Indeciso se invidiare il pacco di Gabbani o Gramellini

Bisogna pur prendersi dei rischi

Maurizio Crippa

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 Massimo Gramellini

Massimo Gramellini a Domeinca In

Dai sì, bisogna pur prendersi dei rischi. Il rischio di sembrare invidiosi. Ero indeciso se parlare del pacco ormai arcifamoso di Gabbani, e passare così per un banale invidioso normodotato, oppure del primo giorno di scuola di Massimo Gramellini al Corriere della Sera. E del video sul Corriere.it in cui sale le scale, abbraccia tutti, beve un caffè col direttore, dice “stanotte non ho dormito. Non so ancora cosa scriverò per domani”. Rischiando così di passare per un banale invidioso giornalista normodotato (normodotato me lo dico da me, sperando di non eccedere in presunzione), perché da stamattina Gramellini firma il suo nuovo corsivo, “Il caffè” sulla prima pagina del Corrierone. Ma tanto vale, e Gramellini sia. Siccome Milano è piccola, e la community dei giornalisti è dedita al pissi-pissi, ieri la succitata community era prodiga di oibò. Sul fatto che l’arrivo di un giornalista, seppure una prima firma, venisse celebrato dal quotidiano della borghesia italiana come di solito si celebra l’arrivo di un puntero brasilero a San Siro, e forse sederà nella stanza di Montanelli. Ma Cairo punta al pubblico, si sa, non alla flaccida élite. E allora via così, senza invidia davvero, buon lavoro a Gramellini. Noi mortali ci teniamo il pacco.

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Commenti all'articolo

  • Giovanni Attinà

    14 Febbraio 2017 - 13:01

    A proposito del pacco e dei pacchi , così di moda sulla stampa italica, non solo quella di gossip, non è che poi siamo di fronte a leggende metropolitane?

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