Due rinvii a giudizio in Vaticano per l’appartamento di Bertone

Giuseppe Profiti e Massimo Spina a processo per aver “utilizzato in modo illecito 422 mila euro del Bambino Gesù” per il restauro della casa dell’ex segretario di stato

Due rinvii a giudizio in Vaticano per l’appartamento di Bertone

Roma. Il Tribunale della Città del Vaticano ha rinviato a giudizio l’ex presidente della Fondazione Bambino Gesù Giuseppe Profiti e l’ex tesoriere del medesimo ente Massimo Spina per la vicenda dell’appartamento dell’ex segretario di stato, Tarcisio Bertone. Il comunicato della Santa Sede è stato diffuso oggi e in esso si dà conto della richiesta del Promotore di giustizia aggiunto, Roberto Zannotti e dell’accoglimento del presidente del tribunale, Giuseppe Dalla Torre. L’accusa, per entrambi, è di aver “utilizzato in modo illecito, a vantaggio dell’imprenditore Bandera, denaro appartenente alla Fondazione Bambino Gesù, denaro del quale entrambi avevano la disponibilità in ragione delle funzioni dagli stessi ricoperte”. In particolare – prosegue il decreto di citazione a giudizio – “sono stati pagati per fini completamente extraistituzionali euro 422.055,16”. Cifra utilizzata “per effettuare lavori di ristrutturazione edilizia di un immobile di proprietà del Governatorato, destinato a residenza del segretario di stato emerito, per avvantaggiare l’impresa di Gianantonio Bandera”, incaricata dei lavori di restauro dell’appartamento all’ultimo piano di palazzo San Carlo. Il reato sarebbe stato commesso nella Città del Vaticano “dal novembre 2013 al 28 maggio 2014”. La prima udienza si terrà il 18 luglio alle ore 10.

 

Nel marzo del 2016 il Vaticano aveva aperto ufficialmente un’indagine per far luce sulla ristrutturazione dell’appartamento destinato a Bertone una volta lasciata la segreteria di stato. Da allora Profiti e Spina risultavano indagati con l’accusa di appropriazione indebita. Bertone, invece, era rimasto fuori dalla vicenda, ribadendo di “non aver mai dato indicazioni, o autorizzato la Fondazione Bambino Gesù ad alcun pagamento in relazione all’appartamento occupato e di proprietà del Governatorato”.

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