Vaccini obbligatori per i bambini: Trieste è la prima città in Italia

Decisione presa in seguito al crollo delle vaccinazioni dovute a una "cattiva informazione". "Abbiamo lavorato con la comunità scientifica, non con i ciarlatani del web", puntualizza l'assessore all'Infanzia Angela Brandi.

Vaccini obbligatori per i bambini: Triste è la prima città in Italia

Vaccini obbligatori per i bambini degli asili comunali e convenzionati: Trieste è la prima città in Italia ad adottare un provvedimento del genere, che fa seguito a quello varato tra le polemiche dall'Emilia-Romagna. Lo ha deciso questa notte il Consiglio comunale con una maggioranza trasversale; astenuto soltanto il M5s, che aveva votato sì in commissione. Da fine gennaio 2017, quando si apriranno le iscrizioni per il prossimo anno scolastico, sarà necessario sottoporre i bimbi all'antidifterica, all'antitetanica, all'antipoliomielitica e all'antiepatite B. L'obbligo vale sia per i nidi che per le scuole d'infanzia: coinvolti dunque tutti i bambini tra zero e sei anni, circa quattromila. I genitori dovranno fornire un'autocertificazione, ma l'amministrazione assicura “controlli a tappeto”.

Vaccinarsi dagli antivaccinisti

Massimo Montinari è un medico della Polizia che diffonde paure infondate sui vaccini e vende false cure contro l’autismo. Appello ad Alfano e Lorenzin: fermatelo. La famigerata inchiesta di Trani su vaccini-autismo partì dopo un suo convegno con il pm. Da allora le vaccinazioni sono crollate.

Come riferisce Il Piccolo, il provvedimento si è reso necessario perché a Trieste le coperture sono scese al di sotto del 95 per cento, la soglia minima di sicurezza. Secondo l'assessore comunale all'Infanzia Angela Brandi, di Forza Italia, il pericoloso crollo delle vaccinazioni si è verificato per tutte le malattie oggetto della misura: antidifterica (89 per cento), antitetanica (91), antipoliomielitica (92) e antiepatite B (89 per cento). “Siamo la penultima regione in Italia e Trieste è addirittura sotto la media regionale”, ha fatto notare la Brandi, secondo cui “il calo va ricondotto a una cattiva informazione”.

L'assessore punta il dito contro “l'inerzia della regione Friuli-Venezia Giulia per la quale questa decisione deve essere uno stimolo a legiferare, come ha già fatto l'Emilia Romagna e come si accingono a fare altre regioni”. Il provvedimento è frutto di una sinergia con la comunità scientifica: “La nostra decisione arriva al termine di un lavoro preparatorio svolto con con l'ordine dei medici, il collegio dei pediatri, l'ospedale infantile Burlo Garofolo e l'Azienda sanitaria AsuiTs, cioè con la comunità scientifica presente sul territorio cittadino e non con i ciarlatani che girano e invadono il web e i social”, puntualizza Angela Brandi.

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