Il cretinismo del M5s nasce dall’ideologia della non-ideologia. Come uscirne

La vicenda Grillo-Alde, l’adesione annunciata e mancata degli anti euro italiani al gruppo più liberista ed europeista dimostra solo che i grillini sono sprovveduti politicamente

Il cretinismo del M5s nasce dall’ideologia della non-ideologia. Come uscirne

Foto LaPresse

Forse ha ragione Giuliano Ferrara a dire che le cose sono semplici: la vicenda Grillo-Alde, l’adesione annunciata e mancata degli anti euro italiani al gruppo più liberista ed europeista dimostra solo che i grillini sono sprovveduti politicamente. La vicenda mostra anche un elemento di pensiero che va al di là della sprovvedutezza o della consapevolezza.

 

Perché l’Alde? Se i “populisti” fossero quell’unica categoria che l’establishment vuole credere e far credere, avrebbero cercato di andare con Le Pen e Lega. Se fossero i cripto-sinistri che alle volte li si accusa di essere, alla fine “per ragioni tecniche” (Di Maio) avrebbero chiesto asilo ai Verdi, la sinistra alternativa. In effetti, sono state queste le decisioni degli unici due transfughi. Invece, come se fosse naturale, i Cinque stelle in prima battuta hanno chiesto asilo ai liberisti che annoverano fra loro Scelta civica e altri soggetti europei con valori liberal egalitari e strategia di mercato liberista. Che cosa li dovrebbe accomunare a costoro? Anche uno sprovveduto mantiene l’istinto, e le azioni incoscienti sono significative quanto quelle coscienti.

 

In realtà, una comunanza c’è. L’ideologia da cui il M5s nasce è quella che si può definire l’ideologia della non-ideologia o della fine delle ideologie. L’assunto è che i partiti siano tutti uguali (vi ricordate Pdl e PdmenoL?) e dediti solo alla ricerca del potere e del denaro, mentre in fondo i problemi da risolvere sono solo “tecnici” e basterebbe essere onesti per far andare bene il paese. Da qui la vicenda della democrazia diretta, del movimentismo, dei vincoli di mandato. Tuttavia, queste sono già conseguenze. L’origine del discorso è che ormai non ci siano più questioni ideali ma solo problemi da risolvere con buon senso e onestà. La premessa di molti appartenenti all’Alde non è molto diversa. Il governo dei “tecnici” italiano era la versione professorale del medesimo assunto iniziale.

 

E’ una questione rilevante perché fa capire uno dei rischi del momento: buttare via il bambino dell’idealità della politica insieme all’acqua sporca dell’ideologia. Come avvenuto nelle amministrative scorse – e scritto su queste colonne – se la si mette sul discorso che nella vita pubblica si tratta solo di problemi pratici e onestà e che i partiti non segnalano alcuna differenza ideale, allora i grillini hanno già vinto. Il preparatissimo Piero Fassino a Torino ha perso proprio perché ha portato il discorso solo sui problemi concreti appartenendo a un partito che, come tutti i partiti che governano, è pieno di problemi di onestà.

  

Per approfondire leggi anche: Il giusto processo al grillismo

 

Invece, occorre riportare il discorso su questioni ideali di fondo, su intuizioni conservatrici e progressiste di base. Non è detto infatti che ogni ideale – per esempio il valore della libertà d’intrapresa e delle radici culturali o quello della giustizia sociale e della solidarietà – finisca inevitabilmente in ideologia. L’ideologia è una trasformazione malsana dell’ideale: è esclusiva, settaria, violenta con la tradizione e la storia, chiusa all’interpretazione, dipendente dalla propaganda, devota al capo e al pensiero unico. Per questo anche l’ideologia della non ideologia o quella del cambiamento (“ormai le cose sono cambiate”) possono essere ideologie a tutti gli effetti. Tutto, persino la fede e l’amore, possono diventare ideologici. Che l’uomo sia un animale tendenzialmente ideologico è la grande intuizione dello scrittore russo Vasilij Grossman. Ma non è un buon motivo per rinunciare agli ideali, che sono invece il motore affettivo della storia umana e quindi della politica. Gli ideali rappresentano il fine che orienta le decisioni di oggi, sono aperti a interpretazioni diverse anche se non ai tradimenti, amano la realtà che c’è invece che quella futura che ci dovrebbe essere, sono antimoralisti per natura considerando ogni passo un’approssimazione inevitabile. Una visione del mondo è necessaria per vivere e, come diceva Chesterton, è forse la cosa più pratica che ci sia: “Ci sono persone che pensano che la cosa più importante e pratica di un uomo è ancora la sua visione del mondo”.

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  • iksamagreb@gmail.com

    iksamagreb

    16 Gennaio 2017 - 14:02

    D'accordo che l'ideologia sia deviazione arbitraria e strumentale dell'ideale. Così che anche un'ideologia della non - ideologia resti sempre un'ideologia. Il guaio è che oggi l'Occidente laiko vive immerso e sommerso fino ad affondarvi, nelle ideologie. Esistenzialismo, salutismoa edonistico, animalismo, genderismo eccecc fino all'oil-non-oil, al tessuto-non-tessuto, all'alimentazione dimagrante ecceccecc, con tanti saluti alla realtà è alla verità - che altro non è che descrizione della realtà. Viviamo una schizofrenia di massa, una dissociazione anzi polverizzazione mentale che ci annienta, come persone e come popoli. Buttato via Dio, buttato via tutto. Ucciso Dio, suicidati anche noi. Il tutto è da constatare, da vedere.

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  • danungaro

    13 Gennaio 2017 - 12:12

    Più che fascismo, a me sembra una riedizione contemporanea dell'impresa di Fiume. Come nella reggenza del Quarnaro nel Movimento c'è un po' di tutto (allora dagli anarco-sindacalisti ai proto-fascisti, oggi da quasi-casa-Pound all'estrema sinistra no global). Il tutto in un contesto di o immobilismo o di sovversione da parte delle élites. Nella novità c'è una tendenza di lunga durata che fa parte della storia nazionale.

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  • Giovanni

    13 Gennaio 2017 - 10:10

    L'analisi è raffinata ma credo sbagliata o quantomeno eccessiva. Intanto il movimento si è trasformato diventando assai più dirigista di quanto lo fosse all'inizio e in secondo luogo la componente prevalente sia degli iscritti sia dei votanti fa luogo ad una cripto-sinistra antimodernista che va dai notav ai notutto al sindacalismo intransigente alla lapidazione della Capua, ecc. ecc. In realtà, dunque, è assai più ideologica di quanto si possa credere. La soffocante dirigensa Grillo-Casaleggio alla fine rimarrà prigioniera della pianta velenosa che ha coltivato così come successe a Mussolini il quale divenne infine prigioniero e vittima della valanga che egli stesso aveva scatenato.Trovo purtroppo via via sempre più attinenze fra fascismo e grillismo

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