmologia. Con tutto il rispetto per Topolino.

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