Jihad e immigrati, distinguere e agire

Il controllo dell’immigrazione è un problema sociale, il contrasto al jihadismo un problema militare. A Parigi lo hanno capito, è la Raison d’état. Noi no. Meno dibattiti sui Cie e più sulla Guantanamo in Europa

Jihad e immigrati, distinguere e agire

Il centro di accoglienza di Cona (foto LaPresse)

Jihadismo e immigrazione non sono la stessa cosa, ovvio. Non possono essere trattati negli stessi Cie e con le stesse regole. Sottoponiamo la questione al ministro Marco Minniti, il nuovo sceriffo nazionale, e alla frazione di opinione pubblica disposta a ragionare seriamente. A Torino un cinema si è svuotato nella paura dell’attentato perché una famiglia marocchina di sordomuti si scambiava sms durante la proiezione. Ecco. La sicurezza ha da essere meglio tutelata, l’opinione pubblica meglio informata delle alternative e possibilità nel controllo dell’immigrazione, problema sociale, e nel contrasto al jihadismo, problema militare. In Francia alcuni magistrati stanno indagando su cellule e individui del jihadismo: devono accertare identità di cittadini francesi, non tutti immigrati (alcuni sono emigrati in Siria per coltivare la loro distopia armata musulmana), cercano di sapere in quale periferia di Raqqa si trovino, di che cosa siano incolpabili, quali e quanti assassinii, quali stragi, e con quali prove, e vogliono rendere ragione al diritto nazionale e alle parti civili dei parenti delle vittime di un fenomeno di morte e passione inaudito. Nel frattempo i militari americani con l’assistenza francese e i militari francesi con l’assistenza americana questi imputabili e presunti innocenti li uccidono ovunque possano con operazioni speciali coperte dal segreto o con i droni. Raison d’état. Qui si discute, a Parigi città eminentemente discutidora, della restaurazione della pena di morte senza processo, tipico argomento da caffè o da primarie di coalizione o di partito.

 

La denuncia è forte, il presidente uscente è debole, ma lo stato maggiore e i servizi procedono comunque. E vorrei vedere. Il solito macaco, Roberto Saviano, si agita per vaghe ragioni umanitarie che lui stesso non conosce. Ma sono faccende tremendamente serie, che hanno una storia e una dimensione strutturale, bellica, da riconoscere prima del prossimo attacco chimico, prima della valigetta con il nucleare sporco, prima della piccola apocalisse prossima ventura, prima del prossimo romanzo di Saviano. Bisogna controllare con misura, equilibrio, umanità e seria determinazione i povericristi da integrare o da rimpatriare (Cie, tra l’altro) e annientare i terroristi islamisti, stroncarli. La nostra proposta di una Guantanamo europea è stata ripresa qui come auspicabile e difficilmente fattibile dall’uomo che catturò Salvatore Riina. Per il resto silenzio. Quando vuole l’informazione fa pippa, come si dice a Roma. Solo con ritardo si accorge che i Cinque stelle sono un’associazione fuorilegge, che la sindaca di Roma ora considera non vincolante il contratto da lei liberamente siglato con Casaleggio jr. e gli altri capi di una setta fanatica che meriterebbero di soggiornare in un Cie virtuale, naturalmente sorvegliato da Enrico Mentana il querelante riluttante. Tutti vogliono unificare le attività di servizio antiterrorismo jihadista in Europa. Ma per fare che cosa? Per mettere i pianificatori del delitto ai domiciliari? Per sottoporli a regolari processi in procura? Non vi viene da ridere? A me sì.

 

Sono state elaborate leggi speciali per le Brigate rosse e per la mafia, la camorra, la ’ndrangheta. Non ci siamo protetti dalla criminofobia con il 41bis e le sistemazioni vista mare per i collaboratori di giustizia? Non vogliamo proteggerci dall’islamofobia e dalla fobia degli immigrati con leggi speciali dedicate a coloro che in nome dell’unico Dio vogliono sterminare infedeli, prima di tutto ebrei e cristiani? Amri era candidato alla guida di un Tir assassino, e tutti lo sapevano. Il suo posto avrebbe dovuto essere Guantanamo. L’unificazione delle informazioni è difficile, ma finalizzarla a una soluzione extragiudiziale è l’unica per realizzarla in modo non virtuale. Meno dibbbattiti con i governatori e le cooperative sui Cie, una discussione seria su Guantanamo in Europa, per favore. Quella americana sopravvive a otto anni di predicazione obamiana. Ci sarà una ragione, no?

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Commenti all'articolo

  • gesmat

    06 Gennaio 2017 - 17:05

    Pienamente d'accordo sulla Guantanamo europea e e sul trattamento speciale dei martiri maomettani. A proposito di trattamenti speciali, che ne pensa dell'accusa di alto tradimento per i "governanti", si fa per dire, che ci stanno infilando, con beota irresponsabilità, in questo mare di guai di cui verosimilmente non afferrano la portata?

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  • info

    06 Gennaio 2017 - 14:02

    Bene, anzi benissimo. Adesso però, pigli per il bavero un suo e vecchio amico (Sofri). Lei ha il coraggio di pronunciare Guantanamo senza arrossire. A Sofri, i CIE fanno venire un tale mal di pancia da inibirgli di scrivere cosa si dovrebbe fare. Lui è rimasto un professionista della contestazione – come i resistenti del PD che sul no a tutto hanno costruito la loro carriera politica – inchiodando il paese alla più bella Costituzione del mondo, che per inciso non funziona.

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