Ingroia è indagato e diventa garantista. Per se stesso

L'ex pm, accusato di peculato nel suo ruolo di amministratore di Sicilia e-Servizi, si indigna: "Sono stato interrogato e subito la notizia è stata data in pasto alla stampa"

Antonio Ingroia

Antonio Ingroia (foto LaPresse)

Antonio Ingroia è indagato a Palermo per peculato. Questa mattina l'ex magistrato è stato interrogato dai pm in merito a indennità e rimborsi percepiti in qualità di amministratore unico di Sicilia e-Servizi, la società che si occupa delle attività informatiche della regione. Secondo l'accusa, tra il 2014 e il 2016 Ingroia avrebbe percepito indebitamente circa 30mila euro per le spese di trasferta da Roma a Palermo, dove ha sede la società a partecipazione pubblica. Il punto critico è la sostanza dei rimborsi previsti dalla legge: per gli inquirenti, sono ammessi solo quelli per i viaggi, mentre per Ingroia, assistito dall'avvocato Mario Serio, sono consentiti rimborsi onnicomprensivi.

  

Ingroia indagato. Il partito delle manette potrebbe ora regalarci momenti indimenticabili di penoso garantismo ad personam

— Claudio Cerasa (@claudiocerasa) 7 marzo 2017

 

L'indagine coordinata dal procuratore aggiunto Dino Petralia e dai pm Piero Padova ed Enrico Bologna contesta all'ex leader di Rivoluzione Civile anche l'indennità di risultato. Per gli inquirenti, Ingroia si sarebbe riconosciuto 117mila euro a fronte di un utile di 33mila, provocando un deficit di bilancio a Sicilia e-Servizi. L'illecito si configurerebbe in virtù di una nuova legge del 2008: la norma consente la liquidazione delle somme solo in presenza di utili e comunque in misura non superiore al doppio del cosiddetto compenso onnicomprensivo.

 

Ma la vera notizia non è tanto l'indagine quanto la reazione dell'ex magistrato che dopo essere stato ascoltato in procura si difende ("sono stupito perché la contestazione nei miei confronti si basa su una legge del 2006 abrogata nel 2008"), spiega che "l'indennità da risultato è un riconoscimento previsto dalla legge in caso di raggiungimento di determinati obiettivi e serve a integrare una indennità certamente non commisurata alle grandi responsabilità in capo all'amministratore di una società che gestisce svariate decine di milioni di euro ogni anno" e attacca: "Sono certo che la Procura di Palermo saprà agire con la stessa energia e saggezza dimostrata dalla procura di Roma dopo la fughe di notizie sull'inchiesta Consip, perché è stupefacente che la notizia sia stata data dalle agenzie di stampa solo pochi minuti dopo che io ho lasciato gli uffici della procura". Già, in Italia succede così, spesso le notizie sugli indagati finiscono sui giornali prima che i diretti interessati ne sappiano qualcosa. Strano, veramente strano che Ingroia non se ne sia mai accorto.  

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Commenti all'articolo

  • marco.ullasci@gmail.com

    marco.ullasci

    07 Marzo 2017 - 22:10

    "è stupefacente che la notizia sia stata data dalle agenzie di stampa solo pochi minuti dopo che io ho lasciato gli uffici della procura" Verissimo. E' molto piu' comune chi si e' trovato sui giornali prima ancora di ricevere l'invito in procura.

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  • albertoxmura

    07 Marzo 2017 - 21:09

    Qui gladio ferit gladio perit.

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  • Giovanni Attinà

    07 Marzo 2017 - 21:09

    Per il prestigio della stampa italiana avrei una proposta da fare: ignorare tutte le notizie sugli indagati. Succede infatti che la stragrande maggioranza poi non viene rinviata a giudizio. L'effetto Tangentopoli dovrebbe cessare di essere una sindrome.

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  • carlo schieppati

    07 Marzo 2017 - 20:08

    Quanto al "garantismo ad personam" ne ha dato subito prova il nostro Chicco Mentana che ha dato ampio spazio alla difesa di Ingroia, e quanto alla concussione si è dimenticato di specificare l'ammontare degli indebiti rimborsi per 30 mila euro e un premio di risultato di 117 mila. Si può dire che Mentana è un paraculo?

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