Anche gli innocenti sono colpevoli. Davigo e il rovescio dello stato di diritto

Anche a "Porta a Porta" il presidente dell’Anm insiste nel dire che gli unici errori giudiziari sono le assoluzioni, e la vittima in questi casi è solo il magistrato

Anche gli innocenti sono colpevoli. Davigo e il rovescio dello stato di diritto

Piercamillo Davigo (foto LaPresse)

Ascoltare Piercamillo Davigo è sempre istruttivo, soprattutto per la sua spiccata inclinazione alla chiarezza: “Sia il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”, ama dire citando il Vangelo. L’avevamo lasciato, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, che teorizzava l’inesistenza dell’errore giudiziario.

 

Nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) spiegava in televisione, da Corrado Formigli a “Piazza pulita”, che quando un innocente viene condannato non è colpa dei magistrati: “Il giudice non è presente quando viene commesso il reato, sa le cose che gli raccontano. Se si scopre dopo che un teste ha mentito, non lo può sapere. E’ stato ingannato”. La vera vittima dell’errore giudiziario è quindi il magistrato, fuorviato e ingannato dai testimoni. Ieri sera Davigo, ospite di Bruno Vespa a “Porta a porta” per parlare dei 42 milioni di euro per risarcimenti giudiziari nel 2016 (648 milioni dal ’92), ha allargato il campo della sua visione alle ingiuste detenzioni: come gli errori giudiziari non sono errori, così le ingiuste detenzioni non sono ingiuste (in pratica l’unico errore sembra quello di pagare le vittime).

Gli errori della giustizia ci costano 42 milioni di euro. Ma per Davigo i magistrati sbagliano poco (per fortuna)

Nel 2016 lo Stato ha dovuto sborsare oltre 40 milioni di euro. La maggior parte a causa di "ingiuste detenzioni"

Spiega Davigo che tutti questi risarcimenti a persone incarcerate e poi assolte avvengono perché nel nostro sistema “le prove assunte nelle indagini preliminari di regola non vale nel processo”. C’è questo problema del dibattimento e di dover ripetere le testimonianze rilasciate agli inquirenti davanti a un giudice. Quindi succede che una persona viene arrestata sulla base di prove schiaccianti, come le accuse di tre testi, “dopodiché questi testi magari minacciati dicono che si sono sbagliati. Le loro indicazioni non possono essere più utilizzate. È un innocente messo in carcere – si chiede retoricamente Davigo – o è un colpevole che l’ha fatta franca?”. Ovviamente la seconda, da cui si capisce che gli unici errori giudiziari sono le assoluzioni. Le ingiuste detenzioni sono quindi quelle in cui una persona ha subìto un provvedimento di custodia cautelare e poi è stato assolto, “il che – dice Davigo – non significa che siano tutti innocenti, anzi”. Esiste quindi, per il presidente dell’Anm una presunzione di colpevolezza che va anche oltre l’assoluzione definitiva. A questo punto, più che fare processi per sanzionare i colpevoli di qualche reato, sarebbe più logico processare tutti per rilasciare alla fine patenti d’innocenza (magari temporanee, da rinnovare ogni tot anni).

 

Quando però Vespa racconta casi di malagiustizia come quello di Giuseppe Gulotta, per 36 anni in carcere da innocente con l’accusa di essere un assassino, il presidente dell’Anm dice che non si tratta di un errore dei magistrati perché “quel caso clamoroso è stato frutto di tortura da parte delle forze di polizia. Il giudice non sa che sono stati torturati”. È stato ingannato. La giustificazione di Davigo però in teoria cozzerebbe con la sua intenzione di far valere nel processo le dichiarazioni rilasciate agli inquirenti (in quel caso sarebbero proprio quelle estorte attraverso la tortura, come dice lo stesso Davigo), che è uno strumento per non ingannare il giudice.

 

In sintesi se una persona viene assolta non è innocente e se viene condannata ingiustamente il giudice non è colpevole. Le interviste di Davigo sono molto interessanti perché ci ricordano sempre che esiste il rovescio della medaglia, in questo caso il rovescio dello stato di diritto.

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Commenti all'articolo

  • giantrombetta

    05 Febbraio 2017 - 12:12

    Ci fu un tempo di Presidenti della Repubblica ( e del Csm) che osavamo solennente ammonire che ai magistrati e' concesso di parlare in processo e solo con le sentenze. E ci fu pure chi adempiendo ai,propri doveri costituzionali mando pure i carabinieri al CSM che intendeva interferire con pronunciamenti illegittimi sui provvedimenti del governo. La Costituzione non mi pare sia cambiata. La sua applicazione pare invece di si'. Di bene in meglio era un remoto auspicio. Di bene in peggio pare esser diventato l'obiettivo attuale.

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  • cittadinooppresso

    03 Febbraio 2017 - 21:09

    Forse il "sig Davigo soffre di "Mancanza di Memoria" se non (peggio) di "Ipocrita Immoralità" (essere "UN BUGIARDO"). Infatti, a smentirlo oltre che io (sono in grado di dimostrarlo) è la sua stessa esperienza all'interno dell'amministrazione della giustizia, poiché in virtù di tale esperienza non può non essere a conoscenza delle inadempienze e dei crimini che (Sistematicamente) si consumano all'interno delle aule dei Tribunali (e non solo). Infatti, "Tale Signore" in tutte le occasioni evita sempre (e comunque) di commentare sulla "Onestà Morale" e Materiale degli "Amministratori di Giustizia" scaricando su altri (non per questo meno colpevoli) tutte le responsabilità senza considerare che, "A PRESCINDERE" Un Giudice ha l'autorità e la disponibilità di tutti gli stumenti per condurre indagini atte all'accertamento dei fatti, (al di sopra di ogni Ragionevole Dubbio) per cui se fallisce e solo per mancata volontà o (peggio) per "Manifesta Incapacità dove a pagare è sempre il cittadino

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  • gianni.rapetti

    03 Febbraio 2017 - 18:06

    "Anche gli innocenti piangano".

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  • Cako66

    Cako66

    03 Febbraio 2017 - 13:01

    Ma con le confessioni "estorte" dalla polizia giudiziaria si finisce direttamente al dibattimento dove si ingannano i giudici? Il Pubblico Ministero - magistrato quanto il giudice- ce lo siamo dimenticati? Le dichiarazioni davanti alla polizia giudiziaria, senza avvocato ed eventualmente senza P.M. valgono quanto le mie dissertazioni di teologia innanzi a Papa Benedetto. Non è possibile continuare a farsi ingannare da questo sistema di potere!

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