Sì, mi voglio

La donna che ha sposato se stessa e la degenerazione del matrimonio come diritto di tutti

Sì, mi voglio

Laura Mesi (Foto da Facebook)

Che sposarsi sia verbo riflessivo è una battuta da vecchi mariti rassegnati o da giovani cinici, che col suo tocco di surrealismo non prevedeva realizzazione concreta. Ma una Laura, quarantenne istruttrice di fitness brianzola, è convolata a giuste nozze con sé stessa, diventando così la prima sposa single d’Italia. Debitamente fotodocumentata su Repubblica – il giornale portabandiera del #loveislove – la cerimonia è un fedele ritratto della degenerazione cui conduce l’idea che il matrimonio sia un diritto per tutti. Laura infatti aveva promesso ad amici e parenti che, arrivata a quarant’anni, si sarebbe sposata con o senza fidanzato; e così ha fatto, forte dell’ideologia che porta a ritenere inevitabile un riconoscimento ufficiale per ogni tipo di amore. Lei si ama. E’ un narcisismo che sconfina nel solipsismo (“Credo che ciascuno di noi debba anzitutto amare sé stesso”) e che l’ha portata a spendere circa diecimila euro per due fedi intrecciate in un unico anello, un pranzo nuziale per una settantina di complici, e un viaggio di nozze a Marsa Alam, da sola. Poi torta a più piani, damigelle, bouquet.

 

Liberissima. Il punto è che questa cerimonia non ha valore legale né religioso, e non può averne: legale, perché non aggiunge nulla allo status giuridico della persona, basato sulla constatazione che quella persona è inscindibile da quella persona; religioso, perché la religione è ciò che lega, quod religat, e sposarsi da soli è un atto che sancisce la separazione dagli altri e da Dio. Se non che la cerimonia è stata celebrata da un amico con fascia tricolore, a testimonianza della pessima fine che hanno fatto sia la nostra bandiera sia le nozze civili. Il tricolore dovrebbe essere una cosa seria, non una maschera per matrimoni burla. Il suo utilizzo indiscriminato viene tuttavia favorito dal fatto che i matrimoni civili adesso possano essere celebrati non più da rappresentanti delle istituzioni bensì da amici scelti a piacimento (un’ex velina è stata sposata da Vasco Rossi, per dirne una); e che pertanto più dell’istituzione conta ormai il rapporto col celebrante con cui fare comunella. In “Libera nos a Malo” Luigi Meneghello raccontava uno scherzo crudele a una mentecatta, che consisteva in un finto sposalizio consentito dal fatto che, a differenza di quello religioso, il matrimonio civile falso è indistinguibile dal matrimonio civile vero. Ora siamo nell’epoca in cui le nozze civili coincidono con la propria parodia.

 

La dittatura delle emozioni

Tutto a causa della dittatura delle emozioni. La sposa single si è emozionata nel farsi accompagnare in abito bianco dal fratello, si è emozionata nel giurarsi amore eterno e nel promettere di accogliere i figli che le verranno dal matrimonio – ritenendo che tali emozioni fossero sufficienti a inverare lo sposalizio. A essere precisi, si è detta pronta ad accogliere i figli “che la natura vorrà donarmi”, certificando che il vero presupposto delle sue mononozze è la superfluità del maschio: sia come padre, in quanto nel caso alla natura basterà dello sperma a caso, sia come compagno, poiché lei sa che “si può vivere una fiaba anche senza principe azzurro. La mia felicità non dipenderà da lui”.

 

E la superfluità delle donne? A maggio nel napoletano s’era sposato un Nello, anche lui in forma riflessiva. Questo parrucchiere quarantenne di Sant’Antonio Abate si era basato sulla convinzione che “non potrò mai amare nessuno quanto amo me stesso” e che “amare sé stessi è la cosa più bella che possa capitare a un essere umano”, perché solo così si raggiunge la “tranquillità interiore”. Unico celibe di casa, ha voluto dimostrare che sta bene così e si completa da solo: fede al dito, è arrivato su un cavallo bianco al proprio matrimonio monocratico. Nello sarebbe stato perfetto per Laura. Magari un giorno si conosceranno a una festa per sposati single; più probabilmente resteranno i profeti di una generazione egocentrica in cui le uniche anime gemelle possibili sono quelle che sanno di non voler stare insieme.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    23 Settembre 2017 - 12:12

    Repubblica racconta favole da anni, e anni, e anni. Chi compra quel giornale lo fa collo spirito del tabagista, per dipendenza da disinformazione. E così si fuma il "matrimonio 'singol' ". Che invece è una decadentissima festa di compleanno di una quarantenne zitella priva di bussola. Una performance di arte contemporanea tra le tante, insignificante. PS: che cosa mai ha pagato a fare un fotografo se il tema della festa era il selfie???

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  • luigi.desa

    23 Settembre 2017 - 10:10

    Da sempre il matrimonio è stato tra due poi in Argentina tre maschiacci lo hanno fatto trino ,era inevitabile che avrebre avuto una diminutio ed essere ridotto a uno.

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  • agostinomanzi

    23 Settembre 2017 - 07:07

    Non la farei troppo complicata. Le vie della masturbazione sono infinite. Mi sembra una estremizzazione di un sentire comune: far coincidere il matrimonio con la cerimonia (tra quelli che si sposano con rito religioso una gran parte lo fa per la coreografia: di fatto poi divorziano con la stessa facilità degli altri, a parte il vincolo religioso che rimane in essere, malgrado le loro intenzioni). Non svirei la celebrazione dei matrimoni da parte di amici: lo ho fatto una sola volta anche io e lo vissuto con estrema serietà e con senso di responsabilità: accettando fino in fondo di essere, in quel momento, cittadino rappresentante delle istituzioni (la fascia non è una burletta).

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  • angelo54

    22 Settembre 2017 - 08:08

    Come farà, poi, a divorziare da se stessa, quando si sarà stancata di vedere la sua faccia allo specchio ?

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