È morto l'etologo Danilo Mainardi, voce equilibrata della divulgazione scientifica

Ecologo e professore universitario, ha dedicato una vita allo studio degli animali e del loro comportamento, incontrando i gusti del pubblico. Storico ospite di Superquark, ha scritto diversi libri. Aveva 83 anni

Danilo Mainardi

Foto Salone Internazionale del Libro via Flickr

Questa mattina, dopo una lunga malattia, è morto a Venezia Danilo Mainardi, uno dei più importanti etologi italiani. Aveva 83 anni. Ecologo, professore universitario e divulgatore, era uno di quei personaggi che ha contribuito a diminuire la distanza tra la scienza e il pubblico, con un notevole sforzo di semplificazione senza però banalizzarla. Da amico personale di Piero Angela è stato spesso ospite di Superquark, ma è stato autore di molti libri, da Nella mente degli animali all'ultimo, La città degli animali.

 

Figlio del pittore futurista Enzo Mainardi, era nato a Milano nel 1933. Durante la guerra si trasferì con la famiglia nella campagne di Soresina, vicino Cremona, dove iniziò a coltivare l'amore per la natura e l'osservazione degli animali, che nel 1956 lo portarono a laurearsi in Scienze biologiche all'università di Parma, dove ha insegnato Zoologia, Biologia generale ed Etologia dal 1967 al 1992. Successivamente è stato docente anche alla Ca' Foscari di Venezia, la città dove ha vissuto negli ultimi vent'anni. Presidente della Lipu dal 1996, è stato direttore della Scuola internazionale di etologia di Erice.

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La sua opera scientifico-divulgativa conta circa 200 pubblicazioni, ma Danilo Mainardi più di tutto era un uomo di grande equilibrio e raziocinio, anche su temi di iper-sensibilità generale, come vegetarianesimo e veganesimo: “Essere animalisti non coincide o non si sovrappone con le scelte alimentari che uno adotta”, diceva un anno fa in un'intervista a Linkiesta. Semmai bisogna procedere “verso un consumo inferiore di carne, come la medicina stessa ci invita con ragione a fare”. Medicina, cioè scienza, materia di argomentazioni induttive o deduttive, ma mai inutilmente allarmistiche.

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